Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un giovane trentenne, insegnante di religione cattolica nella scuola secondaria di primo e secondo grado della scuola italiana.
Grazie di questa preziosa rubrica che mi illumina. Ogni giorno la leggo e acquisto quella gioia e quella spiritualità domenicana che è un dono di Dio alla Chiesa universale. In questi giorni sto leggendo, in preparazione alla solennità di san Domenico (8 agosto), il libro San Domenico di Guzman di p. Raimondo Spiazzi O.P., Edizioni Studio Domenicano. San Domenico mi attira, sto pensando di diventare anche domenicano, un sacerdote domenicano. Per questo discernimento ti chiedo preghiere e il ricordo all’altare del Signore.
Vengo al motivo per cui ti scrivo. Sono un appassionato studioso della storia della Chiesa, in modo particolare della riforma protestante avvenuta nella Svizzera tedesca ad opera di Zwingli e anche nella parte occidentale di lingua francese con Giovanni Calvino. In modo particolare studio Zwingli. Ho molti libri inerenti alla vita e alle opere di questo riformatore zurighese. Sono anche amico di cinque pastori evangelici-riformati svizzeri. Vi è un bel dialogo fondato sullo studio e anche sulla preghiera perchè un giorno si possa giungere all’Unità. Di tutti questi pastori svizzeri posso dire che sono molto aperti e disponibili al dialogo. Guardano al presente e al futuro e non al passato dove purtroppo vi sono stati errori umani, teologici e dottrinali.
Le domande che nascono sono sulla sacramentalità di questa confessione cristiana. Soprattutto riguardo all’Abendmahl che in tedesco significa la Santa Cena. Tra tutti gli studi personali che ho incontrato c’è una frase di Zwingli che ha dato la svolta sulla presenza reale di Cristo nel pane e nel vino. I riformati svizzeri, pur riconoscendo il capitolo 6 di Giovanni, pur lasciando nel testo giovanneo ich bin das Brot (io sono il pane), und das Brot, das ich geben werde, ist mein Fleisch, fur das Leben der Welt (e il pane che io vi dò è la mia carne per la vita del mondo). Oppure dal testo del racconto dell’istituzione vi è un das ist mein Leib (questo è il mio corpo). Così la Bibbia si dimostra invariata, rimane fedele, a parte la scelta di adottare il canone ebraico per il Primo Testamento. Nel testo sacro, la Bibbia, vi è scritto das ist mein Leib, lo leggono anche al momento dell’ Abendmahlsgottesdienst (Culto divino con santa cena) che si tiene per norma a Natale, Venerdì Santo, Pasqua, Pentecoste, Giorno del digiuno federale (terza domenica di settembre) e il Giorno del ringraziamento per i prodotti della terra, con possibilità di aggiunta facoltativa in una o due domeniche l’anno. Ma Zwingli a differenza di Lutero ha ribadito: – No, in quel pane e in quel vino non può esservi presente Cristo (con il suo corpo, sangue, anima e divinità) perchè il suo corpo, dal giorno dell’Ascensione è nei cieli e da lì ritornerà alla fine del mondo. Per questo non è possibile che sia presente anche nel pane e nel vino contemporaneamente se è in cielo alla destra del Padre. E Zwingli continua perciò quando porteremo il pane e il vino al tavolo della Santa Cena, simbolicamente Gesù Cristo sarà presente con il corpo e il sangue. E’ un ricordo e memoriale dell’unico sacrificio che il Cristo ha consumato sulla croce una volta per tutte. La teologia riformata svizzera di Zwingli ha anche un accentuazione molto forte dell’azione dello Spirito Santo. Il pastore, obbedendo alla riflessione zwingliana che abolì la S. Messa a partire da Zurigo nel 1525 e da lì si propagò per tutta la Svizzera tedesca, invoca lo Spirito sul pane e sul vino, e come afferma Zwingli, Cristo è presente nel pane e nel vino in forma spirituale, nello Spirito, che convoca la comunità lì radunata e che termina con il suo sciogliersi al termine del culto. La Chiesa diviene così alimentata dallo Spirito Santo e forma la comunità nello Spirito Santo.

Questa, caro padre Angelo, è la riflessione che mi fa nascere delle domande.
1. I riformati, pur obbedendo al principio generale della Riforma protestante, vivo nel sola Scriptura, in cui dovrebbero accogliere così come è la parola di Dio, e quindi anche (questo è il mio corpo), invece si appoggiano su una riflessione umana, di Zwingli, intrisa di schemi filosofici. Questo non fa cadere la fedeltà alla sola Scriptura che essi tanto vantano? Tanto che i riformati e un po’ tutti i protestanti amano rifarsi al senso letterale della Bibbia?
2. Come intendere questa difficoltà nel dialogo tra la posizione cattolica e quella riformata? Essi dicono di essere andati alla vera forma, però sta il fatto che cattolici e ortodossi vivano nella fede la presenza reale del Signore nel pane e nel vino e loro no.
3. Secondo te, questa divisione sull’interpretazione della presenza del Signore, nel pane e nel vino, non può essere stato un tentativo di Satana di portare divisione tra i cristiani su un dato di fede fondamentale? Così molti credenti (i riformati) in Cristo sono di fatto privati della vera relazione e visibilità di Gesù, che per noi, cattolici, è sia nei cieli, ma per il suo nulla è impossibile a Dio è anche nel pane e nel vino. Gesù mi pare stato chiaro dicendo: questo è il mio corpo. Mentre i riformati dicono: sì, è vero, c’è scritto -questo è il mio corpo- però quel è non significa è ma significa "significa". Certo, è più facile dire e credere significa…ma il Signore ha detto è.
4. Come sarà possibile un giorno l’unità dei cristiani, se su questo piano, il dialogo si inceppa? Per noi cattolici è fondamentale l’Eucaristia, il tabernacolo. Per i riformati no. Qualche appartenente alla confessione riformata (non i pastori che conosco), mi dicono: Noi non crediamo nell’Eucaristia perchè sa di devozionalismo, pietismo, misticismo e la Riforma, ha ri-formato, ha dato nuova forma, vera forma alla relazione con Dio, abolendo questo pericolo di cadere nell’adorazione di una materia.
5. Questa "nuova forma" ha abolito la venerazione e il culto dei santi. A Zurigo dal 1522 al 1525 si gettavano fuori dalle chiese le statue dei santi e le reliquie e tutto cadeva nel fuoco. Venne abolita la vita religiosa, chiusi i monasteri, le suore dopo qualche anno erano mogli e madri, i pastori contrassero matrimonio. Venne abolito il culto a Maria, il rosario, il digiuno. Tutto per una interpretazione. Secondo te tutto questo non sa di pura riflessione filosofica adattata in una liturgia, nel gioco di una liturgia?
6. Vengo da ultimo ai santi e a Maria. I riformati dicono: i santi sono grandi uomini, testimoni di Gesù. Maria è Madre di Dio, abbiamo grandissimo rispetto, ma sia per lei che per i santi non passano le nostre preghiere. Noi ci rivolgiamo direttamente a Gesù, unico mediatore tra il Padre e gli uomini. Perchè passare per altri uomini? Poi affermano anche Maria concepita senza peccato? No, anche lei era nel peccato. Colui che era senza peccato è solo Cristo Gesù, altrimenti facciamo quello che era di Cristo e solo di Cristo, a Maria.
Non ti sembra, padre Angelo, che togliendo la relazione con i santi e con Maria è tolta la relazione e la realtà della comunione dei santi? Se i santi non intercedono, se Maria non intercede, allora anche i nostri defunti e in definitiva noi stessi siamo persi. Non ti sembra che sia così per loro?
7. Come far capire ai nostri fratelli riformati che è meglio "tenere tutto quello che abbiamo noi" piuttosto che "avere una tabula rasa che manca in alcuni punti della pienezza di Dio"? Dico questo con profondo rispetto. Visito spesso anche chiese riformate. Sono spoglie, la bibbia aperta sul tavolo, un organo e un pulpito e basta. Ma questa confessione è ancor più in crisi che la Chiesa cattolica. Questa crisi, non è forse viva, perchè i pilastri su cui si appoggiano i riformati sono troppo spogli, hanno abolito troppo e non trovano più la risposta alla loro fede? Non serve in questa spogliazione anche l’aiuto di Maria e dei santi?
Aspetto, padre Angelo le tue risposte e ti auguro un buon mese d’agosto, in santa compagnia con il nostro padre Domenico.
Cari saluti.
Paolo


Risposta del sacerdote

Caro Paolo,
1. trovo tutte pertinenti le tue osservazioni.
A cominciare dal criterio della Sola Scriptura, che essendo per loro così decisivo, non si trova però in nessun libro della Scrittura.
Anzi, i protestanti stessi accettano la Sacra Scrittura non perché nella Scrittura ci sia un elenco dei testi ispirati, perché ce l’ha trasmessa la Tradizione.
Tradizione che a sua volta è stata sancita dalla Chiesa.

2. Adesso loro si trovano ad interpretare la Sacra Scrittura secondo i criteri della loro tradizione, della loro interpretazione, e cioè Zwinglio, Lutero….
E così contraddicono, come osservi giustamente, il criterio della sola Scriptura.

3. Vengo adesso alla questione sulla presenza reale del Signore.
Sono andato a vedere se San Tommaso si è posto l’obiezione di Zwinglio: perchè il suo corpo, dal giorno dell’Ascensione è nei cieli e da lì ritornerà alla fine del mondo. Per questo non è possibile che sia presente anche nel pane e nel vino contemporaneamente se è in cielo alla destra del Padre.
Ebbene ho trovato che tre secoli prima dei protestanti san Tommaso si poneva tale questione e se la poneva come obiezione.
L’obiezione suona così: “Nessun corpo può essere contemporaneamente in più luoghi, essendo ciò impossibile anche a un angelo; perché altrimenti potrebbe essere dappertutto. Ma il corpo di Cristo è un vero corpo ed è presente in cielo. Dunque nel sacramento dell’altare non è presente nella sua realtà, ma solo sotto forma di simbolo” (Somma teologica, III, 75, 1, ob. 3).
Stupisce il linguaggio di Zwinglio così simile all’obiezione che si pone San Tommaso.
Ed ecco la risposta di san Tommaso: “Il corpo di Cristo in questo sacramento non è localizzato come un corpo, che con le sue dimensioni si commisura al luogo, ma in un modo speciale che è proprio di questo sacramento. Perciò diciamo che il corpo di Cristo è presente in diversi altari non localmente, ma sacramentalmente.
Così dicendo non intendiamo dire che Cristo è presente solo sotto forma di simbolo, sebbene il sacramento sia nella categoria dei segni, e simboli; ma che il corpo di Cristo è qui presente secondo il modo speciale di questo sacramento” (Somma teologica, III, 75, 1, ad 3).

4. Sono verissime le riflessioni che fai sull’abolizione del culto a Maria e ai Santi che ha come riflesso la distruzione della comunione dei santi già su questa terra, ponendo così le premesse dell’individualismo liberistico, con effetti devastanti nell’economia, nel mondo del lavoro, nella vita sociale.

5. È vero che Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, ma ha voluto che gli uomini prendessero parte a questo mistero.
E gli uomini ne prendono parte partecipando della sua mediazione. Così i sacerdoti.
Ma in primis la Beata Vergine Maria, attraverso la cui mediazione Gesù ha voluto iniziare la sua vita pubblica e manifestare la sua gloria divina (Cana di Galilea).
Senza dire della sua presenza specifica ai piedi della croce e nel giorno della Pentecoste.

6. Mi parli di crisi del mondo protestante che sarebbe più profonda di quela della Chiesa cattolica.
Ma, sorge una domanda: la chiesa cattolica è in crisi? La Sposa di Cristo è in crisi?
Credo che non lo si possa neanche pensare.
E infatti c’è una vitalità molto grande nella Chiesa cattolica: è la vitalità che le proviene da Cristo stesso che la purifica, la vivifica e la santifica incessantemente soprattutto attraverso l’azione dei sacramenti.

7. A questo proposito ti voglio riportare il corpo dell’articolo 75 dove San Tommaso dice che “il corpo di Cristo è in questo sacramento nella sua realtà, e non soltanto come rappresentato o simboleggiato”.
Le tre argomentazioni sono tutte importanti, ma la seconda lo è in modo particolare e ci rende ragione di come mai la Chiesa Cattolica sia incessantemente vivificata e santificata da Cristo.
Ecco il testo per intero: “La reale presenza del corpo e del sangue di Cristo in questo sacramento non può essere conosciuta dai sensi, ma solo dalla fede, che si fonda sull’autorità divina. Ecco perché S. Cirillo, commentando le parole, "Questo è il mio corpo che sarà dato per voi", afferma: "Non dubitare che ciò sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore, il quale, essendo la verità, non mentisce".
E tale presenza si addice prima di tutto alla perfezione della nuova legge. Infatti i sacrifici dell’antica legge contenevano il vero sacrificio della morte di Cristo soltanto in modo figurato, secondo le parole di S. Paolo: "La legge ha l’ombra dei beni futuri, non l’immagine viva delle cose stesse". Era giusto dunque che il sacrificio della nuova legge, istituito da Cristo, avesse qualche cosa di più e cioè che contenesse lui medesimo che fu crocifisso, non solo sotto forma di simbolo o di figura, ma nella realtà. Di conseguenza questo sacramento che contiene realmente Cristo in persona, è tale, come afferma Dionigi, "da essere il coronamento di tutti gli altri sacramenti", per mezzo dei quali ci viene comunicata la grazia di Cristo.
Secondo, si addice alla carità di Cristo, il quale per la nostra salvezza assunse un corpo reale di natura umana. Ora, essendo particolarmente proprio dell’amicizia, come dice Aristotele, che "gli amici vivano insieme", Cristo ci ha promesso in premio la propria presenza corporale con le parole: "Dovunque sarà il corpo, là si raccoglieranno le aquile". Ma nel frattempo non ha voluto privarcene in questa peregrinazione, unendoci a sé in questo sacramento per mezzo della realtà del suo corpo e del suo sangue. Di qui le sue parole: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui". Cosicché questo sacramento è il segno della più grande carità ed è il sostegno della nostra speranza per l’unione tanto familiare di Cristo con noi.
Terzo, si addice alla perfezione della fede, la quale, ha per oggetto sia la divinità di Cristo, che la sua umanità, secondo le sue parole: "Credete in Dio e credete in me". Ora, poiché la fede ha per oggetto cose invisibili, come ci offre la sua divinità in modo invisibile, così in questo sacramento Cristo ci offre anche la sua carne in maniera invisibile.
Non considerando tutto questo, alcuni hanno sostenuto che in questo sacramento il corpo e il sangue di Cristo non sono contenuti che sotto forma di simbolo. La quale affermazione è da respingersi come eretica, essendo contraria alle parole di Cristo. Perciò Berengario, che per primo propalò questo errore, fu costretto poi a ritrattarlo e a professare la verità della fede” (Somma teologica, III, 75, 1, ad 3).

8. Penso che faccia piacere non solo a me ma anche a tutti i nostri visitatori il tuo interesse per l’Ordine domenicano, tra le cui fila aspiri di far parte come  sacerdote.
Sono contento che ti sia preparato alla festa del nostro Santo Padre leggendo il bel libro di Padre Raimondo Spiazzi, delle edizioni domenicane di Bologna.
Come io stesso ti accompagnerò con le mie preghiere per il tuo discernimento, così mi auguro che lo facciano anche tutti quelli che avranno l’opportunità di leggere questo tuo intervento.
Che Dio porti a compimento quello che ha iniziato in te.

Ti abbraccio fraternamente come già facente parte almeno in potentia della nostra bella famiglia di san Domenico, “ù ben s’impingua se non si vaneggia”, come dice Dante nella Divina Commedia (dove ci si impingua dottrinalmente e nella vita di grazia se non ci si lascia prendere dalla superbia).

Ti ringrazio per il tuo intervento e ti benedico.
Padre Angelo