Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei sapere se basta la fedeltà per far sì che un’unione si chiami matrimonio.
Oppure necessita obbligatoriamente di altre caratteristiche?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. perché si tratti di matrimonio non basta la fedeltà.
Ci sono tanti compagni e compagne che sono fedeli, ma non intendono sposarsi, almeno per ora.
Nel frattempo si promettono se non verbalmente almeno tacitamente la fedeltà nell’affetto e nella convivenza.

2. Nel matrimonio invece avviene qualcosa di grande che trasforma le persone.
Nel momento del consenso nuziale non ci si promette solo la fedeltà, ma ci si consegna l’uno all’altro, ci si dichiara l’uno proprietà dell’altro.
In quel momento, come ho detto altre volte, avviene una sorta di esproprio del proprio io per farne dono ad un’altra persona che fa con lui la stessa cosa.
Da quel momento in qualche modo l’io e il tu cessano di stare uno accanto all’altro o di fronte all’altro, per costituire una realtà nuova: il noi coniugale.
Dal quel momento “i due diventano una carne sola”.
Come vedi, si tratta di qualcosa di immensamente più alto dell’unione di fatto o convivenza, basata sulla fedeltà reciproca.

3. Questa trasformazione è così profonda da causare diritti e doveri nei confronti reciproci e in particolare nei confronti del prolungamento di quel noi coniugale che è costituto dalla presenza dei figli.

4. Poiché i due vengono interiormente trasformati nel noi coniugale e attuano una mutazione profonda all’interno del tessuto sociale, la società stessa interviene per garantire che si tratti di vero matrimonio e pertanto chiede che il consenso venga accolto da un rappresentante della società e davanti a due testimoni che garantiscono l’avvenuto evento.

5. Lo stato stesso interviene inoltre con diverse normative per proteggere i diritti dei coniugi e garantirne i doveri.

6. Quando poi il matrimonio viene celebrato come sacramento interviene non soltanto un’autorità umana, ma Gesù Cristo stesso per rendere quel matrimonio segno e richiamo di un altro matrimonio, di un’altra trasformazione, di un’altra appartenenza  del tutto indissolubile: quella di ciascuno di noi con Dio, con Nostro Signore. Per questo vengono ripetute le sue parole: “Quello che Dio ha unito, l’uomo non  lo divida”.

Ti saluto, ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo