Se nei due casi che le propongo (relazione pubblica di adulterio senza convivenza e convivenza prematrimoniale con un bambino) si possa accedere ai sacramenti

////Se nei due casi che le propongo (relazione pubblica di adulterio senza convivenza e convivenza prematrimoniale con un bambino) si possa accedere ai sacramenti

Se nei due casi che le propongo (relazione pubblica di adulterio senza convivenza e convivenza prematrimoniale con un bambino) si possa accedere ai sacramenti

Quesito

Salve,
le propongo due quesiti.
Il primo riguarda due persone che conosco. Sono entrambi sposati in chiesa lui attualmente è separato, lei divorziata. I due hanno una pubblica relazione affettiva da diverso tempo ma non convivono. Possono accedere ai sacramenti della confessione e della comunione?
Il secondo riguarda una coppia che convive ed hanno un figlio. Nella speranza che un giorno decidano di chiedere il sacramento del matrimonio alla chiesa se si impegnano a vivere come fratello e sorella ovviamente facendo un cammino di fede con il sacerdote che li segue possono accedere ai sacramenti della confessione e della comunione? Nel caso sia possibile è bene che, sia la prima coppia che la seconda, lo facciano privatamente o in un’altra parrocchia per non dare scandalo a fedeli meno informati?
Grazie.
Dio benedica potentemente il vostro apostolato perchè mai come oggi, credo, nella chiesa c’è bisogno di tanta chiarezza su temi così importanti.
Di nuovo grazie.
Giancarlos


Risposta del sacerdote

Caro Giancarlos,
1. se i due hanno pubblica e permanente relazione, per quanto non convivano, non possono ricevere i sacramenti.
Infatti non possono ricevere l’assoluzione se non sono pentiti della relazione e per lo scandalo.
Ugualmente non possono riceverla se hanno il proposito di continuare in questa relazione.

2. Quando ci si va a confessare ad un certo momento il sacerdote dice: dica l’atto di dolore.
Il penitente manifesta il proprio pentimento con queste parole: “Mio Dio, mi pento e mi tolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi e molto più perché ho offeso Te infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa”.
Se non c’è il pentimento la confessione è nulla. Anzi si compie un sacrilegio perché la si profana.

3. Il penitente poi prosegue manifestando la volontà di cambiare vita: “Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami”.
Il proposito di cambiar vita è la conseguenza più ovvia del pentimento.
Sicché se manca il proposito, il pentimento non è vero.

4. Pertanto i due possono ricevere l’assoluzione e fare la Santa Comunione solo se decidono di porre fine alla loro relazione.
Se non compiono questo passo, fanno bene ad andare a Messa, a pregare, ad ascoltare la Parola di Dio, a ricevere la benedizione, a praticare la carità e l’elemosina, ma non possono ricevere i sacramenti, pena profanarli.

5. Per il secondo quesito: sì, se si impegnano a vivere castamente, se sono pentiti del passo fatto e hanno in cuor loro la volontà di celebrare il Sacramento del Matrimonio, possono ricevere i sacramenti, ma evitando lo scandalo. E cioè privatamente oppure dove non sono conosciuti come conviventi.
Vale anche per una coppia di conviventi con un bambino quanto si legge nella Dichiarazione del Pontificio Consiglio per i testi legislativi “circa l’ammissibilità alla santa comunione dei divorziati risposati” del 7 luglio 2000: “Non si trovano invece in situazione di peccato grave abituale i fedeli divorziati risposati che, non potendo per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – «soddisfare l’obbligo della separazione, assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (FC 84), e che sulla base di tale proposito hanno ricevuto il sacramento della Penitenza. Poiché il fatto che tali fedeli non vivono more uxorio è di per sé occulto, mentre la loro condizione di divorziati risposati è di per sé manifesta, essi potranno accedere alla Comunione eucaristica solo remoto scandalo” (2 c).
Remoto scandalo significa che la Santa Comunione si può fare privatamente oppure là dove non si è conosciuti come divorziati risposati o conviventi, evitando così di causare giudizi, confusione, sconcerto, divisione e scandalo tra i fedeli.

6. Dubito che questo criterio si possa applicare anche al primo caso.
Perché nel secondo caso c’è l’impossibilità di tornare indietro a motivo del bambino.
Nel primo invece questa impossibilità – almeno in teoria – non ci sarebbe.
E anche se qualora si impegnassero a vivere castamente rimarrebbe lo scandalo della relazione pubblica.
Pertanto bisognerebbe prima rimuovere ciò che costituisce scandalo e cattiva testimonianza.

Ti ringrazio di cuore per la potente benedizione che hai invocato su di noi.
Volentieri faccio altrettanto e ti assicuro la mia preghiera.
Padre Angelo