Quale la posizione della Chiesa nei confronti del Rotary

Quale la posizione della Chiesa nei confronti del Rotary

Quesito

Buonasera Padre Angelo,
sono una studentessa di 22 anni, proveniente da una famiglia cattolica che frequenta assiduamente la Parrocchia da poco tempo. Vorrei anzitutto farle i complimenti per la pagina, scoperta solo recentemente e che leggo sempre con piacere e molta attenzione.
L’anno scorso, in un periodo di grande solitudine, mi sono iscritta al Rotaract (il Rotary per i più piccoli, per intenderci), che mi è stato a lungo descritto come un’associazione di beneficenza in cui si coltiva anche l’amicizia per il prossimo. Purtroppo, dopo poco più di un anno di frequentazioni, ho notato che in realtà si tratta di una associazione piuttosto inattiva e, cerando ulteriori informazioni su internet, mi sono imbattuta in siti che addirittura accostano il Rotary e tutto ciò che gli è assimilabile alla massoneria.
Non conosco la fondatezza di tali informazioni ed è per questo che mi rivolgo a lei: far parte del Rotaract potrebbe in qualche modo pregiudicare la mia posizione nella Chiesa? Ribadisco che si tratta di ragazzi comuni, anche se, purtroppo, la maggior parte non è credente, che organizzano raccolte fondi (o quanto meno le propongono) da destinare a determinati progetti definiti di ‘‘service’.
So che ci sono domande molto più rilevanti della mia ma non vorrei essere stata ammessa, senza la mia volontà, in un circolo affine alla massoneria, la cui ideologia è distante dalla mia Fede.
Rimanendo in attesa di un suo cordiale riscontro, la ricordo al Signore nelle mie preghiere.
Saluti,


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. un decreto del S. Uffizio dell’11 gennaio 1951 stabiliva che ai chierici non era lecita né l’iscrizione, né la partecipazione alle adunanze del Rotary.
Ai laici si doveva raccomandare di uniformarsi al can. 684 dell’allora vigente Codice di diritto canonico che proibiva di aderire ad associazioni anticattoliche e diffidava di aderire a quelle che si sottraevano alla vigilanza della Chiesa.

2. Un grande moralista del tempo (Giovanni Battista Guzzetti) affermava che con tale decreto si cominciò a precisare che per i chierici non si trattava solo di sconvenienza, ma di illiceità.
E citava un articolo apparso sull’Osservatore Romano (27 gennaio 1951) in cui si diceva: “La proibizione fatta ai sacerdoti di appartenere al Rotary Club o di prendere parte alle sue adunanze… va intesa in senso limitato alle riunioni dei soli membri del Rotary e in quanto trattano dei loro affari economici e professionali.
Non si estende, quindi, a quelle riunioni che, pure indette dal Rotary, siano aperte anche agli estranei per fini consoni alle attività sacerdotali, come per es. promuovere iniziative di beneficenza o assistenza caritatevole.
Quanto poi ai laici, il decreto del S. Uffizio non contiene una proibizione, come fa per gli ecclesiastici, ma si limita ad esortare i cattolici a regolarsi secondo il disposto del can. 684 del Codice di diritto Canonico, il quale nella sua parte positiva loda i fedeli che danno il loro nome e il loro appoggio alle associazioni costituite dalla Chiesa o da essa raccomandate, mentre nella parte negativa mette in guardia dalle associazioni cui possa applicarsi una delle qualifiche elencate nel canone stesso”.

3. Da queste asserzioni G. B. Guzzetti arguiva:
“Attualmente quindi si deve concludere:
1) i chierici (e i religiosi) non possono iscriversi al Rotary; anche se non iscritti, non possono prendere parte ai convegni propri del Rotary dove si trattano i problemi economici e professionali dell’associazione.
2) I laici sono messi sull’avviso che qualche pericolo spirituale può derivare loro dalla presenza nel Rotary.
La neutralità che esso proclama può facilmente diventare indipendenza dall’insegnamento della Chiesa anche nel campo della fede e dei costumi e favorire l’infiltrazione di elementi massonici e anticlericali.
Se tale pericolo c’è, i fedeli non possono aderire al Rotary; se tale pericolo non esiste, non ci sono difficoltà.
3) Il giudizio concreto non è lasciato ai singoli fedeli, non è devoluto ai vescovi. Per conseguenza
4) là dove i vescovi espressamente non hanno dichiarato che il Rotary deve considerarsi come associazione sospetta i laici potranno rimanere tranquilli in coscienza”.

4. Ma con Mons. Montini arcivescovo di Milano le cose cambiano.
Il 13 novembre 1957 egli presenziò a una riunione del Club cittadino nel contesto della grande Missione popolare da lui voluta.
E disse: “Debbo con lealtà dichiararvi che io in passato ebbi molte riserve sul Rotary, frutto di ignoranza e di errore”.
Diventato Papa col nome di Paolo VI, in occasione del Congresso straordinario di Roma celebrato il 20 marzo 1965, riceve in udienza i rotariani e ricorda: “Non abbiamo dimenticato l’incontro di Milano”.
Successivamente parla del Rotary come di un’associazione che è riuscita “a interessare ceti di persone non facili a lasciarsi avvicinare in forma continuata e metodica, quali sono gli uomini d’affari, i liberi professionisti, gli esponenti della scienza e del pensiero”.
Menziona il loro metodo: li raduna in un “periodico incontro conviviale, coronato da un discorso rigorosamente informativo su qualche questione d’attualità. (…) Tutto questo è bello e vi fa onore. (…).
La vostra attività contribuisce alla formazione e alla coesione delle classi dirigenti della società (…).
E mentre distingue e qualifica a un livello superiore al comune i soci del Rotary, non li separa, non li oppone alle altre classi sociali (…) ma li stimola ad assumere con più avveduta coscienza le funzioni loro proprie e li esorta a mettersi con più generosa dedizione a servizio del bene comune”.

5. Il Papa facendo riferimento alle precedenti riserve della Chiesa “fondate sul timore che la mentalità, nascente dal vostro programma, subisse l’influsso di altre ideologie” disse: “Fortunatamente voi qui dimostrate che la saggezza del Rotary, proprio perché aperta a varie correnti, conosce i suoi limiti; rispetta perciò il pensiero dei suoi soci, e non rifiuta che voci autorevoli portino anche nel suo seno le testimonianze della filosofia perenne e del messaggio cristiano”.
E aggiunse: “Come è seria e alta l’espressione culturale e scientifica dei Rotary Club (…) così sia riguardoso il loro atteggiamento verso i valori spirituali e religiosi”.
Infine auspicò che non resti “del tutto forestiero il Maestro dell’umanità, Cristo Signore”.

6. La Conferenza episcopale italiana – da quanto mi risulta – non ha preso posizione nei confronti del Rotary.
Rimane un’associazione acattolica, ma non di per sé anticattolica.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo