Quesito

Caro P. Angelo,
Ecco il mio quesito: In una coppia di sposi, è lecito utilizzare il coito interrotto? È da considerarsi peccato mortale?
Cosa rispondere a quelle coppie cattoliche che lo praticano?
Grazie sempre per la sua disponibilità
La ricordo nelle preghiere.
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. ho più volte esposto la dottrina della Chiesa in merito alla contraccezione.
Certo non ho elencato tutti i metodi contraccettivi. Ma il coito interrotto è uno di questi.
Colgo l’opportunità per ripresentarla per sommi capi.

2. Pio XI nell’enciclica Casti connubii ha detto: “Non vi può essere ragione alcuna, sia pure gravissima, che valga a rendere conforme a natura e onesto ciò che è intrinsecamente contro natura. E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questa conseguenza, operano contro natura e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta”.
Il coito interrotto rientra tra le azioni compiuti per rendere il rapporto coniugale studiosamente incapace della conseguenza procreativa.
Chi lo pratica compie un’azione turpe e intrinsecamente disonesta.

3. Poiché ai tempi di Pio XI gli anglicani avevano dichiarato lecita questa pratica, il Papa afferma: “Essendovi però dei tali che, abbandonando manifestamente la cristiana dottrina, insegnata fin dalle origini, né mai modificata, hanno ai nostri giorni, in questa materia, preteso pubblicamente di insegnarne un’altra, la Chiesa cattolica, cui lo stesso Dio affidò il mandato di insegnare e di difendere la purità e onestà dei costumi, proclama altamente per mezzo della nostra parola, in segno di sua divina missione, e nuovamente sentenzia: che qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per l’umana malizia l’atto sia destituito dalla sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura e coloro che osino commettere tali azioni si rendono rei di colpa grave”.
È evidente che il coito interrotto rientra tra le pratiche che priva l’atto coniugale della sua naturale virtù procreatrice.
Ed è anche evidente che chi lo pratica è tra coloro che si rendono rei di colpa grave.

4. Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha affermato che “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (HV 11) e che “è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli” (HV 14).
Il coito interrotto è tra le azioni che nel compimento dell’atto coniugale ha lo scopo di impedire la procreazione dei figli.

5. Benedetto XVI, nel quarantennale dell’Humanae vitae, ha dichiarato: “Quanto era vero ieri, rimane vero anche oggi. La verità espressa nell’Humanae Vitae non muta” (10.5.2008).

6. La Chiesa non ha potere in questo ambito, perchè riguarda direttamente la legge divina sul matrimonio e i suoi atti.
Il Concilio Vaticano II dice espressamente: “I coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che sia conforme alla legge divina stessa, docili al magistero della Chiesa, che in modo autentico quella legge interpreta alla luce del vangelo” (Gaudium et spes 50).

7. Mi chiedi che cosa si deve rispondere alle coppie cattoliche che praticano il coito interrotto.
La risposta si trova nell’insegnamento della Chiesa: “salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità” (HV 12).
Il che significa che un atto frustrato della sua finalità procreativa, per quanto lo si voglia ancora definire gesto di amore, non è più integralmente un gesto di amore mutuo e vero.

8. Giovanni Paolo II è andato ancora più in là quando ha affermato: “Nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro e in certo senso l’uno attraverso l’altro. Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore” (22.8.1984).
“Così al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè di non donarsi all’altro in totalità.
Ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (Familiaris Consortio 32c).

9. Ecco in sintesi i principali interventi del Magistero della Chiesa.
Come vedi, in questo insegnamento la Chiesa ci tiene che l’atto coniugale sia un vero atto di amore, di donazione vicendevole dei coniugi.
Nel coito interrotto invece i coniugi “manipolano e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione totale” (22.8.1984).
Inoltre, comportandosi in questo modo, “si comportano come “arbitri” del disegno divino” (FC 32), il che equivale a “contraddire anche al piano di Dio e alla sua santa volontà” (HV 13).
Trattandosi di una contraddizione con la volontà di Dio ne segue che non possono fare la Santa Comunione senza essere riconciliati con il Signore, e cioè confessati.

Penso che sia stato proficuo per i nostri visitatori rileggere di nuovo la dottrina che la Chiesa insegna in nome di Dio e con la sua divina assistenza.
Ti saluto cordialmente, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo