Nota:
un nostro visitatore ha posto una serie di domande a Padre Angelo su questioni sessuali.
Per non appesantire la lettura, pubblichiamo giorno per giorno un determinato quesito e la relativa risposta.

Quesito

Caro P. Angelo,
mi chiamo M., sono sposato e ho 2 figli. Sono un cattolico praticante, oltre che catechista.
Ho letto tutti i post che ha scritto sulle questioni di etica sessuale e devo dire che ha una notevole preparazione e molte cose sono esatte. Ma non tutte.
Per tale motivo ecco la mia prima considerazione.
I metodi naturali sono efficaci perché prevedono solo pochi giorni in cui avere rapporti e quindi molti giorni di astinenza; se paragonati ai giorni di un mese il preservativo ha un’efficacia molto superiore. Inoltre hanno seri problemi di ordine pratico, perché già è difficile tra la vita frenetica, il lavoro, i figli trovare momenti di intimità; figuriamoci se poi uno deve stare prima a misurarsi la temperature e altre cose, altro che passione!!!! Sono contrari a qualsiasi slancio di amore!
Grazie
M.


Risposta del sacerdote

Caro M.,
1. evidentemente non hai molta conoscenza, e purtroppo forse neanche molta pratica, in materia di purezza nell’ambito matrimoniale.
Nei metodi naturali, come puoi vedere in qualsiasi depliant illustrativo, sono ben più i giorni di infertilità che quelli di fertilità.
Saprai che l’ovulo di per sé è fecondo solo per 36 ore e che la possibilità di aver rapporti fertili aumenta perché gli spermatozoi vengono incubati e selezionati dal muco che la donna comincia a secernere qualche giorno prima dell’ovulazione (al massimo 5-6 giorni). Assommati alle trentasei ore, puoi fare benissimo il conto.

2. Se i metodi naturali sono ben conosciuti ed usati bene hanno un grado di sicurezza molto più alto di quello del preservativo.

3. Ma per un cattolico, e soprattutto un catechista, il problema non è questo: è piuttosto quello di domandarsi se certe pratiche siano secondo il disegno di Dio oppure se lo contraddicano.

4. Lo slancio d’amore non va identificato con lo slancio della passionalità e dell’istinto. Penso che sarai d’accordo nel riconoscere che lo slancio d’amore tra persone non si identifica con lo slancio dell’istinto, come si può notare negli animali.
Per questo Paolo VI insegna che “in rapporto alle tendenze dell’istinto e delle passioni, la paternità responsabile significa il necessario dominio che la ragione e la volontà devono esercitare su di esse” (HV 10).

5. Giovanni Paolo II dice che in rapporto agli istinti si coglie “l’assoluta necessita della virtù della castità e della permanente educazione ad essa. Secondo la visione cristiana, la castità non significa affatto né rifiuto né disistima della sessualità umana: significa piuttosto energia spirituale, che sa difendere l’amore dai pericoli di egoismo e dall’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione” (FC 33).
Il minimo che si possa dire è che l’uso del preservativo non è sinonimo di castità.

6. Dice ancora Giovanni Paolo II: “L’uomo è appunto persona perché padrone di sé e domina se stesso. In quanto infatti è padrone di se stesso può donarsi agli altri” (22.8.1984).
E “nessuno può dare quello che non possiede: se la persona non è padrona di sé, manca di quell’autopossesso che la rende capace di donarsi” (Pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 16).
Si coglie in questo autodominio uno degli aspetti più tipici della regolazione naturale della natalità rispetto alla contraccezione: “Qui non si tratta solo di una determinata tecnica, ma dell’etica nel senso stretto del termine, come moralità di un comportamento” (29.8.1984).

7. Il Concilio ricorda che “quando si tratta di mettere d’accordo l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita” non ci si può comportare come meglio piace né è sufficiente la buona intenzione dei soggetti.
La bontà o malizia del comportamento “non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato secondo criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, il significato totale della mutua donazione e della procreazione umana; cosa che risulterà impossibile se non viene coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale” (Gaudium et spes 51).

8. Il Concilio conclude: “I figli della Chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione, non potranno seguire strade che sono condannate dal magistero nella spiegazione della legge divina” (Gaudium et spes 51).
I catechisti, proprio perché insegnano la dottrina della Chiesa, dovrebbero essere i primi a dare l’assenso intellettuale e a conformare il proprio comportamento.
La santità passa anche attraverso la strada della sessualità e della castità, della quale Dio è il punto di partenza e il punto di arrivo.
E vi passa in maniera determinante perché la sessualità tocca l’intimo nucleo della persona, ne va di mezzo il proprio orientamento a Dio.
Nella contraccezione i disegni di Dio vengono stravolti e non interessano. Dio è estromesso (Lui, che è il punto di partenza e di arrivo!), diventa marginale, ininfluente. Il soggetto si autodetermina mettendosi al posto di Dio.

9. Sullo slancio d’amore senti che cosa dice Paolo VI: “Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente un’ascesi… Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi dal nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e agevola la soluzione di altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, ed approfondisce il loro senso di responsabilità. I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli” (HV 21).

10. Senti anche che cosa dice Giovanni Paolo II: “Se la castità coniugale (e la castità in genere) si manifesta dapprima come capacità di resistere alla concupiscenza della carne, in seguito essa gradualmente si rivela quale singolare capacità di percepire, amare e attuare quei significati del ‘‘linguaggio del corpo’, che rimangono del tutto sconosciuti alla concupiscenza stessa e che progressivamente arricchiscono il dialogo sponsale dei coniugi, purificandolo, approfondendolo ed insieme semplificandolo.
Perciò quell’ascesi della continenza, di cui parla l’enciclica (HV 21), non comporta l’impoverimento delle ‘‘manifestazioni affettive, anzi le rende più intense spiritualmente, e quindi ne comporta l’arricchimento” (24.10.1984).

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo