Quesito

Caro Padre Angelo,
può, secondo la Chiesa, una persona che ha peccato contro il sesto comandamento (contraccezione e rapporti prematrimoniali, o masturbazione) accedere all’Eucarestia anche se non si è pentito e manca del proposito di non commettere più lo stesso peccato? Sa citarmi dei documenti del Magistero in proposito? Grazie
Sandra


Risposta del sacerdote

Cara Sandra,
1. i peccati da te menzionati sono oggettivamente gravi e pertanto non si può fare la Santa Comunione senza essersene prima pentiti e confessati
Il pentimento è essenziale.
Che comunione sarebbe quella che si va a fare con Cristo se non si è all’unisono con Lui? Ci vuole almeno la buona volontà di pensare e agire secondo la sua volontà.
Si può poi sbagliare, senz’altro. Siamo tutti fragili. Ma il minimo è chiedere perdono. E Lui generosamente lo dà.
Inoltre non è necessario solo il pentimento, ma si richiede anche la confessione sacramentale. Così la nostra riconciliazione è piena.

2. Mi chiedi alcuni documenti della Chiesa.
A proposito del pentimento, chiamato dai teologi anche contrizione, il Concilio di Trento dice: “Quest’atto è sempre stato necessario per impetrare la remissione dei peccati” (DS 1676).
Giovanni Paolo II, in Reconciliatio et poenitentia, dice che “è l’atto essenziale della penitenza” (RP 31,III).
Senza quest’atto non si è penitenti e il sacramento viene esposto all’infruttuosità.

3. Circa la necessità di confessarsi, se si è consapevoli di peccati gravi, il primo grande documento è dato dalla Sacra Scrittura e in particolare da San Paolo: “Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno pertanto esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).
Parlando di esame su se stessi, San Paolo si riferisce a una comunione invisibile con Dio e con la Chiesa, senza la quale la comunione visibile e sacramentale sarebbe priva di senso.
A questo proposito Giovanni Paolo II dice: “L’integrità dei vincoli invisibili è un preciso dovere morale del cristiano che vuole partecipare pienamente all’Eucaristia comunicando al corpo e al sangue di Cristo. A questo dovere lo richiama lo stesso Apostolo con l’ammonizione: «Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice» (1 Cor 11,28).
San Giovanni Crisostomo, con la forza della sua eloquenza, esortava i fedeli: «Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi».
In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce: «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione» (n. 1385).
Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale»” (Ecclesia de Eucharistia 36).
Non vi è nulla da eccepire di fronte a questo comando: accostandosi all’Eucaristia, ci si accosta a Colui che è il principio, la fonte stessa di ogni santità, e per questo vi si deve accedere in modo ancora più santo che negli altri Sacramenti.

4. Rimane forse un ultimo aspetto.
I peccati sessuali da te menzionati sono gravi?
Ecco che cosa dice il Magistero della Chiesa: “Ora, se­condo la tradizione cristiana e la dottrina della Chiesa, e come riconosce anche la retta ra­gione, l’ordine morale della sessua­lità comporta per la vita umana valori così alti che ogni violazione diretta in quest’ordine è oggettivamente grave” (dichiarazione “Persona humana”, 29.12.1975, n.10).

Ti ringrazio del quesito nella speranza di essere stato esauriente.
Ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo