Quesito

Carissimo Padre Bellon,
mi vergogno per la mia ignoranza, ma sono confuso e non riesco a capire il collegamento tra inferi e Purgatorio.
Se non sbaglio gli inferi sono il luogo dove si trovano tutti i defunti, sia i giusti che i peccatori. La frase “discese agli inferi” mi spinge a pensare che gli inferi (che in latino significa quelli che stanno sotto) si trovino in un luogo fisico situato sotto la terra. Se Gesù è sceso agli inferi per liberare i giusti (Patriarchi, Profeti, etc.) ciò significa che prima di questo evento nessun giusto era in Paradiso. Quindi il Paradiso era vuoto?
Che fine faranno i peccatori rimasti agli inferi?  Andranno direttamente all’inferno o avranno la possibilità di redimersi? Dove si trovano gli uomini morti dopo questo evento?
Se si trovano negli inferi al momento del Giudizio Universale una parte dei defunti finirà in Paradiso e una parte all’Inferno. Mi sbaglio?
Il Purgatorio è invece il luogo in cui si trovano le anime che devono purificarsi, quindi tutte le anime del Purgatorio prima o poi andranno in Paradiso. Mi sbaglio?
Capisco che le mie domande siano piuttosto confuse, ma spero che Lei abbia la gentilezza e la pazienza di chiarire i miei dubbi.
La ringrazio di cuore e la saluto cordialmente.
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. gli inferi (in ebraico Sheol e in greco Ades) designano le profondità della terra.
In antico si pensava che vi fosse un luogo che raccoglieva le anime dei trapassati.

2. Ai tempi di Gesù per inferi si intendeva il luogo dove si trovavano separatamente i dannati e i giusti che attendevano la venuta di Cristo.
I dannati si trovavano nella parte inferiore, chiamata anche inferno, luogo di tormenti.
I giusti invece stavano nella parte superiore chiamata limbo o anche seno di Abramo, luogo di felicità, o anche paradiso.
Fra i due vi era un grande abisso, cioè un’invalicabilità e una irreversibilità come emerge dalla parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro.
I dannati rimangono tali per sempre perché sono entrati nell’eternità in cui non c’è più il tempo. Così i salvati rimangono salvi per sempre.

3. In quel luogo di felicità, che non è ancora comunione soprannaturale con Dio perché Gesù non era ancora risorto dai morti, vi andrà anche il ladrone pentito che si sentì dire da Gesù le seguenti parole: “In verità ti dico oggi sarai con me in paradiso”.
Prima della venuta di Cristo, il paradiso inteso in questo senso, era occupato da tutti i giusti. Pertanto non era vuoto.

4. Accanto a questi due stati definitivi, già dai tempi dei Maccabei e pertanto due secoli prima della venuta di Gesù, si riteneva che alcuni tra i defunti avessero bisogno di purificazione. Per questo Giuda il Maccabeo fece raccogliere una somma per offrire sacrifici nel tempio di Gerusalemme per la loro purificazione. Per questo si legge nel testo sacro: “È santo e pio il pensiero per di pregare per i defunti perché siano sciolti dei loro peccati” (2 Mac 12,43.45).
Pertanto ai tempi di Gesù negli inferi si trovavano da una parte i dannati, dall’altra quelli che sono nel seno di Abramo e altri, morti in grazia di Dio, bisognosi di ulteriore purificazione.

5. Il paradiso come lo intendiamo noi, come visione beatifica e come comunione perfetta con Dio e con i santi, fino alla risurrezione di Gesù era abitato solo dagli angeli.
Sicché è improprio dire che il paradiso prima della venuta di Cristo fosse vuoto. Sì, non c’era nessun’anima umana. C’era però una moltitudine, anzi una miriade di angeli.

6. I dannati sono coloro che muoiono in peccato grave.
I salvati sono coloro che muoiono in grazia di Dio.
Gli uni e gli altri non devono attendere il giudizio universale per andare all’inferno o in paradiso, ma vanno subito, come emerge dalla parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro. Il ricco epulone infatti scese negli inferi nei tormenti, e cioè nell’inferno, il secondo fu subito portato dagli angeli nel seno di Abramo e cioè nel paradiso.
La retribuzione immediata è manifesta anche dalle parole di Gesù al buon ladrone al quale disse: “Oggi (pertanto non al giudizio universale e cioè alla fine del mondo) sarai con me in paradiso”.
Per cui non è corretta l’affermazione secondo cui al giudizio universale una parte dei defunti andrà all’inferno e un’altra in paradiso, perché la retribuzione è immediata con il giudizio particolare, che avviene al momento della morte.
Nel giudizio universale gli uni e gli altri, dannati ed eletti, risorgeranno con i loro corpi e riceveranno un ulteriore salario nel bene o nel male per le conseguenze che le loro opere e il loro comportamento avranno avuto nei posteri.

7. È esatto invece quanto hai scritto alla fine: coloro che vanno in purgatorio, sono certamente e irreversibilmente salvi perché sono morti in grazia di Dio.
Tuttavia sono bisognosi di purificazione perché nulla di impuro entra nella Gerusalemme celeste (cfr. Ap 21,27).
Accompagno l’augurio della tua eterna salvezza con un ricordo nella preghiera e con una benedizione.
Padre Angelo

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