Quesito

Caro Padre,
volevo porle una domanda, che non vuole avere niente a che fare con certe correnti di pensiero sulla religione tanto di moda oggi, rilanciate da romanzi o film.
Al suo tempo, Gesù, avendo acquisito pienamente la nostra natura umana, avrebbe potuto provare i nostri stessi sentimenti? Ad esempio, rabbia, dolore, divertimento, innamoramento per una donna? Come si rapportava la sua natura divina con essi?
Grazie mille
Cordiali saluti
Simone


Risposta del sacerdote

Caro Simone,
sì, Gesù assumendo una natura umana, ha provato anche tutti i nostri sentimenti, chiamati anche emozioni.
Gli antichi davano a questi sentimenti il nome di passioni.

1. Le passioni si trovano in ogni uomo e hanno un’importanza straordinaria. È per il loro influsso che l’uomo fa più o meno volentieri il proprio dovere e reagisce in maniera forte o debole al male. Senza di esse, la vita umana sarebbe arida, fredda, senza fantasia, senza stimoli, senza reazioni.
Sotto il profilo ontologico, dunque, sono un bene.
Sotto il profilo morale, invece, non sono né buone né cattive. Dipende dal-l’uso che se ne fa.
Per gli stoici le passioni sono sempre cattive e diminuiscono la bontà di ogni atto. Per loro l’ideale dell’uomo consiste nell’atarassia, che comporta lo spegnimento dei sentimenti.

2. Ti ho detto che anche in Cristo vi furono le passioni.
Tuttavia devo precisare: mentre in noi sono presenti in una natura ferita dal peccato e inclinata al male, in Gesù, invece, furono presenti in una natura umana perfetta.
Inoltre va anche ricordato che mentre il nostro io, che è chiamato a signoreggiare le passioni, è un io umano, l’Io di Gesù Cristo è un io divino. Tutto era perfettamente subordinato alla sua volontà.
Cristo ha sperimentato pertanto l’amore, la gioia, l’ammirazione, lo stupore, il trasporto affettivo, l’amicizia anche sensibile: il tutto contenuto in un ordine perfetto. Sperimentò la gioia dell’amicizia.
Il Vangelo riferisce di Giovanni, “il discepolo che Gesù amava” (Gv 19,26), di Marta, di Maria, di Lazzaro. Parla anche di alcuni giovani che incontrò e guardò con particolare simpatia (“allora Gesù, fissatolo, lo amò”, Mc 10,21).
Sperimenta anche l’indignazione, come nel caso della cacciata dei venditori dal tempio (Mt 21,2).
Anche in altri casi si leggono espressioni come questa: “guardandoli tutt’intorno con indignazione” (Mc 3,5).
In modo particolare le passioni emergono nella loro realtà umana nel momento della passione: la sudorazione di sangue, il cadere a terra, la tristezza della sua anima (Mt 26,38).

3. Se Gesù ha vissuto i sentimenti dell’amicizia verso alcune persone, tuttavia si deve escludere che abbia vissuto l’esperienza dell’innamoramento per una persona in particolare, come possiamo intenderlo noi.
Gesù non aveva bisogno di sposarsi, perché si è presentato come lo Sposo, come emerge chiaramente in Mt 15,9: “E Gesù disse loro: Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro?”.

4. Ti riporto un bel testo di San Tommaso d’Aquino sul nostro argomento:
“In Cristo non solo vi furono le passioni rispetto al bene, ma anche rispetto al male: aveva infatti un corpo passibile, e quindi in seguito all’immaginazione di ciò che è nocivo vi potevano essere in lui le passioni del timore e della tristezza e altre del genere… In Cristo vi furono dunque vere passioni, per cui Agostino dice che Cristo “per un ben definito scopo provvidenziale prese questi moti con animo umano quando volle, così come quando volle si fece uomo” (S. TOMMASO, De Veritate, 26, 8).
“Bisogna però notare che queste passioni si trovavano in Cristo in modo diverso dal nostro sotto tre aspetti.
Primo, per l’oggetto. Perché in noi il più delle volte queste passioni si volgono a cose illecite: ciò che non avveniva in Cristo.
Secondo, per la causa. Perché tali passioni spesso in noi prevengono il giu-dizio della ragione, mentre in Cristo tutti i movimenti dell’appetito sensitivo nascevano dall’impero della ragione. Dice pertanto S. Agostino che “per la grazia di una sicurissima libertà Cristo assumeva nel suo animo queste passioni quando voleva, come quando ha voluto si è fatto uomo”.
Terzo, per l’effetto. Perché in noi a volte tali passioni non s’arrestano all’appetito sensitivo, ma trascinano la ragione. Ciò non avveniva in Cristo, perché tutti i moti attinenti alla carne umana erano così contenuti per sua volontà nell’appetito sensitivo che la sua ragione non ne veniva minimamente intralciata.
Ecco perché S. Girolamo scrive che “il Signore per dimostrare la realtà dell’uomo assunto soffrì vera tristezza, ma per escludere un dominio della passione sul suo animo si dice che cominciò a rattristarsi” per una propassione, indicando con la passione ciò che domina l’animo, cioè la ragione, e con il termine propassione il sentimento che si sviluppa entro l’appetito sensitivo, senza sconfinamenti” (Somma teologica, III, 15, 4).

Ti ringrazio del quesito, caro Simone, che ci aiuta a sentire Gesù molto vicino a noi.
Ti saluto, ti prometto un ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo