Quesito

Caro Padre Angelo,
innanzitutto la ringrazio per aver risposto alle domande che gli hanno fatto precedentemente, perchè mi hanno tolto dubbi e indecisioni, e credo sia un sito molto efficace.
Sono una ragazza di 20 anni. Sono sempre andata a Messa tutte le domeniche e ci vado tutt’ora. Mi piace andare in Chiesa, sento una Pace Interiore che solo li trovo. E per questo devo ringraziare Dio tutti i giorni, che mi ha dato una famiglia meravigliosa, che mi ha cresciuta nella Fede, giorno dopo giorno. Purtroppo nonostante questo, poco tempo fa cadevo in tentazione commettendo atti impuri da sola, per me era come una droga. Ogni volta che lo facevo mi sentivo come traditrice, e di certo Dio non è felice per questo. Finché non ho letto le sue risposte. Da li mi sono detta BASTA! E’ ORA DI CAMBIARE. Così ho cercato di tenermi impegnata dopo il lavoro, facendo altre cose, tenendomi distante dalla tentazione.
Ho iniziato a leggere la Bibbia. Cerco di pregare più di prima. Di pregare Dio che mi aiuta e mi sta vicino. E devo dire che mi ascolta. Spero che non mi abbandona. Come dicevo, vado a Messa tutte le domeniche, però è da un po’ di tempo che non faccio la Comunione, e voglio andare a confessarmi.
Volevo fare questa domanda: durante la confessione, quando il prete dice "Ti assolvo dai tuoi peccati", vale per tutti i peccati commessi, anche se non glieli ho detti? Mi libera da ogni peccato? Perchè ora le spiego. Sono molto timida e mi vergogno un po’. Però voglio togliermi questo peso, voglio essere in pace con me stessa, soprattutto con Gesù.
Vorrei scrivere ancora, ma per ora mi fermo qui. Se avrò altre domande, so che mi potrò rivolgere a Lei.
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. il sacerdote quando dice “Io ti assolvo dai tuoi peccati” intende assolvere quelli che gli sono stati rivelati.
Questo perché?
Perché Gesù, quando ha istituito questo sacramento, ha detto: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,23).
Gesù non ha detto semplicemente “rimettete i peccati”, ma ha detto “a chi li rimetterete saranno rimessi. E a chi non li rimetterete resteranno non rimessi”.

2. Da questo parole del Signore la Chiesa arguisce due cose:
primo, che questo sacramento è come un medicinale. E come per guarire una malattia è necessario sapere quale sia la sua natura per dare le dovute medicine, così per le ferite della nostra anima.
Secondo, Gesù ha stabilito che il sacerdote giudichi se una persona è pentita ed è disposta a cambiare vita. Nel primo caso darà l’assoluzione, nel secondo caso non la darà.
Per questo la Chiesa dice che il sacramento della Penitenza o confessione ha una duplice natura: terapeutica e giudiziale.
Ognuna delle due nature esige che il sacerdote conosca lo stato dell’anima.

3. Il Catechismo della Chiesa cattolica dice tre cose a proposito dell’accusa dei peccati.
La prima: “La confessione dei peccati (l’accusa), anche da un punto di vista semplicemente umano, ci libera e facilita la nostra riconciliazione con gli altri. Con l’accusa, l’uomo guarda in faccia i peccati di cui si è reso colpevole; se ne assume la responsabilità e, in tal modo, si apre nuovamente a Dio e alla comunione della Chiesa al fine di rendere possibile un nuovo avvenire” (CCC 1455).
La seconda cosa: “La confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento della Penitenza: «E’ necessario che i penitenti enumerino nella confessione tutti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza dopo un diligente esame di coscienza, anche se si tratta dei peccati più nascosti e commessi soltanto contro i due ultimi comandamenti del Decalogo, perché spesso feriscono più gravemente l’anima e si rivelano più pericolosi di quelli chiaramente commessi» (Concilio di Trento: Denz. -Schönm, 1680)” (CCC 1456).
La terza cosa: “I cristiani si sforzano di confessare tutti i peccati che vengono loro in mente, senza dubbio li mettono tutti davanti alla divina misericordia perché li perdoni. Quelli, invece, che fanno diversamente e tacciono consapevolmente qualche peccato, è come se non sottoponessero nulla alla divina bontà perché sia perdonato per mezzo del sacerdote.
«Se infatti l’ammalato si vergognasse di mostrare al medico la ferita, il medico non può curare quello che non conosce» (Concilio di Trento: DS, 1680; cf San Girolamo, Commentarii in Ecclesiasten, 10,11)” (CCC 1456).

4. Mi dici che sei timida e capisco benissimo il disagio che puoi provare.
Ma prendi questa umiliazione anche come atto espiatorio dei tuoi peccati.
Sant’Agostino diceva: “Chi si pente, si penta completamente, e mostri il dolore con le lacrime.
Presenti la sua vita a Dio attraverso il sacerdote, prevenga il giudizio di Dio con la confessione. …
La vergogna (erubescentia) stessa infatti ha parte nella remissione.
Per misericordia infatti il Signore ha ordinato che nessuno facesse la penitenza occultamente.
Per il fatto stesso infatti che uno dice personalmente al sacerdote i propri peccati e vince la vergogna perché ha offeso Dio avviene il perdono della colpa: con la confessione diventa infatti degno di perdono ciò che era colpevole quando fu fatto; e se non è subito del tutto purificato, diviene tuttavia veniale ciò che aveva commesso di mortale. Ha offerto infatti molto della soddisfazione chi, vincendo la vergogna, non ha negato al nunzio di Dio nessuna di quelle cose che ha commesso. (…)
E poiché la vergogna è una grande pena, chi arrossisce per Cristo diventa degno di misericordia” (s. agostino, De vera et falsa paenitentia, 10,25).

5. Vai dunque al confessionale piena di fiducia.
Il Signore ti attende e il Sacerdote non si meraviglierà di quanto gli confessi. Come diceva il santo Curato d’Ars, il confessore sa già più o meno quali sono i peccati e le miserie degli uomini.
Ne uscirai fuori molto consolata, liberata e come rinata.

Ti assicuro la mia preghiera perché questo avvenga al più preto.
Ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo