Quesito

Padre Angelo,
la invidio tanto. Immerso così com’è in tutte le sue belle verità, nel cosmo immenso governato da Dio, nella sapienza delle sue leggi, nella perfezione spesso inesorabile della sua volontà.
Anch’io ho avuto questa fede, ho avvertito quell’esistenza che era presenza nella mia vita, e condizionava le aspettative arrivando a profondere i suoi effetti nei rapporti con gli altri. Allora ero io che vivendo, con Lui nel cuore, rispondevo lavorando nella sua vigna da modesto operaio. Avevo risposte in abbondanza per chi non ne aveva, niente scienza, teologia o filosofia: solo Amore. Non può neanche immaginare quanta strada ho camminato su quei sentieri: il catechismo, l’azione cattolica, i corsi ai fidanzati in vista del matrimonio (belli, non fosse stato per il fatto che la coppia che mi affiancava, famosa in diocesi per l’assistenza alle coppie, si è separata perché lui se n’è andato con un’altra), gli studi universitari sulla letteratura cristiana che sono andata a ricercare all’origine dei testi greci e latini, per leggerne fino in fondo la verità. Le meditazioni e gli studi di Teologia, le preghiere composte per far meditare gli altri. Quanta strada… per ritrovarmi adesso completamente “sviata“, con la sensazione soffocante di aver perso l’orientamento e di non sapere più se sto con Lui o contro di Lui.
Nel momento più delicato della mia vita, in cui svolgo l’arduo compito di crescere 2 bambini: io non ho più fede…
Mi manca la speranza,
mi crolla tutto addosso,
mi manca la fiducia,
non so più abbandonarmi.
Ho perso ogni certezza,
vivo nel timore,
non mi sento protetta.
Quando preghiamo a casa tutti insieme ( a proposito, non era un toccasana la preghiera della famiglia riunita?), un forte senso di “sordità celeste” mi assale, m’imbarazza la difficoltà di risolvere agli occhi dei più piccoli il contrasto tra l’immagine di Dio Padre dinanzi allo spettacolo delle macerie dopo il sisma. Lui, che provvede ai piccoli del corvo, non ha provveduto ai bambini, figli dell’uomo (al quale ha sottomesso ogni cosa sulla terra) che nel sonno, sono stati sorpresi dalla rovina.
Nel sonno padre Angelo, il “luogo” che ogni mamma ritiene il più protetto per le sue creature dono del Cielo. Non so spiegare il castigo di Dio a chi castighi non merita, ai miei piccoli non so parlare, non so parlare più a me stessa. Loro sanno che Gesù è il papà più buono e più grande che c’è, ha fatto guarire lo zio Bruno, ma ha lasciato sepolti nelle macerie i loro amichetti. Una voragine mi si apre davanti. Non so più rendere conto a Dio.
Combatto anche contro la mia famiglia d’origine, che è allo sfascio: tutti cattolici praticanti.
Non so più cosa chiedere a Dio, non so più se chiedere.
Mi manca la responsabilità del cristiano, una lettura sapienziale della vita.
Tremo perché il male sta vincendo. Ha legato le mie mani, non so più vivere, non posso fare niente. Lui non farà niente. Bisogna accettare la sua volontà, è inutile chiederGli di fare qualcosa se vuole altro.
Mi resta la solidarietà con quanti sono colpiti dal dolore, e certo anche con Lui che Venerdì subirà la morte. Una solidarietà malinconica, desolata, e senza speranza, come la Ginestra che sorge dal deserto a testimoniare l’anelito della vita, ad ogni costo e nonostante tutto.
Questa è la mia Pasqua, questo il mio esodo. Ecco il mio nulla, il mio fallimento cade come un tonfo su anni e anni di cristianesimo che ora, solo, resta una domanda eternamente irrisolta: Eloì, Eloì….
Perdoni lo sfogo e lei che può e ci riesce, continui a credere.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. non dobbiamo mai dimenticare che la vita presente non è né l’unica né l’ultima.
Siamo come il popolo d’Israele errante nel deserto, in attesa della terra promessa.

2. I vari terremoti della vita ci affliggono, sia quelli fisici che seppelliscono sotto le macerie molte vite umane, con tutta la loro storia di fatica, di dolore, di amore e di speranza, sia quelli morali che, se non spezzano il corpo, spezzano però il cuore.

3. In questi momenti di desolazione dobbiamo riconoscere e sentire Colui che cammina con noi nelle prove e nel deserto della vita.
I discepoli di Emmaus tornavano a casa tristi e i loro occhi erano incapaci di riconoscere che tra loro c’era il Signore della vita.
Per trovare il senso di tutto, anche nel buio fitto, e vivere da redenti dobbiamo metterci in ascolto di Lui, delle sue Parole, che sono parole di vita eterna.
Se ci mettiamo solo in ascolto delle nostre parole, rimaniamo vittime di un altro terremoto, di quello interiore, che – sebbene meno appariscente – per alcuni versi è peggiore di quello fisico.
Gesù ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).

4. Colui che ci chiama è fedele alle parole che dice: “Chi mi vuole seguire, prenda la sua croce e mi segua”. L’obiettivo di questa chiamata non è la sofferenza né la distruzione, ma la trasformazione.
Nella stessa vita di Gesù, là dove noi vediamo distruzione, come negli eventi del venerdì santo, si attua un mistero di rigenerazione e di redenzione.
Mi dici che quando eri più giovani trovavi la risposta a tutto, ma non la trovavi né nella scienza, né nella filosofia né nella teologia. La trovavi solo nell’Amore.
È difficile trovare la risposta dell’Amore quando si viene potati anche negli affetti più cari. In tali momenti si sente venir meno tutto.
Ma è necessario guardare più avanti del venerdì santo. Bisogna lasciarci condurre, tenendo la nostra mano ben ferma nella mano di Dio.

5. A proposito del vedere dappertutto Amore non dobbiamo dimenticare che siamo scampati al terremoto senza alcun merito da parte nostra. Dobbiamo ringraziare Dio perché siamo superstiti.
I tuoi bambini hanno perso i loro amichetti, senza essere migliori e più meritevoli di loro. Anche di questo devono ringraziare.

6. E poi ascoltiamo ancora che cosa ci dice Colui che è venuto per darci la Vita eterna: “In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13,1-5).

7. Non dico altro per ora.
Vorrei lasciarti sola con Lui, con la bibbia in mano oppure col Santo Rosario vivendo insieme con Lui e con quelli che sono stati travolti dal terremoto – ma che ora vivono con Lui – i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi.
In tutte le vicende della vita di Gesù e dei terremotati troverai comunione di vita, di meriti, di offerte, di suppliche, di stimoli e di aurora di vita.

Ti sono vicino non solo con l’affetto ma anche con la preghiera e con il ricordo nella S. Messa.
Benedico volentieri te e la tua famiglia.
Padre Angelo