Quesito

Rev. padre Angelo,
volevo fare qualche domanda sull’Eucaristia: quando si riceve la Comunione ci viene detto che  è il "corpo di Cristo" (e io ci credo voglio solo capir meglio e non fare polemiche)… si riceve anche l’Anima e la Divinità? E’ sottointeso? Dove è scritto nel vangelo/lettere o riportato nel catechismo? 
Gli apostoli nell’ultima cena hanno ricevuto la "comunione"… ma come potevano ricevere il Corpo di Cristo se ancora non era morto/risorto? Possiamo quindi dire che l’ultima cena è stato un anticipo "mistico" della (morte e)  risurrezione avvenuta 3 giorni dopo? Quindi nell’ultima cena il Signore è morto e risorto? Fosse rimasta anche una sola briciola di pane in quei giorni di morte e risurrezione sarebbero coesistiti sia il corpo visibile morto nel sepolcro che il corpo già risorto da qualche parte nel cenacolo (sotto la specie della briciola di pane)? 
Nel gergo diciamo "ultima cena"… ne aveva fatte altre in precedenza sempre con il fine di trasformare il pane/vino in Corpo/Sangue? Mi è chiaro invece che Corpo e Sangue siano in pratica la stessa cosa (col segno del vino si riceve anche il Corpo, con il segno del pane si riceve anche il Sangue).
Ultima domanda: quando avviene un miracolo eucaristico con trasformazione delle specie "pane" "vino" in ad esempio "muscoli cardiaci" e "sangue"… è vero che cessa la presenza reale di Gesù Cristo? In pratica da "Corpo e Sangue" si trasformano in "semplici" reliquie (al fine di confermarci nella fede) ma non c’è più la Presenza reale? La Presenza reale c’è se e solo se le specie del pane e del vino esistono (se il vino diventa aceto cesserebbe la presenza reale, maggior ragione se il vino diventa visibilmente sangue).
Come vede ho tanti dubbi… non tanto sulla transustanziazione (che ci credo) ma sulle potenziali conseguenze di un tale avvenimento… come al solito dato per scontato da troppa gente!
Grazie in anticipo delle risposte
Cordiali saluti
Gabriele


Risposta del sacerdote

Caro Gabriele,
1. Cristo ha detto “questo è il mio corpo”.
Ma poiché quel corpo è vivo è necessario che sia congiunto con la sua anima e con la sua persona divina.
Per cui sotto ogni specie consacrata è presente tutto Nostro Signore.

2. Ecco che cosa si legge nel Catechismo Romano del Concilio di Trento:
“Esaminiamo ora la formula con cui viene consacrata l’Eucaristia.
Essa significa ed esprime direttamente il corpo di Cristo: Questo è il mio corpo. Il corpo di Cristo è dunque presente nell’ostia in forza del sacramento. Ma poiché al corpo sono congiunti il sangue, l’anima e la divinità, tutte queste realtà devono pure trovarsi presenti nel sacramento, non in virtù della consacrazione, ma per la loro inseparabile unione col corpo, ossia «per concomitanza». Cristo è così tutto intero nell’Eucaristia, poiché, dato il genere di unione delle realtà in Lui esistenti, dove c’è una realtà ivi sono anche le altre.
E, per la stessa ragione, Cristo è tutto intero sia sotto la specie del pane, sia sotto quella del vino. Come infatti sotto la specie del pane non vi è solo il corpo, ma anche il sangue e tutto intero Cristo, così sotto quella del vino vi è non solo il sangue, ma anche il corpo e tutto intero Cristo” (Catechismo Romano, 222).

3. Mi chiedi nella seconda domanda: “Gli apostoli nell’ultima cena hanno ricevuto la "comunione"… ma come potevano ricevere il Corpo di Cristo se ancora non era morto/risorto?”.
Questa domanda se la pose anche san Tommaso (sei dunque in buona compagnia, complimenti!) e risponde: “Il corpo di Cristo, che in se stesso era passibile (stava per affrontare la passione), si trovava in modo impassibile sotto le specie sacramentali: come vi si trovava in modo invisibile, pur essendo in se stesso visibile.
Infatti come la visione richiede il contatto tra l’oggetto visibile e il mezzo interposto, così la passione richiede il contatto tra il corpo passibile e le cose che agiscono su di esso.
Ora, il corpo di Cristo, secondo il modo in cui è presente nel sacramento non è in relazione con l’ambiente circostante mediante le proprie dimensioni, con le quali i corpi si toccano tra loro, ma mediante le dimensioni delle specie del pane e del vino. Di conseguenza a patire e a esser viste sono le specie, non già il corpo stesso di Cristo” (Somma teologica, III, 81, 3).

4. Anche la terza domanda che mi poni San Tommaso se l’è posta in altri termini: “Se Cristo sarebbe morto nell’Eucaristia qualora al momento della sua morte questa fosse stata conservata in una  pisside o consacrata da un Apostolo”.
Ed ecco la risposta: “Sia in questo sacramento che in se stesso il corpo di Cristo è identico nella sostanza, ma non è identico nel modo: infatti in se stesso viene a contatto con i corpi circostanti mediante le proprie dimensioni, il che non avviene nell’Eucaristia.
Quindi tutto ciò che è vero di Cristo quanto a se stesso, gli può essere attribuito sia in se stesso sia nella presenza eucaristica: per esempio vivere, morire, soffrire, essere animato o inanimato e cose simili.
Tutto ciò che al contrario è vero di lui per i suoi rapporti con i corpi esterni, gli può essere attribuito se si considera in se stesso, non già nella sua presenza eucaristica: si esclude quindi che possa essere deriso, coperto di sputi, crocifisso, flagellato e cose simili. Sono perciò giustificati quei versi: "Nella pisside giunge il dolor sofferto, ma non gli puoi attribuire quello inferto" (Somma teologica, III, 81, 4).
E ancora: “L’anima di Cristo è presente in questo sacramento per naturale concomitanza, perché non è separata dal corpo; ma essa non è presente in forza della consacrazione. Perciò, se questo sacramento fosse stato consacrato o conservato nel tempo in cui l’anima era realmente separata dal corpo, in questo sacramento non sarebbe stata presente l’anima di Cristo: non per difetto di virtù nelle parole sacramentali, ma per la diversa condizione della realtà” (Somma teologica, III, 81, 4, ad 3).

5. Da quanto risulta dai Vangeli l’istituzione dell’Eucaristia avvenne solo nell’ultima cena.
Il Signore non fece più quanto ha compiuto in quel momento supremo della sua esistenza terrena come risulta anche dalle sue parole: “Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio” (Mt 26,29).

6. L’ultima domanda riguarda la presenza di Cristi nei miracoli eucaristici:
Scrive ancora san Tommaso: “In tali apparizioni si tributa a ciò che appare lo stesso culto di prima. Ora, questo non avverrebbe, se non vi fosse veramente presente Cristo, cui tributiamo culto di latria. Dunque anche in tali apparizioni Cristo rimane in questo sacramento” (Somma teologica, III, 76, 8, sed contra).
Pertanto la specie del pane o del vino cedono il posto a quanto appare, ma la sostanza, e cioè Cristo intero nel suo corpo, sangue, anima  e divinità rimane lo stesso.
Più diffusamente San Tommaso spiega: “In due modi si verificano le apparizioni in cui a volte si vede miracolosamente in questo sacramento della carne, o del sangue, o addirittura un bambino.
Talora infatti il fenomeno si compie soggettivamente negli spettatori: i loro occhi subiscono tale impressione, come se veramente nella realtà esterna vedessero della carne o del sangue, o un bambino, senza però che si operi alcuna mutazione nel sacramento. Così sembra che avvenga quando ad alcuni appare sotto l’aspetto di carne o di bambino, mentre ad altri si mostra come prima sotto le apparenze del pane; oppure quando a una medesima persona appare per un po’ di tempo sotto la specie di carne o di bambino, e poi sotto le specie del pane.
Tuttavia questo fenomeno soggettivo non rientra nella categoria delle illusioni come i prestigi dei maghi, perché tale impressione viene prodotta divinamente negli occhi per esprimere una verità, e cioè per manifestare la reale presenza del corpo di Cristo in questo sacramento; ossia come il Cristo medesimo, senza ingannare, apparve ai discepoli che andavano a Emmaus. (…).
Altre volte invece tali apparizioni accadono non solo per l’impressione degli spettatori, ma per una reale esistenza al di fuori di essi del fenomeno che si vede. Ciò è evidente quando l’apparizione si presenta identica a tutti, e dura non per il momento, ma per lungo tempo.
In simili casi alcuni dicono che si tratta delle sembianze proprie del corpo di Cristo. Senza contare che certe volte non si vede il Cristo per intero, ma una parte della sua carne; e che non si vede in età giovanile, ma infantile: poiché il corpo glorioso ha la capacità, come si dirà in seguito, di comparire a un occhio non glorificato, sia per intero che in parte, o nelle sue proprie sembianze, o in altra maniera.
Ma questa spiegazione non è accettabile.
Primo, perché il corpo di Cristo non può essere visto nelle proprie sembianze che in un luogo soltanto, in cui è contenuto in modo delimitante. Orbene, facendosi egli vedere e adorare in cielo nelle proprie sembianze, non può mostrarsi così in questo sacramento.
Secondo, perché il corpo glorioso che appare quando vuole, scompare anche quando vuole dopo che si è fatto vedere: è scritto così che il Signore "svanì agli occhi dei discepoli". Ma quello che appare sotto l’aspetto di carne in questo sacramento rimane a lungo; anzi, si legge che a volte è stato chiuso e conservato in una pisside per deliberazione di molti vescovi: il che è assurdo pensare di Cristo nelle proprie sembianze. Dobbiamo perciò concludere che, restando le stesse dimensioni di prima, si compiono miracolosamente delle mutazioni negli altri accidenti, p. es., nella figura, nel colore e in altri simili, così che appaia della carne, o del sangue, oppure un bambino. E questo non è un inganno: perché come si è detto sopra, avviene "per indicare una verità", cioè per dimostrare con queste miracolose apparizioni che in questo sacramento è veramente presente il corpo e il sangue di Cristo. In tal modo è ovvio che, rimanendo le dimensioni, le quali come vedremo sono il fondamento degli altri accidenti, resta veramente in questo sacramento il corpo di Cristo” (Somma teologica, III, 76, 8).
Pertanto le apparenze del pane e del vino non si trasformano in reliquie, ma si tratta di una miracolosa modificazione avvenuta nelle apparenze del pane e   del vino e sotto di esse permane la presenza del Signore.

Ecco dunque la risposta alle tue domande, che come hai potuto notare non sono peregrine essendole poste anche San Tommaso.
Ti auguro di incrementare sempre più il tuo affetto verso Gesù presente nell’Eucaristia e per questo ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo