Quesito

Caro Padre Angelo,
rimango sempre edificato dalle sue parole e vorrei farle una domanda dopo aver letto la sua risposta al quesito di oggi 05.03.2015.
Quando parla della distinzione dei peccati mortali e peccati veniali, dicendo giustamente che i peccati mortali, solo grazie al sacramento della confessione possono venire perdonati, dicendo anche che si consiglia di confessare anche i peccati veniali.
Per i peccati veniali non vi è un obbligo???
Per i peccati veniali è sufficiente il confiteor della messa???
L’eucaristia è di per sè portatrice di grazia di perdono dei peccati veniali???
Ho letto nel CCC nel capitolo sul sacramento dell’Eucaristia che accostarsi al sacramento Eucaristico sovente e con dedizione permette di essere protetti dai peccati mortali e si è perdonati dei peccati veniali.
Se così fosse, una santa persona che si accostasse quotidianamente con grande devozione e intensità, sarebbe effettivamente protetta dalla caduta mortale e uscire dalla messa avendo anche perdonati i peccati veniali???
Per quale motivo bisognerebbe confessare i peccati veniali????
La ringrazio del suo prezioso contributo.
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
1. le domande che mi hai posto sono sostanzialmente tre.
   1. la Santa Comunione elimina i peccati veniali?
   2. la Santa Comunione preserva dai peccati  mortali?
   3. Se la Comunione elimina i peccati veniali serve ancora andarli a confessare?

2. Alla prima domanda rispondo presentandoti la dottrina di San Tommaso, il quale dedica l’articolo quarto della questione 79 della terza parte della Somma proprio al quesito che mi hai posto:.
Si domanda dunque san Tommaso se questo sacramento rimetta i peccati veniali. E risponde così:
“In questo sacramento si possono considerare due cose: il sacramento stesso e il suo effetto.
Sotto ambedue gli aspetti è evidente che questo sacramento ha la virtù di rimettere i peccati veniali.
Esso infatti in quanto sacramento, viene ricevuto sotto forma di cibo che nutre. Ma il nutrimento del cibo è necessario al corpo, proprio per riparare le quotidiane perdite che avvengono per il calore naturale. Ebbene, anche spiritualmente noi perdiamo ogni giorno qualche cosa per il calore della concupiscenza nei peccati veniali, che diminuiscono il fervore della carità.
Quindi è compito di questo sacramento rimettere i peccati veniali. Ecco perché S. Ambrogio afferma che questo pane quotidiano si prende "come rimedio delle quotidiane infermità".
L’effetto poi di questo sacramento è la carità, non solo come abito, ma anche come atto, che, infervorato da questo sacramento, elimina i peccati veniali.
È chiaro quindi che in virtù di questo sacramento i peccati veniali vengono rimessi” (Somma teologica, III, 79, 4).

3. Anche al secondo quesito ti rispondo con le parole di san Tommaso.
Dopo aver ricordato che il Signore ha affermato: "Questo è il pane disceso dal cielo perché chi ne mangia non muoia" (Gv 6,50) soggiunge: ”Ma questo evidentemente non deve intendersi della morte corporale. Deve perciò intendersi nel senso che questo sacramento preserva dalla morte spirituale, causata dal peccato” ((Somma teologica, III, 70, 6, sed contra) argomenta in questo modo:
“Il peccato è una specie di morte spirituale dell’anima.
Quindi uno viene preservato dal peccato allo stesso modo in cui il corpo viene preservato dalla morte.
Ora, tale preservazione avviene in due modi.
Primo, in quanto l’organismo umano viene rafforzato interiormente contro gli agenti interni della corruzione: e così viene preservato dalla morte con il cibo e con le medicine.
Secondo, in quanto viene  difeso dai pericoli esterni: e così viene preservato con le armi che proteggono il corpo.
Ebbene questo sacramento preserva dal peccato nell’uno e nell’altro modo.
Primo, perché unendo l’uomo a Cristo mediante la grazia, ne rafforza la vita dello spirito come un cibo e una medicina spirituali, in conformità alle parole del Salmo: "Il pane che sostiene il suo vigore” (Sal 103,15). E S. Agostino esclama: "Accostati sicuro: è pane, non veleno" (In Ioh. Ev. tract. 26).
Secondo, in quanto rappresenta la passione di Cristo, per la quale sono stati vinti i demoni: infatti l’Eucarestia respinge ogni assalto diabolico. Da cui le parole del Crisostomo: "Come leoni spiranti fiamme, torniamo da quella mensa, resi terribili per il demonio" (In Ioh. Ev. hom. 46)” (Somma teologica, III, 70, 6).

4. Ne viene da sé la domanda: a che serve la confessione sacramentale dei soli peccati veniali quando questi vengono già eliminati dall’Eucaristia, dalla Santa Comunione?
Ebbene, la confessione anche solo dei peccati veniali giova moltissimo perché nel sacramento della Penitenza viene comunicata la grazia propria di questo sacramento. È la cosiddetta grazia sacramentale.
I contenuti della grazia sacramentale della confessione sono i seguenti tre:
1. ci concede il medesimo dispiacere che Gesù ha provato per i nostri peccati, e in particolare per quelli che siamo venuti a confessare in quel momento.
Il suo dispiacere è la risorsa più grande per non commetterli più di nuovo.
Ogni volta che ci confessiamo dovremmo chiedere a Gesù di darci il dispiacere che Lui ha provato per i  nostri peccati portando la croce.
2. ci concede una partecipazione alla vittoria di Cristo sul peccato, e cioè la forza di poter cambiare, di migliorarci.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che “il sacramento della riconciliazione con Dio opera una autentica «risurrezione spirituale»” (CCC 1468).
3. “In coloro che ricevono il sacramento della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa, ne conseguono la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito” (CCC 1468).

5. Per questo la confessione regolare e frequente anche per chi vive in grazia è sempre sommamente raccomandabile.
I beni che comunica sono troppo importanti per poter farne a meno.
Questo è il motivo per cui i Santi, che certamente non avevano peccati mortali, si confessavano con molta frequenza.

Ti auguro vivamente di seguire questa strada.
E per questo ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo