Quesito

caro padre Angelo,
io vivo all’estero da 4 anni, sono cattolico, ma la mia fede vacilla…
Vorrei sapere: quando cado in peccato grave e non posso confessarmi posso chiedere perdono a Dio direttamente in preghiera in attesa della confessione o recitare l’atto di dolore per ottenere un pronto perdono di Dio?
Ovviamente seguirà la confessione…
Grazie
Massimo


Risposta del sacerdote

Caro Massimo,
  1. devi proprio fare così.
Un atto di dolore perfetto col proposito di confessarsi appena se ne avrà la possibilità porta già in grazia di Dio, anche se non dà ancora la possibilità di fare la S. Comunione.

2. Compiamo un atto di dolore perfetto quando ci dispiacciamo di aver cacciato via Dio dalla nostra vita e abbiamo di nuovo crocifisso il Signore nel nostro cuore.

3. Se invece ci dispiacciamo solo per il timore di andare all’inferno, sebbene questo dolore sia buono, viene chiamato imperfetto. Infatti ci dispiacciamo più per le pene che riceviamo che per il male che abbiamo compiuto.

4. Recitando l’atto di dolore la Chiesa ci guida a compiere un atto di dolore perfetto.
Quando dici: perché peccando ho meritato i tuoi castighi, esprimi un atto di dolore imperfetto, detto anche attrizione;
Quando dici: e molto più perché ho offeso Te infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, esprimi un atto di dolore perfetto, detto anche contrizione.

5. Non soltanto è una buona cosa fare subito un atto di dolore perfetto appena ci si accorge di aver perso la grazia di Dio, ma è doveroso per diversi motivi:

primo, perché è quasi impossibile rimanere qualche tempo in peccato mortale senza cadere in nuovi peccati, che offendono Dio e peggiorano la nostra situazione.
Dice San Gregorio Magno: “Il peccato non riparato subito con la penitenza, col suo peso trascina ad altri peccati” (In Ezechielis homilia, 11).

secondo, per il pericolo di perdersi eternamente con una morte improvvisa.
La S. Scrittura mette ripetutamente in guardia da questa possibilità quando esorta: “Non aspettare a convertirti al Signore, e non rimandare di giorno in giorno, perché improvvisa scoppierà l’ira del Signore e al tempo del castigo sarai annientato” (Sir 5,8-9); “Vegliate dunque perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25,13); “Anche voi tenetevi pronti perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate” (Lc 12,40).

terzo, perché la permanenza volontaria nel peccato mortale, soprattutto se molto lunga, manifesta un certo disprezzo per Dio, poiché si stima di poco conto vivere in amicizia con lui.

quarto, perché tutte le opere buone compiute senza la grazia di Dio non meritano per la vita eterna. Gesù ha detto chiaramente: “Chi non raccoglie con me, disperde” (Mt 12,30).

Per tutti questi motivi è convenientissimo che ci si rialzi subito dal peccato e ci si penta il più presto possibile.

Ti assicuro una preghiera per una buona e fruttuosa quaresima.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

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