Quesito

Caro Padre Angelo,
partecipando ad un incontro di condivisione sulla Parola di Dio, un Sacerdote, parlando del sacramento del Battesimo, si è lanciato in una critica serrata sulla prassi pastorale della Chiesa che battezza i neonati.
Ha auspicato un superamento di tale modello, e la reintroduzione della prassi esclusiva dei battesimi degli adulti, a meno che non vi sia una comprovata e stabile garanzia che la famiglia possa educare e crescere il bambino nella fede (in sostanza il battesimo ai bimbi si dovrebbe dare ai soli figli dei cristiani impegnati in parrocchia e non più a chiunque lo richieda).
Sconcertati da tanta perentorietà, molti partecipanti hanno avanzato obiezioni e chiesto spiegazioni.
Il Sacerdote, in risposta, oltre a tanti motivi pastorali, per lo più non condivisibili (esigenza di una maggiore consapevolezza dei battezzandi, stimolo dei battezzandi a compiere una scelta definitiva matura e adulta di fede che non sarebbe favorita nella attuale prassi dell’iniziazione cristiana), ha affermato che il battesimo dato ad un bambino, senza che vi sia la fede dei genitori che lo accompagnano, sarebbe nullo o meglio, invalido.
Ora le chiedo: è corretta tale affermazione teologica?
A me pare di no.
A quali condizioni è valido un battesimo di un neonato?
Quali effetti produce? Quali frutti porta?
E’ opportuno battezzare i neonati?
E’ opportuno abbandonare tale prassi millenaria della Chiesa?
Le confesso che sono molto confuso.
Grazie per la risposta
Emilio


Risposta del sacerdote

Caro Emilio,
1. La chiesa da sempre ha battezzato i bambini.
Questa tradizione affonda le sue radici nelle prime comunità cristiane. La Sacra Scrittura attesta che intere famiglie ricevevano il Battesimo (cf At 16,15; At 16,33; At 18,8; 1 Cor 1,16). In quelle famiglie erano presenti certamente anche dei bambini, che venivano battezzati insieme a tutti gli altri.
In ogni caso l’usanza di battezzare i bambini è esplicitamente attestata nel secondo secolo.
In favore di questa tradizione vi sono anche le parole di Gesù: “Lasciate che i bambini vengano a me” (Mc 10,14), riportate anche nel rituale del Battesimo dei bambini.

2. Capisco le motivazioni del sacerdote, che desidererebbe una comunità cristiana fatta di credenti “credibili”, impegnati e testimoni della loro fede.
Capisco anche il segnale molto forte che vorrebbe dare alle famiglie che battezzano solo per tradizione, ma poi non mettono mai piede in Chiesa.

3. Tuttavia se ci si mette dalla parte del bambino da battezzare molti e forti motivi che giocano a suo favore.
Se manca la fede viva nei genitori, questa fede può essere supplita dalla comunità cristiana.
Di fatto un bambino battezzato si troverà da lì a qualche anno nella necessità di frequentare il catechismo per l’ammissione ai sacramenti dell’eucaristia, della penitenza e della confermazione.
E questa catechesi forse rimarrà l’unica forma di istruzione religiosa che riceverà e che sarà di sostegno per tutto il resto della vita. Se non sarà battezzato non vi sarà niente di tutto questo.
Inoltre: che cosa possa operare all’interno di una persona la grazia ricevuta da bambino, il carattere battesimale che segna per tutta l’eternità, l’istruzione per i sacramenti noi non lo sappiamo.
Ma sappiamo che tante persone, pur lontane dalla pratica perché mai educate nella fede, in determinati momenti o forse anche all’estremo della loro vita sentono dei richiami e si riaccostano.
Se questo riaccostarsi alla fede fosse così laborioso come è il catecumenato per gli adulti molti si scoraggerebbero in partenza.

4. L’essere battezzati lascia in una persona, sebbene non frequentante, un senso di appartenenza che in ogni momento dà l’opportunità e anche il diritto di ricevere il sacramento della riconciliazione, di poter fare la Comunione, di sposarsi in Chiesa.
È una porta aperta al lasciarsi toccare dalla mano del Signore, a tornare a chiedere un dialogo, a decidersi a compiere un cammino di conversione.
Per quanto riguarda la salvezza è sempre più pastorale tenere la porta aperta piuttosto che chiusa.
Se nelle nostre scelte talvolta dobbiamo andare incontro a rischi, è preferibile sbagliare per misericordia che per rigore.

5. Talvolta i genitori, pur non frequentando mai, chiedono il battesimo per i figli perché hanno la percezione che col Battesimo i loro figli siano più protetti.
È vero che bisogna evitare di pensare al battesimo come ad un portafortuna. Ma è pur vero che il Battesimo libera dal potere di satana. Ed è altrettanto vero che il battesimo comunica la grazia, che porta dentro il bambino la presenza della Santissima trinità, e che questa presenza è un baluardo contro gli influssi e gli assalti infernali.

6. Piuttosto di negare il battesimo ai bambini, ci si impegni a premettere a questo sacramento alcuni incontri di catechesi con i genitori e con i padrini.
Sarebbe un’occasione preziosissima per risvegliare la fede e sarebbe per il sacerdote un’occasione molto bella per stare a tu per tu con parrocchiani che non hanno mai l’opportunità di incontrarlo.
In alcune diocesi questi incontri, detti anche di preparazione al battesimo, vengono fatti lodevolmente.

7. Anche in passato ci si poneva il problema del battesimo dei bambini.
S. Agostino lo risolveva così: “i bambini vengono presentati a ricevere la grazia spirituale non tanto da coloro che li portano sulle loro braccia (sebbene pure da costoro, se questi sono buoni fedeli), quanto dall’intera società dei santi e dei fedeli.
È giusto infatti vederli presentati da tutti coloro a cui piace che siano presentati, e dal cui amore vengono associati alla comunione dello Spirito Santo” (Epistola 98).
La fede di un altro, anzi di tutta la Chiesa, giova al bambino in virtù dell’operazione dello Spirito Santo che unisce la Chiesa e mette gli uni in una misteriosa comunicazione di beni soprannaturali con gli altri.

8. Circa la necessità della fede per la validità del battesimo ti riporto il pensiero di san Tommaso: “Due sono gli effetti vengono prodotti nell’anima per mezzo del battesimo: il carattere e la grazia.
Perciò una cosa può essere necessaria al battesimo in due modi.
Primo, come indispensabile per aver la grazia, che è l’effetto ultimo del sacramento. In questo senso la vera fede è necessaria nel battesimo; perché, dice S. Paolo, “la giustizia di Dio si ha mediante la fede in Gesù Cristo”.
Secondo, una cosa può essere necessaria nel battesimo come indispensabile per ricevere il carattere battesimale.
In questo senso non occorre necessariamente nel battesimo la vera fede del battezzando, come neppure la vera fede del battezzante, purché ci siano tutte le altre cose necessarie alla validità del sacramento. Questa infatti dipende non dalla santità di chi lo amministra, o di chi lo riceve, ma dalla virtù di Dio” (Somma teologica, III, 68, 8).
Pertanto l’assenza della fede non tocca la validità del Battesimo, ma la sua fruttuosità.
Del resto, sottolinea san Tommaso, la fede non è richiesta neanche nel battezzante.
Essenziale per la validità del Battesimo è l’intenzione: che si abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.
Inoltre è essenziale per la validità che si usi l’acqua e si pronuncino le parole dovute (io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo).

Ti ringrazio per il quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo