Quesito

1. Benignità e benevolenza sono la stessa cosa? Che differenza c’è?

2. Le differenze tra bontà, benignità, mitezza e longanimità quali sono?

3. La continenza di cui si parla nell’elencazione dei frutti dello Spirito Santo è come la temperanza o differisce di qualcosa?

4. La modestia, la continenza e la castità, nell’insieme, costituiscono il dominio di sé di cui si parla nella lettera ai Galati 5, 22?
La modestia in cosa si distingue dall’umiltà?

5. Una distinzione precisa e dettagliata tra pazienza e fedeltà quale potrebbe essere?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. anzitutto è necessario chiarire la vera terminologia.
Prendiamo quella curata dalla Conferenza episcopale italiana, la quale in Gal 5,22 menziona nove frutti dello Spirito santo: “amore gioia, pace, magnanimità (pazienza), benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé”.

2. La Volgata Clementina ne enumera dodici: carità, gioia, pace, pazienza, benignità, bontà, longanimità, mitezza, fedeltà, modestia, continenza e castità
Alla pazienza aggiunge la longanimità, alla mitezza la modestia, al dominio di sé la castità.
Certamente si rifà a quanto si legge nell’Apocalisse: “di qua e di là dal fiume l’albero della vita che da dodici raccolti e produce frutti ogni mese” (Ap 22,2).

3. Quella che tu chiamai benignità andrebbe identificata con la bontà.
Di fatto la longanimità si identifica con la pazienza o magnanimità.
Modestia, continenza e castità si identificano col dominio di sé.

4. Precisato questo, ti indico la distinzione fatta da San Tommaso.
Parliamo di bontà quando si vuole indicare semplicemente la volontà di fare del bene, mentre parliamo di benevolenza quando c’è l’esercizio effettivo delle opere buone.
Abbiamo la mitezza quando ci si esprime con dolcezza, mentre si parla di longanimità nell’assenza di turbamento quando determinati beni non ci vengono dati subito, ma li si deve ulteriormente attendere. Per questo, come vedi, s’identifica con la pazienza.

5. La fedeltà consiste nel non nuocere al prossimo con l’ira, con la frode e l’inganno. È pertanto un frutto a sé.

6. Abbiamo la modestia quando l’uomo si esprime decorosamente nelle azioni esterne, soprattutto nei gesti, nel portamento e nelle parole.
Secondo San Tommaso la castità trattiene l’uomo dai piaceri illeciti, mentre la continenza lo trattiene anche da quelli leciti (Somma teologica, I-II, 70, 3).
Ma modestia, continenza e castità vanno identificati col dominio di sé, che comprende evidentemente anche l’umiltà.

7. Un’analisi più dettagliata dei singoli frutti la puoi trovare in J. Jansens – M. Ledrus, I frutti dello Spirito Santo.

Ti ringrazio per il quesito e ti assicuro una preghiera perché le virtù ben mature possano produrre in te questi frutti squisiti di dolcezza (i frutti dello Spirito Santo infatti sono frutto delle virtù mature).
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo