Quesito

Caro Padre Angelo,
quali sono le motivazioni per le quali la Chiesa non riconosce moralmente legittima la convivenza?
Spesso parlo di questo con amici ma non so mai di preciso quali argomenti portare a difesa e a sostegno della posizione della Chiesa che peraltro condivido.
Che il Signore la protegga sempre.
Samuele


Risposta del sacerdote

Caro Samuele,
1. la Chiesa non riconosce la convivenza prematrimoniale per vari motivi.
Anzitutto perché la convivenza è offensiva della persona.
Ogni persona desidera, anzi, esige di essere amata in maniera incondizionata e non per prova.
La persona non si prova come si prova un oggetto, un vestito.
Ora “amare il prossimo come se stessi” comporta anche questo risvolto: di non trattare l’altro come non si vorrebbe essere trattati da nessuno, e cioè “amati in prova” o “per prova”.
Giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che “l’amore umano non ammette la «prova». Esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro” (CCC 2391).

2. Inoltre, e secondo me è il motivo più importante, perché la convivenza prematrimoniale è legata all’esperienza dei rapporti sessuali, che fuori del matrimonio sono intrinsecamente falsati.
Il gesto della donazione sessuale di per sé è grandemente significativo. Vuole dire che i due si donano in  totalità.
Ma nell’esperienza prematrimoniale non ci si dona in totalità perché si esclude di donare all’altro la propria capacità di diventare padre o madre. E questo lo si fa proprio mentre si suscita tale capacità.

3. Un nostro visitatore, in maniera molto sincera, mi ha scritto: per fortuna che non ci si dona in totalità.
E sotto un certo aspetto è vero, perché ci si esporrebbe a diventare padri e madri senza essere uniti nel matrimonio, senza essere sicuri di dare stabilità affettiva al bambino che potrebbe nascere.
Ma questo depone ulteriormente a sfavore di tali rapporti che, al dire di Giovanni Paolo II, sono intrinsecamente menzogneri.

4. Forse bisognerebbe essere sinceri fino in fondo e riconoscere, come diceva un certo autore, che “i rapporti sessuali prematrimoniali sono una menzogna a fior di pelle, un possesso che si maschera da dono”.
Ma non è questa la strada per la quale si impara ad amare e a stare insieme.
È piuttosto la strada dello sfascio perché, abituandosi all’egoismo in un  punto che tocca l’intimo nucleo della persona, non si è capaci di rinunziare a se stessi per far felice l’altro.

5. Senza dire che la convivenza rende fragile l’amore, accresce il timore e il sospetto.
Nelle varie discussioni si teme che l’altro minacci di sciogliere tutto perché non vi è alcun vincolo né giuridico né morale che tuteli l’unione dal capriccio e dall’unilateralismo.
Nella convivenza una persona si sente meno protetta.

6. E c’è il timore di fare un investimento di energie, di soldi per la casa, di affetto e di tempo esposto fortemente ad esser vanificato.
Chi è reduce dalla convivenza sente il rammarico di aver perso del tempo, di aver trascorso la giovinezza, forse ormai passata, senza preparare qualcosa di valido e di grande.
E tutto questo può aumentare ancora di più l’insicurezza per il futuro.

7. Al contrario non c’è niente come la purezza che insegni a rinnegare se stessi, i propri capricci, la propria passionalità e dia la capacità di amare in maniera vera, di rendere l’amore più forte e più attraente. E questo proprio perché sa aspettare il momento giusto, e cioè la celebrazione del matrimonio.
Solo da questo momento ogni cosa ha il suo vero significato.

8. Diversamente, allenandosi a dire bugie con i rapporti prematrimoniali, non si costruisce nulla. Come diceva quell’autore, i rapporti prematrimoniali sono un atto di egoismo e di sensualità che si maschera da dono.

Mi fermo qui, ma credo che ce ne sia già abbastanza.
Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di riproporre di nuovo il pensiero della Chiesa su un punto così importante della vita e del futuro delle persone.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo