Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo P., ho 50 anni, sono felicemente sposata da quasi 22 anni ed ho uno splendido figlio ventenne, che è un dono del Signore.
Da quando ho avuto la grazia della conversione (circa un anno fa), leggo spesso la sua rubrica per avere risposte chiare alle domande che di sovente mi pongo. La trovo molto utile ed illuminante, grazie per il lavoro che fa.
La domanda è: quanto tempo dedicare della propria vita a chi ha bisogno? La mia vita spirituale è stata praticamente assente fino all’anno scorso, da quando Dio è entrato nella nostra famiglia, poi tutto è cambiato.
Mi sono resa conto dell’esistenza da peccatrice che conducevo e della quale ignoravo gli effetti. Quattro anni fa un cancro al seno mi ha svegliato dal torpore spirituale e mi ha fatto capire che Dio mi stava dando un’ennesima occasione per raddrizzare la rotta. Dentro di me è nato un germoglio di fede che poi mi ha felicemente pervaso l’anima. Vado a Messa quasi tutti i giorni, recito la coroncina della misericordia ed il rosario quotidianamente. Rispettiamo il digiuno quaresimale ed ogni venerdì dalla carne. Mi confesso regolarmente, faccio fioretti ogni mese, leggo il vangelo prima di addormentarmi la sera e sono appassionata dei libri sui santi (ultimo Apparecchio alla morte di Sant’Alfonso Maria De Liguori). Tutto questo non per vanto ma per farle capire quanto Dio sia nella mia vita di ogni giorno. Avverto come un fuoco nel cuore che brucia per il continuo bisogno di amarlo e non offenderlo. Specie per il cuore misericordioso di Gesù al quale sono devota.
Vengo alla questione per la quale le ho scritto: essendo una casalinga ed avendo un po’ di tempo libero, dopo il periodo di salute difficile di cui sopra, ho voluto dedicarmi alla carità attiva. Collaboro con la Caritas del la parrocchia da qualche mese. Ma mi rendo conto che il tempo che gli altri operatori dedicano ai vari progetti è maggiore di quello che posso dedicare io. Amo prendermi cura della mia famiglia ed esserci sempre per loro a qualsiasi ora (preparo pranzo e cena regolarmente anche ad orari diversi), e quei momenti liberi che mio marito ha dal lavoro, giustamente, li passiamo insieme. Ma poi quando gli operatori della Caritas mi fanno presente che dovrei essere più disponibile, mi sento in colpa per non fare abbastanza. Vorrei donarmi agli altri senza limiti e dover fare un passo indietro ho paura possa offendere Dio. Se in questo momento dovessi lasciare questo mio proposito, sono una cattiva cristiana?
In attesa di una sua risposta la ricordo con affetto nelle mie preghiere, grazie. 


Risposta del sacerdote

Cara P., 
1. attraverso la malattia hai ritrovato il Signore. E con il Signore hai ritrovato la vita spirituale che è la porzione più bella della nostra vita.
Deo gratias anche per questo! 
Aveva ragione quello scrittore cristiano, Léon Bloy, a dire che la sofferenza ha il compito di risvegliare la presenza di Dio nell’anima.
2. Insieme con Dio, è entrato il fuoco nel tuo cuore, e con il fuoco è entrato il fervore.
Che cosa c’è di più bello che sentire il fervore nel cuore?
Il Signore ti sta facendo sperimentare quello che hanno provato i discepoli di Emmaus quando Gesù si è accostato a loro. Prima erano tristi e amareggiati. Ma da quando hanno cominciato a sentire la spiegazione delle Scritture fatta da Gesù si aprì la loro mente e hanno cominciato a sentire ardere il loro cuore.
Non riuscivano più a distaccarsene, tanto che quando Gesù fece cenno come per andare più lontano e proseguire il suo viaggio, unanimemente gli dissero: “Resta con noi, Signore, perché si fa sera” (mane nobiscum, Domine, quoniam adversperascit).

3. Anche per te, grazie a Dio, si è aperta la mente sul mondo vero, che è quello di Dio e dei suoi santi.
Prima della conversione pensavi forse di avere tutto. Adesso hai scoperto il mondo di Dio, che Gesù lo chiamerebbe con espressione ben più significativa e ricca: il Regno di Dio.
La sua presenza invade la tua anima e proprio per questo avverti un senso di pienezza.
Nello stesso tempo è sorta in te una sete sempre più profonda di questa realtà che nel Vangelo di Giovanni viene chiamata acqua viva (Gv 4,11) al punto che come la samaritana dici a Gesù: “Signore, dammi sempre di quest’acqua” (Gv 4,15).

4. Come avviene per coloro che cominciano ad amare il Signore, si accesa dentro di te anche la volontà di dedicarti al prossimo.
E hai compreso quanto siano vere le parole di San Gregorio magno Papa: “L’amore di Dio genera l’amore del prossimo e l’amore del prossimo conserva l’amore di Dio” (Hom. 38 in Evang., 11).

5. Certamente tuo prossimo sono tutti, compresi i nemici.
Ma c’è qualcuno che ti è più prossimo: i tuoi familiari.
Questi sono i primi che il Signore ti ha affidato perché tu li custodisca per la vita eterna.

6. Dice la Sacra Scrittura: “Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele” (1 Tm 5,8). 
Da questa affermazione San Tommaso conclude: “Dunque si deve avere una carità maggiore verso i congiunti” (Somma teologica, II-II, 26, 7, sed contra).

7. Non è tempo perso quello che dedichi alla famiglia, in particolare a tuo marito che ti ha sposato per avere in te aiuto e consolazione.
Contemporaneamente chiedi al Signore la grazia che altri si possano aggregare al vostro servizio della carità.
Augurandoti ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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