Quesito
Carissimo Padre Angelo,
innanzi tutto desidero ringraziarla per il tempo che dedica a persone che sono come me confuse e dubbiose e non trovano risposte soddisfacenti alle domande che formulano.
La fede è essenzialmente un dono di Dio, ma io non credo di averlo ricevuto, probabilmente non me ne accorgo. La mia mentalità razionale mi fa credere in Dio al 95%, ma manca quel 5% che potrei definire fede.
Non so nemmeno se posso considerarmi un vero cristiano anche se vado regolarmente alla S. Messa e ogni tanto mi confesso e ricevo l’Eucaristia. Io cerco Dio, ma non lo trovo e forse non lo troverò mai. Forse lo cerco nel luogo sbagliato.
La ringrazio anticipatamente e la saluto con affetto.
Marco
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. dalle poche righe che hai scritto posso dire che in te c’è la fede, ma non c’è probabilmente il fervore.
Aver fede significa aderire a verità non evidenti, vale a dire che non si toccano e non si vedono.
Nel caso della fede teologale va aggiunto che queste verità non solo non sono evidenti, ma non sono neanche di immediata sperimentazione.
2. Penso, ad esempio, alla presenza reale di Gesù nell’eucaristia nel suo corpo, nella sua anima e nella sua divinità.
La sua presenza non è né evidente né direttamente sperimentabile.
3. Aderiamo a questa verità perché Gesù Cristo ce l’ha detto.
Non solo, ma anche e soprattutto perché Gesù Cristo inclina il nostro cuore e la nostra mente ad aderirvi attraverso una mozione interiore.
Questa mozione interiore non forza la nostra volontà ma la inclina ad aderirvi liberamente.
4. Andare a confessarsi e fare la Santa Comunione sono essenzialmente atti di fede.
Tu li compi liberamente perché sei persuaso, fondato sull’autorevolezza di Gesù Cristo, che nella confessione ti vengono rimessi i peccati e nella Santa Comunione Gesù Cristo entra dentro di te attraverso il sacramento.
5. Ugualmente vai a Messa tutte le domeniche perché Dio l’ha comandato, perché credi che Dio quel giorno l’ha benedetto e l’ha consacrato (cf. Gn 2,3).
Tu potresti dire: “lo faccio per abitudine”.
Ma è un’abitudine che deriva dalla fede.
Per questo è giusta la tua osservazione: probabilmente ho il dono della fede ma non me ne accorgo.
6. Credo, pertanto, che tu per fede intenda il fervore.
Ora il fervore è importante perché mette fuoco.
Che cosa fare per far crescere la fede e alimentare il fervore?
Ci sono due strade.
La prima è indicata dal Vangelo di cui il principale autore è lo Spirito Santo e consiste nel domandare con insistenza ciò che gli apostoli chiesero al Signore: “Accresci in noi la fede!” (Lc 17,6).
Sì, se siamo in grazia di Dio, e pertanto come figli che sono rimasti nella casa, e chiediamo beni di ordine soprannaturale, e la fede è un bene di ordine soprannaturale, meritiamo di ricevere l’incremento della fede nel medesimo modo in cui i figli che chiedono ai genitori di dar loro da mangiare hanno diritto di essere nutriti.
In teologia si dice che se in grazia di Dio si chiedono beni di ordine soprannaturale si merita ex condigno, e cioè per giustizia, analogamente ai figli che chiedono cose doverose ai loro genitori.
Dio in questo caso esaudisce sempre.
7. La seconda strada consiste nel prepararci all’infusione del fervore compiendo atti espliciti di amore per il Signore.
San Bernardo dice che il Signore permette dei periodi di raffreddamento nel fervore perché ci si dia uno stimolo ad aprirci a Lui con atti espliciti di amore.
A questo proposito dice che il Signore, anzi lo Sposo, non si è allontanato, ma ha permesso questo perché ci esercitiamo nella pratica dell’amore.
Ecco le sue precise parole: “Non est reversus Sponsus” (non si è allontanato lo Sposo), ma si comporta così perché si ravvivino da parte nostra tanti atti di amore (sed ut exerceatur negotium amoris).
Con l’augurio di una ripresa fervente della tua vita spirituale, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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