Quesito
Caro Padre Angelo,
Ho letto con attenzione l’intervento sul vostro sito sulla questione della fede, in risposta ad un quesito di una persona
Nell’articolo in questione il relatore afferma che Dio da a tutti la possibilità della salvezza, dando a tutti la fede (e qui mi consenta che il discordo è stato esposto in maniera forse un po’ tortuosa, tanto che non si capisce cosa in realtà si dica).
Io sono ateo, (figlio di credenti cristiani) ho provato in tutti i modi fin da ragazzo di avvicinarmi a Dio, a capirlo ed ascoltarlo. Niente.
Allora mi chiedo? Se è vero che Dio da a tutti la fede, seppur in modo non sempre comprensibili come è stato scritto nell’articolo in questione, perché a me non l’ha data? Continuo a non credere in Lui, non ci posso fare niente, prevale sempre in me la ragione logica, tangibile. Per quanto mi sia sforzato.
La ringrazio della eventuale risposta.
Luigino, ottantenne.
Risposta del sacerdote
Caro Luigino,
1. venendo al merito del discorso, la Sacra Scrittura afferma che “senza la fede è impossibile essergli graditi” (Eb 11,6).
E poiché “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,4) ne segue che dona a tutti la fede per poter dirigere i propri passi verso di lui.
2. Ne segue anche che se alcuni non hanno la fede, è perché c’è stato un impedimento ad accoglierla.
Questo impedimento può avere diverse origini, che non sempre sono addebitabili al soggetto che non crede.
3. Tuttavia il discorso della fede è disgiunto dal problema dell’esistenza di Dio.
Perché all’esistenza di Dio si può e si deve giungere con l’uso della ragione.
Le leggi sapientissime che governano il cosmo e la natura non sono frutto del caso. Il caso avviene per una volta, per pura coincidenza, per caso, come si dice comunemente.
Qui invece vi sono leggi stabili che manifestano un’infinita sapienza.
La sapienza suppone un’intelligenza. E poiché le leggi sono perfettissime, anche l’intelligenza che le ha prodotte deve essere perfettissima.
Per questo la Sacra Scrittura dice che coloro che non giungono all’esistenza di Dio sono senza scusa (cfr. Rm 1,20).
4. Fin qui si rimane nell’ambito della ragione.
Anche se comunemente si dice “io credo nell’esistenza di Dio” non c’entra ancora la fede teologale, la quale di per se stessa è adesione ad una realtà che non solo non è evidente, ma non è neanche raggiungibile con le sole risorse umane.
Qui il credere è quasi sinonimo dell’espressione: “credo che supererò l’esame”, e cioè sono persuaso che supererò l’esame perché mi sono preparato adeguatamente. Se si vuole parlare di fede, qui si tratta di una fede naturale.
5. La fede cristiana o teologale è adesione ad una realtà che va al di sopra delle capacità della ragione.
Ha per oggetto Dio che si rivela. In particolare, ha per oggetto la divinità di Cristo e quanto egli ci ha rivelato di se stesso.
6. Poiché la fede teologale ha come oggetto verità di ordine soprannaturale che non sono di per sé frutto del ragionamento umano (ad esempio: i sacramenti comunicano la grazia oppure comunicano, come nel caso dell’ordine sacro, una potestà divina), suppone un intervento soprannaturale di Dio nella mente e nel cuore dell’uomo.
Per questo Gesù ha detto: “Nessuno viene a me se il Padre non lo attira” (Gv 6,44).
Ed è per questo che la fede soprannaturale o teologale è un dono che viene da Dio.
7. Il concilio Vaticano II ha espresso in termini molto belli il dinamismo della fede cristiana quando ha affermato: “A Dio che si rivela è dovuta l’obbedienza della fede (Rm 16,26) con la quale l’uomo si abbandona a Dio tutto liberamente, prestandogli il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà (DS 3008) e acconsentendo volontariamente alla rivelazione da lui data.
Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente e dia a tutti la dolcezza del consentire e nel credere alla verità.
Affinché poi l’intelligenza della rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni” (Dei Verbum 5).
8. A tutti dona almeno il nocciolo della fede, e cioè la conoscenza della sua esistenza e che gli è remuneratore per coloro che lo cercano (cfr. Eb 11,6).
Senza questo minimo di conoscenza sarebbe impossibile per gli uomini orientarsi verso di lui e dirigere conseguentemente i propri passi.
A questo, come ho detto, ci può e ci deve arrivare ogni uomo perché tutto parla di Dio, della sua potenza creatrice, della sapienza con cui ha costituito tutte le cose e della sua bontà, perché le ha create per noi.
Augurandoti almeno questo “nocciolo”, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo
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