Quesito
Buongiorno Padre, come sta?
Le scrivo intanto per porgerLe i miei personali saluti, e dirLe sempre che la ricordo nelle preghiere. Sto benissimo per lode a Dio e la mia vita procede sotto il Suo governo. Sa che ho fatto conoscere il sito anche ad altri? Parlo di Lei definendola come il mio “primo maestro di vita spirituale” e non glielo dico per adularLa ma perché lo penso davvero. Anche altri del gruppo di giovani la stimano molto e mi hanno chiesto di salutarLa anche da parte loro.
Oggi abbiamo trovato questa bellissima preghiera per ottenere l’umiltà, che è anonima.
“O Signore, tu che sei mansueto ed umile di cuore, ti prego di ascoltarmi.
Liberami, Gesù, dal desiderio, di essere amato, di essere ammirato, di essere onorato, di essere lodato, di essere preferito agli altri, di essere preso in considerazione, di essere apprezzato.
Liberami, Gesù, dalla paura, di essere umiliato, di essere disprezzato, di essere rimproverato, di essere dimenticato, di essere deriso, di essere valutato in modo sbagliato, di essere sospettato.
E, Gesù, tramite la tua grazia, risveglia in me il desiderio, che altri vengano amati più di me, che altri vengano apprezzati più di me, che altri, agli occhi del mondo, possano crescere ed io diminuire, che altri vengano scelti ed io messo da parte”.
Un ragazzo ha chiesto perché il desiderio di essere “amato” o “preso in considerazione” sia peccato.
Abbiamo provato a dare delle risposte ma nessuna di queste è riuscita a convincerci fino in fondo.
A volte nella Chiesa si dice che in ognuno di noi c’è il desiderio di essere “amati”, “benvoluti” ed è giusto che tutti siano “presi in considerazione”, perché questo viene visto come qualcosa da chiedere a Dio di liberarci?
All’unanimità abbiamo deciso di domandarlo ad una voce illuminata, esperta ed autorevole. E me ne sono incaricato io. Ed eccomi qua.
Spero che questa mail la trovi bene e che non sia di troppo disturbo.
In Cristo Re, con un’Ave Maria,
Salvatore
Risposta del sacerdote
Caro Salvatore,
1. sì, questa preghiera presenta alcune difficoltà perché Dio stesso ha infuso in noi l’esigenza di amare e di essere amati.
È di qui che nasce l’amicizia e poi anche quella particolare amicizia che introduce al matrimonio.
Il santo Papa Giovanni Paolo II diceva che “nessuno può vivere senza amore” e poi soggiungeva: “Nessuno può vivere se non con qualcuno, anzi per qualcuno” (Uomo e donna lo creò, p. 74).
Creati ad immagine di Dio che è amore (cfr. 1 Gv 4,8), l’esigenza fondamentale della persona è proprio quella di amare e di essere amata.
La stessa cosa vale anche per l’onore che è un bene per noi ed è anche un bene per le persone che amiamo.
2. La preghiera che mi hai presentato può andar bene sulle labbra di San Giovanni della croce, il quale era ormai perfettamente conformato a Cristo crocifisso e aveva chiesto la grazia di patire e di essere disprezzato per lui (pati et contemni pro te).
San Giovanni della croce aveva abbracciato la strada della vita religiosa e non intendeva possedere altro amore che quello che lo teneva direttamente unito al Signore.
Il Signore, però, non chiede che tutti si comportino come San Giovanni della croce, che era stato chiamato a rinnovare l’Ordine del Carmelo.
3. Pertanto vanno fatti dei complimenti a quel vostro amico che si è accorto che questa preghiera, per quanto bella, non può essere proponibile a tutti.
Tutti siamo chiamati alla santità, ma ognuno secondo le esigenze del proprio stato.
4. È molto illuminante a questo proposito la bella istruzione di San Francesco di Sales, che la Chiesa propone come seconda lettura nella Liturgia delle Ore nel giorno della sua festa (24 gennaio).
Per comprenderla meglio è opportuno ricordare che per devozione San Francesco di Sales intende la vita cristiana vissuta nel suo fervore.
Filotea (che etimologicamente significa amica di Dio) è sinonimo di anima cristiana.
5. Eccola:
La devozione è possibile in ogni vocazione e professione.
Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna «secondo la propria specie» (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione.
La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta; bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona.
Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa.
L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio.
Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è resa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili.
È un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dall’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. È vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta” (Filotea, parte 1, cap. 3).
Con l’augurio di ogni bene, benedico te e il gruppo dei tuoi amici che ringrazio per il loro gradito saluto e assicuro per tutti il mio ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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