Quesito
Caro padre Angelo,
in questi giorni sto leggendo L’Imitazione di Cristo, e sono arrivato al Libro Terzo, dove si parla della vita interiore. Il primo capitolo mi ha colpito molto: si accenna al colloquio intimo con Gesù, alla necessità di chiudere le porte dei sensi per ascoltare la sua voce. È un’immagine profonda, ma confesso che non riesco a comprendere fino in fondo come questo colloquio possa avvenire concretamente.
Come posso, nella mia condizione di laico immerso nel mondo, vivere questo dialogo interiore con il Signore? Come si “chiudono le porte dei sensi” senza fuggire dalla realtà? E soprattutto: come si riconosce la voce di Cristo, distinguendola da pensieri, emozioni o suggestioni personali?
Le sarei molto grato se potesse offrirmi qualche consiglio, anche semplice, per iniziare a coltivare questa dimensione. So che la tradizione domenicana ha una profonda esperienza nella vita contemplativa e nel discernimento, e mi piacerebbe imparare da chi ha camminato più a lungo su questa via.
La ringrazio fin d’ora per la sua attenzione e per ogni parola che vorrà condividere. Le assicuro la mia preghiera e le auguro ogni bene nel suo ministero.
Con stima e riconoscenza,
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. per chiudere le porte dei sensi e ascoltare la voce del Signore è necessario mettere in pratica quanto dice lo Spirito Santo attraverso il Siracide: “Prima dell’orazione prepara l’anima tua per non essere come uno che tenta Dio” (Sir 18,23).
La traduzione attuale di questo versetto è diversa, ma la sostanza non cambia: “Prima di fare un voto prepara te stesso, non fare come un uomo che tenta il Signore”.
2. È più facile per un monaco o per uno che vive nella vita religiosa stare alla presenza di Dio e non essere ingolfati da mille pensieri e preoccupazioni.
Per te è più difficile. Tuttavia vi sono degli accorgimenti per preparare una preghiera che sia un’autentica elevazione dell’anima a Dio.
3. La prima disposizione è quella di non abbandonarsi a qualsiasi emozione o sentimento. Diversamente si rimane letteralmente assorbiti da ogni evento che capita e si viene portati via come il vento.
Pertanto non dobbiamo permettere che i nostri sentimenti siano senza freno.
È necessaria la consapevolezza di custodire un grande tesoro nella nostra vita: la presenza di Dio.
San Francesco di Sales a questo proposito diceva che passando in mezzo agli eventi della vita dobbiamo essere come quei tali che portano un vaso colmo di liquore e che camminando fanno attenzione ai movimenti bruschi per non scuotere il liquore perché non si spanda per terra.
4. Per conservare questo clima interiore gli autori spirituali vedevano un’indicazione molto preziosa nella prescrizione di Dio di tenere sempre il fuoco acceso all’interno del santuario e di non accenderlo soltanto al momento in cui si faceva l’offerta dell’incenso.
È necessario pertanto che durante la giornata venga alimentato quel fuoco che permette di elevarsi a Dio in ogni momento.
In concreto questo significa stare alla presenza di Dio.
5. Ebbene, stare alla presenza di Dio non è un optional per i cristiani ma un comando.
L’ha dato Dio stesso ad Abramo quando gli ha detto: “Cammina davanti a me e sii integro” (Gn 17,1).
6. Con questa disposizione d’animo, che costituisce in qualche modo la preparazione remota alla preghiera, è più facile accingersi all’incontro con Dio attraverso la preparazione immediata o prossima.
Ti posso dire che presso i domenicani i momenti della preghiera vengono annunciati con doppio segno di campana.
Il primo ricorda che è arrivato il tempo della preghiera e che ci si deve preparare non solo per non arrivare in ritardo ma anche per disporsi interiormente.
Al primo segno di campana si smette ciò che si sta facendo e si fa tutto quello che si deve fare per prepararsi anche corporalmente perché la preghiera non venga disturbata.
Poi in silenzio si fa tutto il tragitto per andare in coro. In passato era obbligatorio anche il cappuccio in testa come segno di raccoglimento e per non disperdersi nel guardare di qua e di là.
Nel frattempo si tiene il proprio animo sollevato verso l’alto nella consapevolezza che si va a rendere lode a Dio a beneficio di tutta la Chiesa e di tutta l’umanità.
Arrivati alla porta del coro si intinge la mano nell’acqua benedetta e ci si segna con il segno della croce facendo memoria del proprio battesimo e ripudiando ogni peccato.
Il segno di croce con l’acqua benedetta serve anche per allontanare il demonio e per tenerlo lontano, come avverte San Tommaso, perché è pur vero quello che si legge nel libro di Giobbe che quando i figli di Dio si recarono davanti a Dio, in mezzo a loro vi andò anche Satana. Non c’è infatti alcuna azione che il nostro avversario voglia disturbare quanto la preghiera.
7. Fai anche tu qualcosa del genere.
Ravviva il desiderio dell’incontro con il Signore come ce l’avevano i nostri progenitori prima del peccato originale quando erano in attesa che Dio venisse a passeggiare con loro alla brezza della sera.
Poi inizia la tua preghiera o la tua meditazione: sentirai in maniera nitida la voce di Gesù. Anzi avvertirai con Lui una comunione da cuore a cuore.
Sarà anche per te e per tutta la tua famiglia il momento più bello, più elevante e più santificante.
Con l’augurio di tutto questo, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
