Quesito
Caro Padre Angelo,
innanzitutto la ringrazio per questo prezioso servizio di risposta alle domande, che svolge davvero con tanta carità.
Sono una moglie e mamma di 40 anni e lavoro in una grande azienda come ingegnere.
Abbiamo una bimba di 1 anno e il fratellino di 2 anni che ci ha preceduto in cielo qualche anno fa a causa di una malattia.
La malattia e la morte del nostro primo bimbo, che abbiamo cercato di vivere con fede, sono state per me anche una grazia, perché grazie ad alcune persone, in particolare un sacerdote e una suora di clausura, che ci sono state vicine, il Signore ha toccato la mia vita. Avevo fede e cercavo di vivere in modo autentico la fede anche prima, ma ora oso dire che il Signore mi ha fatto conoscere il suo amore e questa è tutta un’altra cosa.
Tra lavoro e famiglia, le giornate sono davvero molto impegnate, ma cerco di pregare la liturgia delle ore e il Rosario tutti i giorni e, quando posso, vado a Messa anche nei giorni feriali. Mi confesso regolarmente ogni 3-4 settimane circa e cerco di nutrirmi di sane letture spirituali. Cerco di portare con pazienza le piccole grandi croci di ogni giorno, offrendole al Signore.
Vorrei chiedere qualche consiglio per la mia vita spirituale, nel tentativo di conoscere e amare sempre più il Signore:
– come posso fare per far sì che la parola di Dio diventi davvero un punto di incontro privilegiato tra me e il Signore? Come posso imparare a mettermi davvero in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi? Prima della nascita della bimba, quando riuscivo, dedicavo un ora alla settimana alla lectio divina sul Vangelo della domenica successiva, ma non sono riuscita a dare continuità a questa cosa, anche perché avevo l’impressione di non riuscire a ricavarne un gran frutto. Ora leggo il vangelo del giorno con un breve commento, ma mi sembra di viverla come una lettura qualunque.
– se volessi pian piano imparare a conoscere i Padri della Chiesa, da dove mi consiglierebbe di iniziare?
– cerco di fare ogni sera un breve esame di coscienza della giornata. C’è stato un tempo in cui mi riusciva facile cogliere i peccati, ma anche le sbavature e le imperfezioni della mia condotta e, con la confessione frequente (anche ogni 2 settimane), mi pare di aver colto grandi Grazie di conversione in quel periodo. Ora invece, la maggior parte delle volte, mi sembra di non aver fatto nulla di male, di aver sempre cercato di esercitare la pazienza, e mi domando se sia mai possibile trascorrere un giorno senza peccato. Cerco di confessarmi comunque frequentemente, perché so che la confessione è una sorgente di grazia imprescindibile per la vita cristiana, ma a volte mi sembra di arrivarci proprio impreparata e con poco da dire, nonostante io chieda sempre al Signore di aiutarmi a capire i miei errori e a pentirmene sinceramente. Ha qualche consiglio da darmi per ravvivare la mia partecipazione a questo sacramento?
Grazie infinite e ricambio volentieri con la preghiera
Risposta del sacerdote
Carissima,
1. ti presento è un consiglio che in qualche modo risponde a tutte le domande che mi hai posto: cerca di vivere al meglio l’evento della Santa Comunione che per grazia di Dio puoi ricevere tutti i giorni.
2. Mi è capitato di leggere a proposito di Santa Caterina da Siena che “non si avvicinò mai al sacro altare senza che le fossero mostrate molte cose superiori ai sensi, e specialmente poi quando riceveva la Santa Comunione.
Sovente vedeva nascosto nelle mani del sacerdote un bambino, talvolta un fanciullo un poco più grande, tal altra una fornace di fuoco ardente nella quale le pareva che entrasse il sacerdote nel momento stesso che consumava le sacre specie.
Quando lei riceveva il Venerabilissimo Sacramento, le accadeva spesso di sentire un grande così soave odore, che quasi veniva meno. Vedendo o ricevendo il Sacramento dell’altare, si generava sempre nell’anima sua un nuovo e indicibile gaudio” (Raimondo da Capua, Santa Caterina da Siena, legenda major, n.181).
3. Ciò che è avvenuto in Caterina è un ammaestramento per noi.
Non arriveremo mai alle sue altezze, ma nella partecipazione alla Messa e specialmente nella Santa Comunione siamo chiamati a rivivere qualcosa di ciò che ha vissuto lei.
4. Pertanto il primo consiglio che ti do è di non uscire mai da Messa senza aver focalizzato qualcuna delle parole che il Signore ti ha detto attraverso le letture e senza il proposito di metterle in pratica. Non si tratta di avere le rivelazioni sublimi di Santa Caterina, ma di portare la parola del Signore all’interno della nostra vita.
Ti accorgerai di questo: quando cercherai di mettere in atto tale procedimento riceverai molti lumi.
5. La seconda cosa che ti consiglio è di rappresentarti Gesù bambino nell’ostia tenuta dalle mani del sacerdote.
Questa immagine sta a ricordare quanto dice il San Paolo, e cioè che Cristo da ricco che era si è fatto povero per arricchirci mediante la sua povertà (cfr. 2 Cor 8,9).
Durante la Messa e soprattutto della Comunione il Signore ti vuole colmare dei suoi doni e vuole colmare per mezzo di te molti altri.
I doni del Signore diventano nostri nella misura in cui li domandiamo con amore e con perseveranza, tenendo presenti anzitutto le nostre necessità più grandi.
Quest’operazione non si può compiere in un batter d’occhio nella partecipazione alla Messa. È necessario prolungarla sia nel cosiddetto ringraziamento alla Messa sia nei momenti di preghiera o di meditazione che devono essere come una continuazione della nostra Comunione.
6. In terzo luogo ti consiglio di entrare in quella fornace in cui Santa Caterina vedeva immerso il sacerdote nel momento della Santa Comunione.
Quella fornace è simbolo dello Spirito Santo che dal Signore viene effuso su di noi senza misura proprio al momento della Comunione.
Concretamente questo significa che dobbiamo uscire dalla Messa con una volontà rinnovata di amare il Signore e di servirlo nel nostro prossimo.
7. In quarto luogo accostandosi al Santissimo Sacramento Santa Caterina veniva inebriata di un profumo soavissimo.
Per noi non si tratterà di sentire il profumo, ma di rinnovare lo stupore di ricevere in quel momento “il Pane che discende dal cielo che porta in sé ogni dolcezza”. Dice infatti la Scrittura: “Invece hai sfamato il tuo popolo con il cibo degli angeli, dal cielo hai offerto loro un pane pronto senza fatica, capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto” (Sap 16,20).
8. Infine Santa Caterina provava un gaudio indicibile. Ricevendo doni così grandi come poteva rimanere insensibile?
Vale anche per noi ciò che si legge nel prosieguo del testo della Sapienza or ora menzionato: “Questo tuo alimento manifestava la tua dolcezza verso i figli, si adattava al gusto di chi ne mangiava, si trasformava in ciò che ognuno desiderava” (Sap 16,21).
Anche noi, nella nostra misura, ricevendo bene così grandi non possiamo non sentirci rallegrare.
Non c’è da stupirsi che il Signore abbia posto nell’eucaristia il segreto di ogni rinnovamento spirituale.
Con l’augurio che tutto questo diventi realtà, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
