Quesito

Caro Padre Angelo,
Innanzi tutto voglio significarle il mio apprezzamento e la mia gratitudine per il meraviglioso servizio che compie: le sue risposte sono sempre ristoratrici, perle preziose da conservare.
Non mi dilungo troppo sui miei alti e bassi inerenti la Fede e la ricerca spirituale e le pongo due domande che mi stanno a cuore e relativamente alle quali non ho ancora ottenuto una risposta che mi soddisfacesse alla luce della sacra Dottrina e della Parola: la Sua risposta sarebbe per me preziosa.
La prima riguarda il tema della teodicea (ho visto le risposte che già ha dato in proposito ma nessuna risponde alla mia domanda): come vanno spiegati, relativamente agli attributi di Dio, i casi di imperfezione naturale, di quelle persone che cioè, senza alcuna colpa loro o di altri, nascono malformati o con problemi seri e che magari sono destinati a vivere nella sofferenza per breve tempo prima di morire?
Possiamo concludere che queste sfortunate persone abbiano ricevuto da Dio meno delle altre persone (la maggioranza) che nascono con tutte le potenzialità e facoltà psico-fisiche e da ciò se ne può dedurre che la natura per loro sia stata meno perfetta rispetto ai più?
Ma se, come è vero, la natura promana da Dio, vuol forse dire che dobbiamo accettare una sorta di imperfezione in Dio creatore?
O forse la loro vita (in molti casi breve) piena di sofferenze e caratterizzata ab origine da disfunzioni e malattie è da considerarsi in sé perfettamente equiparabile a quella della normalità dei casi?
Che risposta possiamo dare caro Padre?
L’altra domanda invece è più concettuale ed è la seguente: quando ci riferiamo a Dio creatore, sarebbe meglio riferirci ad un primo e singolo atto creativo di Dio o ad una creazione permanente?
Se per assurdo Dio per un secondo non esistesse non dovremmo concludere che nulla più esisterebbe, neanche ciò che Dio ha già creato?
La ringrazio di cuore e La prego di voler ricordare in primis mia figlia nelle Sue preghiere.
Cordiali saluti.
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. le imperfezioni che troviamo nell’ordine della natura, e in particolare negli uomini, non certo attribuibili a Dio, che è perfezione assoluta.
Esse derivano dal peccato originale che non solo ha fatto perdere ai nostri progenitori la grazia di Dio e i doni preternaturali, ma ha anche corrotto parzialmente l’ordine della natura.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che col peccato originale “l’armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell’anima sul corpo è infranta; l’unione dell’uomo e della donna è sottoposta a tensioni; i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all’asservimento. L’armonia con la creazione è spezzata: la creazione visibile è diventata aliena e ostile all’uomo. A causa dell’uomo, la creazione è «sottomessa alla caducità» (Rm 8,20). Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell’ipotesi della disobbedienza si realizzerà: l’uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto. La morte entra nella storia dell’umanità” (CCC 400).
Come vedi, ho sottolineato l’espressione “A causa dell’uomo, la creazione è «sottomessa alla caducità» (Rm 8,20)”.

2. Tuttavia va detto che queste imperfezioni o handicap cui alcune persone sono soggette fin dalla nascita non toccano l’essenza della persona o della natura umana, ma solo alcune caratteristiche accidentali.
Come persone siamo tutti uguali. Nessuno è più persona o più perfetto di un altro in quest’ordine.
Tutti, dunque, sono di pari dignità: l’uomo e la donna, il bambino e l’anziano, chi sta iniziando il percorso della sua vita e chi lo sta concludendo, il malato e il sano, il portatore di handicap e l’uomo più potente del mondo.

3. Uguali e perfetti come persone, gli uomini però “non sono uguali per la varia capacità fisica, e per la diversità delle forze intellettuali e morali” (Gaudium et spes 29).
Noi diremmo che non sono uguali nella personalità, all’interno della quale ci può essere evoluzione ed involuzione.
La personalità riguarda beniche sono certamente importanti per un individuo, ma secondari (o accidentali) rispetto alla dignità della persona. Essi riguardano ad esempio salute, la prestanza fisica, le doti, le virtù, le capacità, la cultura, l’esperienza di vita…

4. Come vedi, parlando di natura umana si deve distinguere tra ciò che è essenziale alla natura umana e ciò che, pur importante, non lo è.
Alcuni sotto questo secondo aspetto – da punto di vista umano – sembrano più sfortunati.
Tuttavia non esiste solo la vita presente.
Anzi la vita presente per noi uomini è solo una condizione essenziale per poter fruire della vita eterna.
Mi pare opportuno riportare quanto ha scritto il Magistero della Chiesa in riferimento all’aborto eugenetico che intende sopprimere i bambini con qualche handicap: “La valutazione di un cristiano non può limitarsi all’orizzonte della sola vita terrena: egli sa che, in seno alla vita presente, se ne prepara un’altra, la cui importanza è tale che alla sua luce bisogna esprimere i propri giudizi. Da questo punto di vista non esiste quaggiù un male assoluto, fosse anche l’orribile sofferenza di allevare un bambino minorato nel corpo o nella mente. È questo il rovesciamento dei valori annunciati dal Signore: “Beati coloro che piangono perché saranno consolati” (Mt 5,5). Sarebbe un volgere le spalle al Vangelo, se si misurasse la felicità con l’assenza di sofferenze e delle miserie in questo mondo” (Dichiarazione sull’aborto procurato, 18.11.1974, n. 25).
Che cosa Dio abbia preparato per loro, lo possiamo intuire da quelle espressioni che risuonano più volte nel Vangelo: “gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi” (Mt 20,16).
Gli ultimi: e cioè quelli che dagli uomini sono considerati tali.
Ma anche qui “i giudizi degli uomini sono vani” (Sal 94,11; 1 Cor 3,20).

5. Per quanto riguarda la seconda domanda: per creazione s’intende l’atto col quale Dio ha dato inizio all’essere di tutte le cose e anche l’atto col quale Dio conserva nell’esistenza.
Questa conservazione è come una creazione continuata.
Tutte le creature continuano ad esistere perché Dio dà loro l’esistenza. Non hanno la forza di esistere da se stesse, ma ce l’hanno da Dio.
Scrive San Tommaso: “E come soltanto Dio può creare, così soltanto Dio può ridurre al nulla le creature, come solo Dio le conserva nell’essere perché non cadano nel nulla” (Somma teologica, III, 13,2).

Ti ricordo volentieri nelle mie preghiere e, insieme con te, anche la tua carissima figlia.
Ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo