Quesito

Caro Padre Angelo,
– Quale differenza vocazionale tra l’essere umano e la creatura angelica?
– Che significato ha, con parole semplici, la vita di Grazia nel tempo e nell’eternità?
– Mi spiega alla luce delle precedenti domande questo passo del CCC
(I. «A immagine di Dio»
356 Di tutte le creature visibili, soltanto l’uomo è « capace di conoscere e di amare il proprio Creatore »; 459 « è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa »; 460 soltanto l’uomo è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell’amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della sua dignità.) ?

Sono catechista e non vorrei insegnare e nemmeno credere cose inesatte o ambigue.
La saluto caramente e nel chiederle un ricordo nella preghiera, prometto di fare altrettanto!
Sia lodato Gesù Cristo! Un abbraccio.
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. gli uomini sono costituiti di spirito (anima razionale) e materia (corpo)
Gli Angeli invece sono puri spiriti.
Ambedue siamo chiamati alla santità, ma ognuno secondo la propria natura: gli angeli conoscendo e amando Dio direttamente, noi invece  conoscendo e amando Dio per mezzo delle creature, perché siamo stati messi in questo mondo. Di queste creature che sono piene della sua gloria.

2. In parole molto semplici potrei dire che la grazia è la vita divina in noi.
Ci viene comunicata in germe nel Battesimo e trasforma l’uomo da creatura in figlio di Dio.
Diventare figli significa aver diritto alla comunione con Dio e anche all’eredità.
Tanto per intenderci meglio: i musulmani chiamano Dio con tanti attributi.
Ma non lo chiamano Padre perché l’uomo non può essere e non può diventare figlio di Dio. Rimane sempre e solo una creatura.
Lo è di qua e lo rimane di là, dove il Paradiso per loro è la vita terrena trasferita nell’aldilà, ma non è comunione con Dio perché Dio rimane sempre infinitamente trascendente.
Gesù invece ci ha insegnato a chiamare Dio Padre, “Padre nostro”. E non si tratta solo di un nome, perché a questo nome corrisponde una generazione nuova: “perché un germe divino rimane in lui” (1 Gv 3,9).
Dio ha infuso in noi un germe della sua vita soprannaturale, della sua vita divina e celeste nel momento del Battesimo.
Questa comunione ci permette di sentire Dio da cuore a cuore e di godere della presenza e del possesso di Dio dentro di noi: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Quando si perde la grazia, si perde questa comunione e nel cuore si avverte un vuoto.
Si avverte un vuoto perché manca la presenza e il possesso personale di Dio.
Chi non è mai stato in grazia non comprende il senso di vuoto che si avverte col peccato mortale perché vi è abituato. Gli pare che sia una cosa normale.
Ma chi ha goduto della pienezza della presenza di Dio, lo avverte terribilmente.
Mentre di qua il germe di vita divina cerca di crescere e di espandersi, di là godrà di una espansione perfetta e mai perdibile.

3. Sempre a proposito della grazia ti riporto quanto ha scritto Jean Guitton, accademico di Francia, nel suo “Piccolo catechismo”.
Jean Guitton procede ponendo domande ad un suo invisibile interlocutore:
“- Ora devo parlarti di quello che è segreto, nascosto, misterioso.
Ascoltami bene perché è molto importante.
Nei vecchi catechismi troverai spesso la parola grazia: voglio spiegarti questa parola capitale.
Prima dimmi che cosa l’espressione grazia (grazioso) evoca nel tuo spirito.

B – Chiamo «grazia» ciò che mi piace.
Un uomo grazioso è elegante, una donna graziosa è una donna che sorride. Ecco che cosa significa «grazioso» per me.

– Non ti sbagli. Ma bisogna andare più oltre ed entrare nel mistero della Chiesa, che è invisibile.
I cristiani chiamano grazia un dono segreto che Dio ci fa e che ci permette di essere non solo suoi servitori, ma anche e soprattutto suoi amici e suoi figli. E poiché questo dono non ci è dovuto, perché è un dono elegante, sorridente, sorprendente, inatteso, (proprio come un regalo di Natale), lo si chiama «la grazia».
La grazia è il più bello di tutti i doni che Dio ci fa.
Il primo dei suoi doni è di regalarci l’esistenza, la libertà, la personalità; di permetterci di essere ciò che siamo e ciò che possiamo diventare.
La grazia è una seconda esistenza nascosta durante questa vita, ma che si schiuderà dopo la morte.
La grazia, sbocciata come un fiore a primavera, si chiama «la gloria». Diciamo che i santi sono nella gloria.

B – C’è una cosa che non capisco: perché questa grazia non la vivo, non la sento?
– La senti un poco quando vivi, quando fai del bene, quando ami il tuo prossimo; allora, conosci la gioia di essere amico di Dio e amato da Dio.
La senti quando ti spiace e soffri di aver offeso Dio.
Ma riconosco che hai ragione di dire che la vita di grazia non si avverte come la vita ordinaria in cui senti ciò che respiri, ciò che mangi, in cui assapori il profumo dei fiori.
Perciò i cristiani distinguono le cose ordinarie, che si chiamano naturali, e, d’altra parte, quelle cose molto profonde e molto nascoste, molto misteriose, molto divine, che si chiamano soprannaturali, poiché sono al di sopra della natura, come la testa è al di sopra del cuore, come il cielo trapuntato di stelle è al di sopra della terra” (Piccolo catechismo, pp. 75-76).

4. E adesso vengo alla spiegazione di quanto si legge nel CCC 356.
Di tutte le creature visibili, soltanto l’uomo è « capace di conoscere e di amare il proprio Creatore»;

Per conoscere Dio, che è un essere spirituale, è necessario essere nelle condizioni di poterlo conoscere.
Ora ciò che è esclusivamente materiale non può percepire l’esistenza di realtà spirituali.
Tra le creature visibili solo l’uomo, perché dotato di intelletto (e l’intelletto è una facoltà spirituale dell’anima umana), è capace di conoscere Dio.
Nota il “tra le creature visibili”. Non dice solo “tra le creature”. Perché anche gli Angeli sono creature, ma invisibili perché spirituali.

« è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa »;
È la sola creatura che Dio ha creato perché non sia uno strumento.
Dicendo “per se stessa” esclude che sia stata creata “in funzione di qualcosa d’altro”.
D’altra parte Dio ha creato l’uomo per trattarlo come un pari a Sé, come figlio, come amico, non come un mezzo o come uno strumento.
I teologi dicono che l’uomo ha dignità di fine.

soltanto l’uomo è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell’amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della sua dignità.) ?

Con nessun animale o con nessuna pianta Dio può condividere i suoi pensieri e i suoi sentimenti perché piante e animali sono incapaci di per se stessi di conoscere le realtà spirituali, anzi le realtà soprannaturali.
Del resto neanche noi uomini non possiamo condividere con le piante i nostri pensieri e neanche con gli animali. Né da loro possiamo ottenere una risposta ai nostri interrogativi spirituali, perché questi sono al disopra delle loro possibilità.
A nessuno di essi diamo da leggere le nostre lettere o i nostri libri perché ce ne diano una risposta. C’è un salto incolmabile.

Ti ricordo al Signore ti benedico.
Padre Angelo