Quesito

Caro Padre Angelo,
Leggendo il libricino-trascrizione del dibattito tra Mancuso e Odifreddi nel ciclo della Repubblica delle Idee (2013), mi sono soffermato su una obiezione di Odifreddi…
Secondo il matematico piemontese, una cosmologia già esiste, così come un’antropologia. La cosmologia è quella offerta dalle scienze naturali. Ragion per cui non c’è alcun bisogno di cercarne un’altra: occorre attenersi alla cosmologia o all’antropologia offerte dalla scienza. In sostanza, svuotata di ogni pretesa di scientificità e di senso, la teologia non dovrebbe cercare un’altra cosmologia o antropologia. E’ una obiezione, però, comune ad altri "naturalisti scientifici" o positivisti tout court. Avevo annotato alcuni tentativi di risposta, ma restavo comunque perplesso. Infatti, anche iniziare a rispondere attraverso il ricorso alla solita affermazione che la teologia si occupa di altre domande, risponde ad altri quesiti, non è sufficiente. Odifreddi ed altri, sanno bene questo.
Cosa rispondere a questa frequente obiezione? Perché un’antropologia e una cosmologia teologica? Quale significato o specificità hanno o possono rivendicare nel XXI secolo?
Sicuro di un riscontro, porgo i miei più cordiali saluti con l’augurio di un eccellente lavoro.
In Cristo,
Gabriele 


Risposta del sacerdote

Caro Gabriele,
1. ti rispondo anzitutto rilevando che l’uomo non si domanda solo come siano fatte le cose, ma anche perché esistano.
Alla domanda del come risponde la conoscenza scientifica.
Alla domanda del perché risponde un’altra scienza o conoscenza, ed è quella filosofica o teologica.

2. Tutti gli uomini, a cominciare dai bambini, che lo chiedono insistentemente, si domandano il perché.
Ci si domanda il perché della vita, il perché della morte, il perché del dolore e della gioia, del lavoro, della procreazione…
E si domandano anche perché esista il mondo.

3. Questa domanda esula dall’obiettivo della scienza matematica o della cosmologia intesa come scienza che ci descrive come sia fatto il cosmo.
Anche lo scienziato si pone questo interrogativo.
Ma quando si pone questa domanda e vi cerca la risposta, lo fa in quanto uomo come tutti gli altri, prima ancora che come uomo di scienza.
E la risposta non la può leggere nell’intima costituzione delle cose, ma da un’altra conoscenza, da quella che risponde appunto al perché delle cose.

4. Odifreddi è chiuso nel suo sapere scientifico.
È convinto che il sapere scientifico dica tutto e che non vi sia bisogno di altro.

5. La pensa diversamente invece Ludwig Wittgenstein, logico e filosofo del linguaggio, che è stato massimo esponente della filosofia analitica e dell’analisi del linguaggio.
Egli affermava che “se pure tutte le possibili domande della scienza ricevessero una risposta, i problemi della nostra vita non sarebbero nemmeno sfiorati” (L. wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 6,52).
E infatti Odifreddi non li sfiora nemmeno.
Mi verrebbe da dire che su questo punto sia un analfabeta.

6. Tutti avvertono che le affermazioni di Odifreddi sono insoddisfacenti.
Il motivo è  perché non  rispondono ad un’altra domanda, quella che tutti ci poniamo ed è quella del perché.
È una domanda che sotto diversi aspetti è ancor più importante di quella che si interroga sull’intima costituzione delle cose.
Del resto ognuno di noi può vivere senza essere uno scienziato come Odifreddi.
Ma non può vivere senza trovare la risposta al perché della vita e dell’esistenza e alle tante altre domande di senso che si pongono gli uomini.

7. Wittgenstein ha detto anche che “il senso del mondo deve essere fuori di esso” (Tractatus logico-philosophicus, 6.41) e che ciò che conta di più per la vita umana non appartiene al discorso scientifico, ma alla mistica.
Che cosa intenda poi per mistico lo dice quando afferma che “credere in Dio vuol dire comprendere la questione del senso della vita.
Credere in Dio vuol dire vedere che i fatti del mondo non sono poi tutto” (Quaderni 1914-1916).

8. Così si comprende bene come mai dica anche che “la risoluzione dell’enigma della vita nello spazio e nel tempo è fuori dello spazio e del tempo.
Non sono già problemi di scienza naturale quelli che qui son da risolvere” (Tractatus logico-philosophicus, 6.43.12)

9. A dire il vero, questo lo capiscono tutti e non sarebbe il caso di scomodare Wittgenstein.
Si tratta di domande che tutti pongono non a Odifreddi, ma a Colui che ha fatto il mondo.
E le pongono fin da bambini.

10. In conclusione non c’è solo la fisica come fonte del nostro sapere, ma anche la metafisica.
E che all’interno di questa metafisica, che è la scienza che risponde alle domande del perché, vi troviamo la teologia naturale.
E che questa teologia naturale è ben poco rispetto a quel sapere che Dio ha rivelato di se stesso e che è l’oggetto di studio dei teologi e dei mistici.
Ed è ben superiore alla metafisica, perché non è un sapere umano per quanto alto, ma è il sapere stesso di Dio.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo