Quesito

Salve padre,
vorrei sapere la giusta interpretazione del comandamento "non adulterio" poi trasformato dalla chiesa i "non commettere atti impuri", ma soprattutto vorrei sapere perchè la chiesa ha cambiato questo comandamento.
L’altra sera Benigni nella sua trasmissione dedicata ai 10 comandamenti ha parlato di alcune modifiche effettuate da parte della chiesa rispetto ai comandamenti "originali" dati a Mosè.
Non commettere adulterio significa non tradire, non commettere atti impuri significa non commettere qualsiasi atto legato al sesso.
Dovremmo prendere in considerazione il comandamento di Dio e non dell’uomo, e dunque qual è l’atteggiamento giusto da avere in merito a questa questione? Sono un credente e vorrei questa delucidazione.
Grazie in anticipo.
Cordiali saluti

 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Benigni non è un esperto di Sacra Scrittura e su questo punto è inciampato in maniera abbastanza clamorosa.
È vero che il sesto comandamento dice di non commettere adulterio, ma in molti altri passi della Bibbia vengono proibiti tutti gli altri peccati carnali che sono menzionati esplicitamente uno dietro l’altro.

2. Anche per il quinto comandamento si legge il divieto lapidario “Non uccidere”. Ma subito dopo, nel capitolo seguente dell’Esodo, si condannano altri peccati che hanno attinenza con il rispetto della persona e vengono puntiti con la medesima pena.
Ad esempio: “Colui che percuote suo padre o sua madre, sarà messo a morte.
Colui che rapisce un uomo, sia che lo venda sia che lo si trovi ancora in mano sua, sarà messo a morte” (Es 21,15-16).

3. La stessa cosa avviene anche per il quarto comandamento che recita così. “Onora il padre e la madre”. Nel capitolo seguente si legge: “Colui che maledice suo padre o sua madre, sarà messo a morte” (Es 21,17).
Ugualmente anche per il primo comandamento che dice “Non avrai altro Dio fuori di me” (Es 20,3). Nel libro del Levitico, all’interno del cosiddetto codice di santità che va dal capitolo 17 al capitolo 26 si proibisce di recarsi dai negromanti: “Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini, per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò il mio volto contro quella persona e la eliminerò dal suo popolo” (Lv 20,6).

4. Non ci si deve meravigliare se la stessa cosa sia avvenuta anche per il sesto comandamento, che in Es 20,14 proibisce di commettere adulterio.
Ma nel Levitico 20,10 vengono condannati anche altri peccati che non sono adulterio, come ad esempio: “Se uno ha rapporti con la nuora, tutti e due dovranno essere messi a morte; hanno commesso una perversione: il loro sangue ricadrà su di loro.
Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte: il loro sangue ricadrà su di loro.
Se uno prende in moglie la figlia e la madre, è un’infamia; si bruceranno con il fuoco lui e loro, perché non ci sia fra voi tale delitto.L’uomo che si accoppia con una bestia dovrà essere messo a morte; dovrete uccidere anche la bestia” (Lv 20, 12-15).
Ugualmente in Dt 22,22-24 si leggono altre proibizioni: “Quando un uomo verrà trovato a giacere con una donna maritata, tutti e due dovranno morire: l’uomo che è giaciuto con la donna e la donna. Così estirperai il male da Israele.Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, giace con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete a morte: la fanciulla, perché, essendo in città, non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così estirperai il male in mezzo a te” (Dt 22,22-24). Nel primo caso si tratta di adulterio, ma nel secondo no.

5. Se poi passiamo al Nuovo Testamento a proposito dei peccati carnali troviamo diverse affermazioni.
Come ad esempio quella di Nostro Signore quando dice che è adulterio e cioè colpa grave anche solo il peccato concepito nel cuore: “Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore” (Mt 5,27-28).

6. In San Paolo le precisazioni sono innumerevoli.
Ed è comprensibile il motivo. San Paolo girando per il mondo a motivo della predicazione del Vangelo, è venuto a contatto con la dissolutezza delle popolazioni pagane e condanna peccati che non erano presenti in Israele, come quello dell’impurità personale (autoerotismo), della fornicazione, della sodomia.
E li condanna alla luce di queste affermazioni: “il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore e il Signore è per il corpo” (1 Cor 6,13) e “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?… che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6,15.19-20).

7. Specificando i peccati carnali, accanto all’adulterio mette la fornicazione, l’impurità che è sinonimo di autoerotismo, l’effeminatezza e la sodomia. Ecco il testo: “Non ingannatevi: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti… prenderanno possesso del Regno di Dio” (1 Cor 6,9-10).
In Galati, accanto alla fornicazione e all’impurità mette anche il libertinaggio e cose del genere: “Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggi e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come ho già detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio” (Gal 5,19-21).
Ugualmente in Efesini dice: “Perché sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro,… avrà parte del Regno di Cristo e di Dio” (Ef 5,5).

8. Nella prima lettera ai Tessalonicesi tocca l’impurità o impudicizia in termini estremamente chiari: “Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine, come i pagani che non conoscono Dio” (1 Tss 4,3-5).
E poi prosegue con termini forti perché nessuno inganni in questa materia perché non rimarrà impunito: “Nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato.
Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione.
Perciò chi disprezza queste norme, non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che ci dona il suo santo Spirito” (1 Tss 4,6-8).

9. Benigni si è fermato al testo dell’Esodo, senza leggere il resto.
Ma prendere un versetto, fermarsi a quello senza leggere quello che si dice altrove, è fondamentalismo, a dir poco.
Benigni ha detto di essersi fatto consigliare da un pastore valdese, di cui non riferisco il nome.
Ma sappiamo bene che per i protestanti e per i valdesi l’uomo, anche quando compie ciò deve fare, commette peccato mortale. E si salva non in virtù della grazia di Dio che lo trasforma interiormente attraverso la conversione, ma semplicemente coprendo il peccato, che in realtà rimane in tutta la sua gravità.
L’uomo si salverebbe solo in virtù della fede che non ira a trasformare la condotta, ma che si riduce a consapevolezza che Dio perdona in virtù del sacrificio di Cristo.
Per questo Lutero diceva: “pecca fortemente, ma credi ancor più fortemente” (pecca fortiter, sed crede fortius).

10. A questo punto allora tutte le distinzioni dei peccati carnali fatte da San Paolo, che doveva della Divina Rivelazione e i cui scritti fanno parte della Sacra Scritura, sarebbero senza senso.
E senza senso sarebbe anche ciò che San Paolo dice di conseguenza: che chi li compie non erediterà il Regno di Dio, perché basterebbe la fede per salvarsi!
Ma san Paolo non parla ai corinzi, ai galati, agli efesini che erano pagani, ma a quelli che si erano convertiti, a quelli che avevano già la fede.
Non è dunque la fede da sola a salvare, ma la fede che è seguita dalle opere, come ricorda San Paolo in Gal 5,26 quando dice: “Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità” e come afferma anche San Giacomo: “Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta” (Gc 2,26).
Del resto Nostro Signore stesso aveva detto: “Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: «Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?». Ma allora io dichiarerò loro: «Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!»” (Mt 7,21-23).

11. Un minimo di informazione avrebbe potuto aiutare Benigni a non fare questi svarioni e, speriamo, a non procurare danno alle anime.
D’altra parte la Chiesa quando ha presentato i comandamenti con formulazione catechistica, e pertanto da memorizzare, ha dovuto condensare e talvolta, come nel caso del sesto comandamento, ha dovuto usare un’espressione generica che per comprenderli tutti, come del resto ha fatto san Paolo quando in 1 Tss 4,7 quando ha detto: Dio non ci ha chiamati all’impurità.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo