Questo articolo è disponibile in: Italiano

Quesito

Caro Padre Angelo,
per ragioni di lavoro mi trovo sovente all’estero e talvolta mi capita di assistere – a titolo di esempio, in un’occasione e’ stata inaugurata una chiesa ortodossa presso una struttura pubblica romena – a liturgie o commemorazioni di riti cristiani diversi da quello cattolico, o persino a cerimonie ebraiche. Mi è capitato altresì, trovandomi in zone sperdute di quella che una volta era la sconfinata Santa Madre Russia e in assenza di Chiese cattoliche, di accendere più di una candela e rivolgere alcune sincere preghiere all’interno di alcune rasserenanti chiesette ortodosse, avanti a icone dove la Vergine Maria o il Redentore non mi sembravano poi tanto diversi dai nostri. Nessuno, monaco o fedele, mi ha mai redarguito riguardo a quale spalla toccassi per prima e se con due o tre dita, anzi: ho ricevuto solamente sorrisi, benedizioni e qualche santino. Non mi sono mai posto il problema di compatibilità con la mia fede cattolica, ritenendo che una preghiera sincera nell’ambito di una religione monoteista – i cui ministri hanno pregato insieme ad almeno quattro Papi – non faccia comunque male alla fede e, per contro, certamente faccia bene alla carità, oltre che al mio spirito.
Orbene, nei giorni scorsi mi sono imbattuto in un dotto articolo pubblicato – qualche mese fa, non ai tempi di Papa Pio X – sull’organo ufficiale di una fraternità sacerdotale nota per il suo pur meritevole attaccamento alla tradizione cattolica, il cui contenuto mi ha fatto letteralmente trasalire.
Infatti, tra critiche non troppo velate nei confronti di una presunta deriva ecumenica, questo articolo stigmatizzava e, fatta eccezione per i Sacramenti impartiti in limine mortis, riteneva illecito per un cattolico ogni forma di preghiera – ancorché meramente tollerata per motivi contingenti di convenienza sociale (sic!) – praticata in un contesto non cattolico, allorquando fosse idonea a onorare nelle intenzioni il Dio di quel culto. Ma Dio non è lo stesso per tutti noi e il nostro Cristo non è forse il medesimo anche per i cristiani orientali? E ciò che è da ritenersi lecito di fronte alla morte, laddove – bontà loro – può andare bene anche un sacerdote di serie b, a fortiori non sarebbe da ritenersi accettabile una semplice preghiera in circostanze meno eccezionali? In altre parole, dovrei forse ritenermi scomunicato ipso facto, essendomi segnato "more Romanae Ecclesiae" alla benedizione di un Pope e la mia colpa sarebbe vieppiù imperdonabile, in quanto la mia intenzione era quella di onorare rispettosamente il Dio di cattolici e ortodossi? Noti che in quell’articolo si parla semplicemente di onorare, non di adorare o pregare. Qualora dovessi partecipare a un matrimonio ebraico o visitare una sinagoga, dovrei offendere tutti i presenti, rifiutando di indossare la kippah, in quanto è un segno di rispetto nei confronti del Dio di Abramo che è anche il mio?  Non le nascondo che mi è sorto ben più di qualche dubbio, essendo assai rigido – forse troppo, anche a causa del mio tipo di formazione – riguardo alle questioni dogmatiche, dal momento che – se mi professo cattolico – voglio anche comportarmi da tale. Le sarei profondamente grato se, con la sapienza teologica e la carità umana propria dell’Ordine al quale appartiene – il cui apostolato ammiro da sempre, al punto che in gioventù mi sono trovato a chiedermi più volte se questa profonda empatia non preludesse a una vocazione -, avesse la pazienza di darmi una mano a trovare una risposta, anche per capire come comportarmi serenamente per il futuro.
Cordialmente la ringrazio e la saluto,
Suo M.G.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. se io mi fossi trovato nelle tue stesse condizioni avrei fatto quello che hai fatto tu, anzi sarei andato ancora più in là: avrei ricevuto la Santa Comunione da un Pope ortodosso.
Per la soddisfazione del precetto la Chiesa chiede di partecipare ad una celebrazione della Messa secondo il rito cattolico.
Ma non vieta di partecipare alla Divina Liturgia, così viene chiamata presso di loro la Santa Messa, celebrata da un sacerdote ortodosso qualora non  vi fossero chiese cattoliche.
Il motivo è chiaro: il sacerdozio ordinato dei Pope ortodossi è autentico, discende direttamente da Cristo attraverso la successione apostolica.

2. Hai fatto bene ad accendere le candele davanti alle icone. Hai così potuto venerare la Santa Madre di Dio e dare la tua testimonianza di fede.
Hai fatto bene a farti il segno della croce al momento in cui i sacerdoti benedicevano. Anche su di te scendeva quella benedizione di Dio che, secondo il dire di San Tommaso, consiste in una reale effusione di doni, nella loro conservazione e moltiplicazione.
Perché avresti dovuto rimanere privo di quei beni, di cui senza dubbio hai sentito l’efficacia per tutta la settimana?
Si può applicare anche a questo caso la risposta data da Gesù nei confronti di alcuni che volevano impedire di liberare dai demoni perché non era del numero dei dodici: “Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi»” (Lc 9,49-50).

3. Del resto questa è la stessa cosa che facciamo noi cattolici con gli ortodossi che si trovano dalle nostre parti e non hanno la possibilità di partecipare alla Messa celebrata da un sacerdote ortodosso e ancor più confessarsi da un sacerdote ortodosso.
Mi è capitato anche di recente di confessare un giovane ortodosso perché voleva celebrare la Pasqua.
L’ho fatto volentieri e non gli ho detto per nulla di cambiare confessione.
Avrei dovuto lasciarlo nei suoi peccati e impedirgli di ricevere il Signore?
Ha la medesima fede in Gesù Cristo che abbiamo noi, la medesima venerazione verso Maria Madre di Dio che abbiamo noi, i medesimi sacramenti, ecc..,
Mi compiacevo nel vederlo segnarsi col segno della croce secondo il modo tipico degli ortodossi nel medesimo modo in cui i sacerdoti ortodossi si compiacevano nel vedere te, che cercavi addirittura di imitarli nel loro rito.

4. So che alcune chiese ortodosse sono rigide nei confronti della chiesa cattolica e non permettono ai loro fedeli di accostarsi ai sacramenti da noi celebrati.
Ma i loro fedeli hanno diritto a ricevere la grazia santificante. In nome di che cosa dovrebbero rimanerne privi dal momento che hanno la medesima fede e le dovute disposizioni?
Allo stesso modo anche i cattolici hanno il diritto di ricevere presso di loro la grazia santificante data per mezzo dei sacramenti.

5. È sbagliato chiamare tutto questo “deriva ecumenica”.
L’ecumenismo è nostro dovere.
Gesù lo vuole.
Durante l’ultima cena ha pregato perché tutti siano una cosa sola con  Lui: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,20-21).
E subito dopo ha soggiunto: “E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (Gv 17,22-23).
Anche se alcune chiese ortodosse faticano ad avere rapporti con la chiesa di Roma, è nostro dovere fare di tutto perché siano dissipati gli equivoci e i pregiudizi.
Si tratterebbe di deriva ecumenica qualora la Chiesa Cattolica venisse meno, anche solo in parte, alla dottrina che ha da sempre insegnato sotto l’assistenza dello Spirito Santo.
Ma di questo, puoi esserne certo a priori, il Signore non lo permetterà mai secondo quanto ha promesso a Pietro: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16,18) e “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32).

6. Sono contento della tua profonda empatia verso l’Ordine di san Domenico.
Anche questa è una grazia ed è un segno della tua volontà di essere sempre come san Domenico “in medio Ecclesiae”, in mezzo alla Chiesa, in comunione con la Chiesa, a partire dalla purezza della dottrina.
Solo se è pura questa dottrina è anche salvifica e nutre bene la nostra vita cristiana.

Ti ringrazio per la fiducia, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Questo articolo è disponibile in: Italiano