Quesito

Gentile Padre Angelo,
le scrivo per chiederle se può mostrarmi quale continuità esiste tra il Magistero di Pio XI così come è espresso nell’enciclica Mortalium Animos e quello degli ultimi Pontefici che hanno promosso e presieduto molti incontri ecumenici.
La ringrazio per la disponibilità e le chiedo, se le è possibile, un ricordo durante la celebrazione del Santo Sacrificio Eucaristico.
Cordialmente,
Emanuele


Risposta del sacerdote

Caro Emanuele,
1. l’enciclica di Pio XI non condanna l’ecumenismo, ma il modo in cui alcuni l’intendevano ai suoi tempi.
In poche parole a quei tempi per qualcuno l’ecumenismo era inteso come una svendita della dottrina della Chiesa, un tenere insieme qualcosa di generico che accomuna. Anche oggi c’è qualcuno che l’intende così.
Ma è un ecumenismo inaccettabile.

2. Il Concilio Vaticano II non propone l’ecumenismo condannato dalla Mortalium animos, ma il vero ecumenismo.
La Chiesa Cattolica non svende niente della propria dottrina, che è dottrina di Cristo e pertanto è dottrina salvatrice.

3. L’ecumenismo è una necessità, è un dovere. Di fatto i cristiani sono divisi.
Sono divisi non solo nella dottrina ma anche negli animi perché alcuni, ad esempio, considerano la Chiesa cattolica come l’anticristo, con tutto l’odio viscerale che questo comporta.
Queste divisioni sono uno scandalo davanti a chi non è cristiano e inizia ad accostarsi al Signore.
Questo non è spirito cristiano.

4. Incontrarsi con spirito cristiano significa anzitutto deporre i sentimenti di astio, di inimicizia e anche di cattiveria.
La Chiesa cattolica fa ecumenismo cercando almeno di riconciliare gli animi.
Questo atteggiamento non sempre è corrisposto.
Ma proprio per questo la Chiesa cattolica non deve smettere di impegnarsi perché tutti i battezzati si amino con i sentimenti di Cristo.

5. Come ho detto, il Concilio Vaticano II non propone un ecumenismo che diluisca la verità rivelata.
È sufficiente andare a rileggere il decreto sull’ecumenismo, che porta il nome di Unitatis redintegratio.
“I fratelli da noi separati, sia essi individualmente, sia le loro comunità e Chiese, non godono di quella unità, che Gesù Cristo ha voluto elargire a tutti quelli che ha rigenerato e vivificato insieme per formare un solo corpo in vista di una vita nuova, unità attestata dalle sacre Scritture e dalla veneranda tradizione della Chiesa.
Infatti solo per mezzo della cattolica Chiesa di Cristo, che è il mezzo generale della salvezza, si può ottenere tutta la pienezza dei mezzi di salvezza.
In realtà noi crediamo che al solo Collegio apostolico con a capo Pietro il Signore ha affidato tutti i tesori della Nuova Alleanza, al fine di costituire l’unico corpo di Cristo sulla terra, al quale bisogna che siano pienamente incorporati tutti quelli che già in qualche modo appartengono al popolo di Dio” (Concilio Vaticano II, decreto Unitatis redintegratio, 3).

6. Mi pare di poter dire che l’ecumenismo contro cui giustamente scriveva Pio XI è in buona parte superato e non è affatto l’ecumenismo proposto dalla Chiesa e dal suo Magistero.
In questo senso c’è continuità, sebbene sia meglio dire che non c’è discontinuità perché Pio XI condanna un concetto erroneo di ecumenismo, mentre il Concilio Vaticano II promuove quello vero.

7. Mi piace anche dire che cosa il Concilio intende per ecumenismo:
“Per «movimento ecumenico» si intendono le attività e le iniziative suscitate e ordinate a promuovere l’unità dei cristiani, secondo le varie necessità della Chiesa e secondo le circostanze.
Così, in primo luogo, ogni sforzo per eliminare parole, giudizi e opere che non rispecchiano con giustizia e verità la condizione dei fratelli separati e perciò rendono più difficili le mutue relazioni con essi.
Poi, in riunioni che si tengono con intento e spirito religioso tra cristiani di diverse Chiese o comunità, il «dialogo» condotto da esponenti debitamente preparati, nel quale ognuno espone più a fondo la dottrina della propria comunione e ne presenta con chiarezza le caratteristiche. Infatti con questo dialogo tutti acquistano una conoscenza più vera e una stima più giusta della dottrina e della vita di ogni comunione.
Inoltre quelle comunioni vengono a collaborare più largamente in qualsiasi dovere richiesto da ogni coscienza cristiana per il bene comune, e possono anche, all’occasione, riunirsi per pregare insieme. Infine, tutti esaminano la loro fedeltà alla volontà di Cristo circa la Chiesa e, com’è dovere, intraprendono con vigore l’opera di rinnovamento e di riforma” (Concilio Vaticano II, decreto Unitatis redintegratio, 4).

Molto volentieri ti ricorderò nella Messa che celebrerò questa sera.
Il Signore esaudisca ogni tua intenzione di bene.
Ti ricordo ancora nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo