Quesito

Caro Padre Angelo,
Le scrivo in particolare per farLe due domande intorno a una questione a cui penso da qualche tempo. Parlo della questione circa gli articoli di fede che sono da credere in maniera esplicita per necessità di mezzo, ossia quegli articoli, come scrive S. Alfonso nella sua Theologia Moralis, «sine quibus, etiam inculpabiliter ignoratis, finis ultimus obtineri nequit».
Leggendo alcuni trattati di Morale abbastanza datati, da quello appunto di S. Alfonso ad alcuni compendii della prima metà del secolo scorso, nonché alcuni passi di S. Tommaso, ho notato che vi è unanimità sul fatto che vi sono alcuni articoli che per necessità di mezzo per la salvezza vanno creduti esplicitamente. Tuttavia, ho riscontrato opinioni discordanti rispetto a quali siano tali articoli: alcuni – tra cui S. Tommaso – affermano che essi sono 1. l’esistenza di Dio come rimuneratore dei giusti, e 2. la SS. Trinità e i principali misteri di Cristo; altri invece ammettono come da credersi esplicitamente soltanto l’articolo del punto 1, mentre richiedono almeno la fede implicita negli articoli del punto 2. Per questo motivo S. Alfonso e alcuni moralisti del secolo XX scrivono che, mentre la necessità di mezzo della fede esplicita nell’articolo del punto 1 è certa, quella negli articoli del punto 2 è invece dubbia.
Per quanto riguarda il punto 1, la cosa è confermata tra l’altro dalla condanna da parte di Papa Innocenzo XI della proposizione “Non nisi fides unius Dei necessaria videtur necessitate medii, non autem explicita remuneratoris”. Ciò mostra che è necessaria di mezzo la fede esplicita non soltanto in un solo Dio, ma in un solo Dio che è rimuneratore.
Le mie domande sono dunque le seguenti:
1. Come si deve interpretare, alla luce di quanto detto sopra, il passo di Lumen Gentium 16 «Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta»? Bisogna credere che, come scrive S. Tommaso, Dio comunicherà a costoro le verità necessarie mandando loro dei missionari, o anche mediante delle ispirazioni interiori?
2. Un altro passo di Lumen Gentium 16 recita: «Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch’essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio. In primo luogo quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cfr. Rm 9,4-5), popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr. Rm 11,28-29). Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale. Dio non è neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna.» Bisogna forse interpretare questo passo come una definitiva smentita della necessità di mezzo della fede esplicita negli articoli del punto 2 (SS. Trinità e principali misteri di Cristo)? O anche qui bisogna ritenere che la possibilità della salvezza per queste persone sia legata ad una comunicazione da parte di Dio delle verità necessarie attraverso missionari o ispirazioni interiori? Devo dire che quest’ultima interpretazione mi pare un po’ forzata rispetto a quanto contenuto nel passo citato.
In attesa di un Suo riscontro, La ringrazio per il Suo zelo e come sempre Le assicuro il mio ricordo nella preghiera.
In Corde Jesu
Matteo


Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
1. per la salvezza eterna di tutti è necessario stare a quanto Dio stesso ha detto in Eb 11,6: “Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio. Chi infatti si accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano”.
L’assoluta necessità di credere almeno in queste essenziale verità era già stata dichiarata da Nostro Signore con le seguenti parole: “Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi non crederà, sarà condannato” (Mc 16,16).

2. Non ci vuole molto per comprendere la logicità di queste affermazioni: per condurre in maniera retta e ordinata la nostra vita è necessario conoscere l’obiettivo e la strada che ad esso conduce.
Se non si conosce l’obiettivo è fatale andare fuori strada ed è fatale anche non accorgersi di essere fuori strada.

3. Per ricevere il battesimo è invece necessaria la conoscenza esplicita della Santissima Trinità e di Gesù Cristo nostro salvatore.
Parlando di Gesù San Pietro ha affermato che “non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (At 4,12).
Ed ecco la motivazione teologica di San Tommaso: “Non è possibile credere esplicitamente il mistero di Cristo senza la fede nella Trinità: poiché il mistero di Cristo implica che il Figlio di Dio abbia assunto la carne, che abbia rinnovato il mondo mediante la grazia dello Spirito Santo, e ancora che sia stato concepito per opera dello Spirito Santo… E così dopo il tempo della propagazione della grazia tutti sono tenuti a credere espressamente anche il mistero della Trinità. E tutti quelli che rinascono in Cristo raggiungono ciò grazie all’invocazione della Trinità, secondo le parole evangeliche: ‘Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo’ (Mt 28,19)” (Somma teologica, II-II, 2, 8).

4. Pertanto si deve distinguere tra ciò che è necessario per la salvezza eterna e ciò che è necessario per essere incorporati a Cristo mediante il battesimo.
È per questo che per ricevere il Battesimo, che è il sacramento che incorpora visibilmente a Cristo e alla Chiesa, è richiesta la conoscenza esplicita dei misteri principali della fede, che sono due: l’unità e la Trinità di Dio; l’incarnazione, la passione, la morte, la risurrezione e l’ascensione al cielo del Nostro Signore Gesù Cristo.

5. Tornando all’assoluta necessità di credere almeno in Dio e alla rimunerazione finale, va ricordato il dramma dell’ateismo, perché la luce interiore della coscienza richiama incessantemente a Dio.
Qui si rivela il dramma del peccato che non scivola via dalla vita senza lasciare traccia, ma lascia sempre gravi conseguenze perché oscura la coscienza e indurisce il cuore ai richiami di Dio.
Sebbene il cielo e la terra siano pieni della sua gloria e in continuazione la manifestino e la gridino, con il peccato ci si allontana a tal punto dai richiami interiori della coscienza così da non sentirli più.

6. Diventati insensibili ai richiami più profondi della coscienza, a fortiori non si sentono più neanche i richiami di ordine soprannaturale. Lo dice in maniera così chiara un testo di San Paolo che abbiamo letto nella liturgia di questi ultimi giorni: “E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio. 
Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore” (2 Cor 4,3-5).
Il Vangelo è coperto da un velo per coloro che volontariamente camminano nel peccato. Per loro il Vangelo è stoltezza, come dice San Paolo in 1 Cor 1,18).
È fatale che avvenga così: se si chiudono gli occhi alla luce, si rimane nel buio. È come essere ciechi.
E se si diventa insensibili ai richiami della coscienza, molto di più lo si diventa nei confronti di Cristo che è Luce soprannaturale.

7. Questa cecità interiore è causata da colui che viene chiamato “il dio di questo mondo”, il diavolo.
Qui per mondo, occorre ricordarlo, non s’intende il cosmo, ma il mondo del peccato, di cui Satana è il padre.

Ti ringrazio del quesito che mi ha permesso di ricordare alcune nozioni importantissime soprattutto per coloro che si ritengono atei innocenti. 
Ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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