Quesito
Caro Padre Angelo,
avrei una domanda da porle e riguarda la natura della chiamata di Dio per alcuni uomini, citata spesso nei Vangeli.
Ad esempio: Giovanni 6:44: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.”
Giovanni 6:65: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è stato concesso dal Padre.”
Riguardo a questo argomento, mi chiedo: è Dio che ci seleziona e ci guida a seguire un cammino giusto che porta a Lui? In questo caso mi riferisco alle persone comuni, non a coloro che si consacrano.
Mi domando quindi: coloro che operano il male, oppure quelli che non credono in nulla e non professano alcun credo, non sono stati chiamati?
Oppure la chiamata è rivolta a tutti, ma alcune persone scelgono di ignorarla?
Perché in alcuni fedeli la risposta nel seguire Dio è più netta rispetto ad altri?
Mi sembra anche che certe anime siano naturalmente più sensibili alla Sua voce.
La ringrazio in anticipo e le auguro una buona giornata.
Cordiali saluti.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. le parole di Gesù che tu hai riportato riguardano la chiamata in generale che Dio rivolge a tutti e riguardano la fede nella sua persona divina.
Poco prima del versetto che mi hai riportato Gesù aveva detto: “Non mormorate tra voi” (Gv 6,43).
Gesù stava parlando di se stesso, definendosi pane disceso dal cielo, pane della vita.
I suoi ascoltatori mormoravano dicendo: “Ma costui non è forse Gesù figlio di Giuseppe?”. Per loro era impossibile che Gesù promettesse un pane che viene dal cielo. Ed è per questo che Gesù dice: “Nessuno può venire a me se il Padre non lo attira” (Gv 6,44).
2. A questo proposito San Tommaso si pone diverse questioni, tra le quali le seguenti due.
La prima: se Dio attira, fa violenza, come la calamita che attira il ferro in qualche modo gli fa violenza.
3. Ed ecco la sua risposta: “L’attrattiva esercitata dal Padre non implica costrizione perché non sempre ciò che attira fa violenza. Perciò il Padre attrae verso il Figlio secondo i vari modi di attrarre senza violenza esistenti tra gli uomini.
Infatti un uomo può trarre un altro persuadendolo con il ragionamento; e così il Padre attira gli uomini al Figlio dimostrando che egli è suo Figlio.
E questo in due maniere: o mediante una rivelazione interiore, simile a quella accennata in Matteo 16,17: “Beato te Simone figlio di Giona perché né la carne o il sangue te l’hanno rivelato”, oppure mediante il compimento di miracoli a lui accordato dal Padre: “le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me (Gv 10,25)” (Commento al Vangelo di Giovanni, 6,44).
4. Osserva ancora San Tommaso: “Poiché il potere di attirare non l’ha soltanto la rivelazione esterna, ovvero l’oggetto visivo, ma anche l’ispirazione e l’impulso interiore che spinge e muove a credere, il Padre muove molti verso il Figlio mediante l’impulso di quell’operazione divina che muove interiormente il cuore dell’uomo a credere. Di qui le parole di San Paolo: “È Dio che suscita in noi il volere e l’operare” (Fil 2,13); e quelle di Osea: “Io li attiravo con legame di bontà, con vincoli di amore” (Os 11,4). E nei Proverbi (21,1) si legge: “Il cuore del re è nelle mani di Dio: lo piega a tutto ciò che egli vuole”.
5. Si potrebbe obiettare: se chi va dietro a Cristo è perché è attirato dal Padre, si potrebbe concludere che chi non gli va dietro dipende dal fatto che non è attirato dal Padre e pertanto non sarebbe colpa sua.
6. Ed ecco come risponde San Tommaso: “Realmente nessuno può venire se non è attirato dal Padre. Infatti come un corpo grave non può essere portato in alto se non vi è trasportato da altri, così il cuore dell’uomo, che di suo tende alle cose inferiori, non può sollevarsi in alto senza esservi attratto.
Ma se non si solleva, non si deve a una deficienza da parte di chi lo attrae, il quale non si rifiuta nessuno, per quanto sta in lui; bensì a qualche impedimento da parte di chi non si lascia attrarre” (Ib.).
7. San Tommaso poi osserva che nello stato di innocenza prima del peccato originale non c’era nessun impedimento da parte dell’uomo nel lasciarsi attirare da Dio.
Ma dopo il peccato originale “nello stato di natura corrotta tutti vengono ugualmente ostacolati in questa attrazione dall’impedimento del peccato: e quindi tutti hanno bisogno di essere trascinati. Dio però, per quanto sta in lui, porge la mano a tutti per attirarli; anzi, e questo è ancora più mirabile, non solo prende la mano di chi accoglie l’invito, ma converte a sé anche quelli che gli hanno voltato le spalle, come accenna quel passo delle Lamentazioni: “Convertici a te, o Signore, e ritorneremo” (Lam 5,21) e anche dalle parole del salmista “Tu nel convertirci tornerai a darci vita” (Sal 84,7).
Per il fatto, dunque, che Dio è pronto a dare a tutti la sua grazia e ad attirarci a sé, non deve essere imputato a lui se uno non la riceve bensì a colui che la rifiuta” (Ib.).
Con l’augurio di non porre mai alcun impedimento all’attrazione del Signore, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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