Quesito
Caro padre Angelo,
faccio riferimento al passo del Vangelo giovanneo per conoscere un tuo illuminato commento al medesimo. Gesù parla di un comandamento nuovo che “vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” e “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni gli altri”.
Dalla prima parte del passo sembra quasi dedurre che coloro che accompagnavano Gesù nei suoi itinerari di evangelizzazione non si amassero poi tanto fra loro e, comunque, non certo come desiderava il Signore stesso e cioè come Lui li amava. Dalla seconda parete del passo si evince che coloro che osserveranno il vero amore che sarebbe intercorso tra loro sapranno che sono i veri cristiani.
Caro padre Angelo, a giudicare da come vanno e sono andate le cose in questo povero mondo, forse sono pochissimi i cristiani che si amano veramente e amano il prossimo davvero. Se noi, per Grazia e Misericordia di Dio, non ci impegniamo in modo concreto a divenire tralci vivi ed operosi della Divina Vite, ben difficilmente gli altri potranno dire di noi che siamo discepoli di Gesù. A tal proposito giova ricordare il motto del giudice Livatino, beato, il quale affermava che noi cristiani, quando ci presenteremo davanti sl tribunale della Divina Maestà, dovremmo chiederci se siamo stati credibili come credenti. Bella lezione di vita! Credo che ogni cristiano, dovrebbe mirare a questo senza mai stancarsi.
In attesa, ove e quando potrai, di un tuo illuminato riscontro, ti saluto con immutate stima ed amicizia, ricordandoti nelle mie preghiere. Grazie per il grande bene che fai alle anime e questo fa di te, ne sono certo, un testimone credibile di Nostro Signore Gesù Cristo. A presto.
Giovanni
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. il testo sacro non permette di insinuare che gli apostoli si amassero poco perché quelle parole il Signore non le ha dette soltanto per gli apostoli, ma per tutti.
L’attenzione del Signore è sul comandamento nuovo che non consiste soltanto nell’amarsi a vicenda.
Perché il comando dell’amore vicendevole c’era già con un precetto ben preciso: “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Lev 19,18), sebbene per prossimo gli ebrei intendessero soltanto i connazionali.
2. Il comandamento nuovo è il seguente: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12).
3. San Tommaso commenta: “Cristo ci ha amati in questi tre modi: gratuitamente, efficacemente e rettamente.
Gratuitamente, perché cominciò lui ad amarci, senza aspettare che cominciassimo noi: “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi” (1 Gv 4,10). Così anche noi dobbiamo per primi amare il prossimo, senza attendere di essere prevenuti o beneficati.
Efficacemente poi Cristo ci ha amati, il che risulta chiaramente dalle opere: infatti la prova dell’amore è la prestazione dell’opera. Ora, l’opera più grande che è un uomo possa fare per l’amico è quella di sacrificarsi per lui; cosa che Cristo appunto ha compiuto: “Cristo amato noi e ha dato se stesso per noi” (Ef 5,2). Perciò diceva: “Nessuno amore è più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,13). Noi perciò siamo spinti da questo esempio ad amarci e reciprocamente in modo efficace e fruttuoso: “non amiamo a parole con la lingua, ma con l’opera è la verità”.
Cristo inoltre chiamati rettamente. Ogni amicizia infatti si fonda su qualcosa che ci accomuna (poiché causa dell’amore è la somiglianza); perciò è retta quell’amicizia che nasce dalla somiglianza o comunanza nel bene. Ora, Cristo intanto ci ha amati, in quanto siamo a lui simili per la grazia di adozione, amandoci per attirarci a Dio secondo questa somiglianza. Di qui le parole di Geremia (31,3): “di un amore eterno ti ho amato e perciò ti ho attirato a me è pieno di compassione”.
E così anche noi dobbiamo cercare in coloro che ci amiamo non tanto di ricevere benefici o benevolenza, ma dobbiamo amare in essi quello che è di Dio. E in tale amore del prossimo è incluso anche l’amore di Dio” (Commento al Vangelo di Giovanni, 13,34).
4. Più avanti San Tommaso scrive: “Cristo mostra con il suo esempio come dobbiamo amare il prossimo, cioè come egli ha amato noi.
Orbene, Cristo ci ha amato in maniera ordinata ed efficace.
In maniera ordinata perché egli non amò altro che Dio e ci amò in ordine a Dio. “Io sono la madre del bell’amore” dice l’eterna Sapienza (Sir 24,24).
Ci amò poi efficacemente, perché ci amò tanto da sacrificare se stesso per noi: “Nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,2).
Noi dunque dobbiamo amare il prossimo assolutamente, per il bene, ed efficacemente in modo da mostrare l’amore con le opere. “Non amiamo a parole con la lingua, ma con l’opera è la verità” (Gv 3,18) (Commento al Vangelo di Giovanni 15,12).
5. È interessante anche il commento di Santa Teresa di Gesù bambino, dottore della chiesa, alle parole di Gesù riferite in Gv 13,34: “In qual modo Gesù ha amato i suoi discepoli, e perché li ha amati? Ah, non erano le loro qualità naturali che potevano attirarlo, c’era tra loro e lui una distanza infinita. Egli era la Scienza, la Sapienza eterna; essi erano dei poveri pescatori ignoranti e pieni di pensieri terrestri. Tuttavia Gesù li chiama suoi amici, suoi fratelli. Vuole vederli regnare con lui nel regno di suo Padre, e per aprir loro questo regno vuole morire sopra una croce, perché ha detto: «Non c’è amore più grande che dare la vita per coloro che amiamo»” (Storia di un’anima, 288).
6. Ed ecco come commenta le altre parole riportate in(Gv 15,12): “Quando il Signore aveva comandato al suo popolo di amare il prossimo come se stesso, non era venuto ancora sulla terra; così, sapendo bene a qual punto si ami la propria persona, non poteva chiedere alle sue creature un amore più grande per il prossimo. Ma quando Gesù dà ai suoi apostoli un comandamento nuovo, il comandamento proprio suo, come dirà altrove, non parla di amare il prossimo come se stessi, bensì di amarlo come lui, Gesù, l’ha amato, come l’amerà fino alla consumazione dei secoli. Signore, so che voi non comandate alcunché d’impossibile, conoscete meglio di me la mia debolezza, la mia imperfezione, voi sapete bene che mai potrei amare le mie sorelle come le amate voi, se voi stesso, o mio Gesù, non le amaste ancora in me. E perché voi volevate concedermi questa grazia, che avete fatto un comandamento nuovo. Oh, come l’amo, il vostro comandamento, poiché mi dà la sicurezza che la volontà vostra è di amare in me tutti coloro che voi mi comandate di amare (Storia di un’anima, 290).
7. E conclude: “Sì, lo sento, quando sono caritatevole è Gesù solo che agisce in me, più sono unita con lui, più amo anche tutte le mie sorelle. Quando voglio aumentare in me quest’amore, soprattutto quando il demonio cerca di mettermi davanti agli occhi dell’anima i difetti di quella o quell’altra sorella che mi è meno simpatica, mi affretto a cercare le sue virtù, i suoi buoni desideri; mi dico che, se l’ho vista cadere una volta, ella può bene avere riportato un gran numero di vittorie che nasconde per umiltà, e perfino ciò che mi pareva un errore può benissimo essere, a causa dell’intenzione, un atto di virtù” (Ib.).
Con l’augurio che anche noi possiamo fare altrettanto, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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