Quesito

Caro Padre Angelo,
mi scusi se torno a importunarla, ho tentato di chiarificarmi le idee studiando da solo ma non ci sono riuscito. Ho letto gli ultimi interventi riguardo all’infallibilità del Papa e ci sono alcune cose che non ho chiare. Proverò a formulare due domande:
1)- Innanzi tutto non ho capito quell’elenco che indicava i vari gradi di pronunciamento del magistero. Quali sono i gradi per cui, se uno non rispetta un pronunciamento, commette peccato, quali sono i pronunciamenti che possono essere modificati nel tempo?
2)- Se le ultime proclamazioni ex cathedra di un dogma di fede e di morale risalgono al 1950 e al 1854 significa che tutto il resto delle affermazioni del magistero non gode dell’infallibilità? Allora il nostro attuale Papa si potrebbe svegliare domani e dire che la fecondazione in vitro da oggi è lecita? O dire che Paolo VI nella Humanae Vitae si era sbagliato? Non può essere cosi!
La ringrazio in anticipo della sua risposta,
Nicola


Risposta del sacerdote

Caro Nicola,
1. ti rispondo subito con un intervento del Magistero stesso.
Nella “Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della professione di fede” (29.6.1998), si legge:
“Per quanto riguarda la natura dell’assenso dovuto alle verità proposte dalla chiesa come divinamente rivelate da ritenersi in modo definitivo è importante sottolineare che non vi è differenza circa il carattere pieno e irrevocabile dell’assenso, dovuto ai rispettivi insegnamenti.
La differenza si riferisce alla virtù soprannaturale della fede:
nel caso delle verità del 1° comma (insegnamento definitorio) l’assenso è fondato direttamente sulla fede nell’autorità della parola di Dio;
nel caso delle verità del 2° comma (insegnamento non definitorio o definitivo), esso è fondato sulla fede nell’assistenza dello Spirito Santo al magistero e sulla dottrina cattolica dell’infallibilità del magistero” (n. 8).

2. Allora alla tua domanda: che cosa si è tenuti a credere e quando si commette peccato nel non aderire a questo o a quel documento?
Mi pare che la risposta sia chiara.
Tutto l’insegnamento va accolto in spirito di fede e con obbedienza.
Ma nelle pene da comminarsi a chi non lo accetta, esse vanno diversificate a seconda che l’insegnamento sia definitorio (qui uno è eretico in maniera esplicita ed è automaticamente scomunicato) o definitivo (è in errore, ma non può essere considerato eretico.
Tanti pronunciamenti di carattere definitivo sono infallibili e irreformabili, come ad esempio quello relativo alla contraccezione. E il Magistero potrebbe anche proporli con insegnamento definitorio.
Ma non lo fa per un motivo pastorale o prudenziale, perché se uno non li accettasse o avesse dei dubbi, automaticamente sarebbe scomunicato e messo fuori della Chiesa.
Questi pronunciamenti, sopratutto di carattere morale, la Chiesa li lascia con carattere non definitorio o definitivo, perché, nel caso uno avesse dei dubbi o addirittura non li accettasse, abbia il tempo di ripensarci e cambiare idea.
Se invece venisse subito messo fuori della Chiesa, verrebbe esposto a nutrire risentimenti e sarebbe privato di tutti quei nutrimenti che possono portarlo poco per volta a cambiare pensiero.

3. Circa gli altri insegnamenti che non hanno né carattere definitorio né carattere definitivo, appartengono anch’essi al Magistero della Chiesa e vanno accolti con ossequio dell’intelletto e della volontà.
La Nota dottrinale dice che si tratta di “insegnamenti in materia di fede o morale
presentati come veri o almeno come sicuri, anche se non sono stati definiti con giudizio
solenne né proposti come definitivi dal magistero ordinario e universale
”.
Il documento poi va avanti così: “Tali insegnamenti sono
comunque espressione autentica del magistero ordinario del romano pontefice o del collegio episcopale e richiedono, pertanto, l’ossequio religioso della volontà e dell’intelletto. Sono proposti per raggiungere un’intelligenza più profonda della rivelazione, ovvero per richiamare la conformità di un
insegnamento con le verità di fede, oppure infine per mettere in guardia contro concezioni
incompatibili con queste stesse verità o contro opinioni pericolose che possono portare all’errore”.
E conclude: “La proposizione contraria a tali dottrine può essere qualificate rispettivamente come erronea
oppure, nel caso degli insegnamenti di ordine prudenziale come temeraria o pericolosa e
quindi «sicuramente non può essere insegnata» (tuto doceri non potest).
Pertanto anche su questi temi non succedere mai che il Papa si svegli al mattino e cambi l’insegnamento, Esso si svilupperà seguendo il criterio dell’ eodem sensu eademque sententia (conservando il medesimo senso e il medesimo insegnamento).

Ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di tornare su questi argomenti.
Ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo