Quesito

Caro Padre Angelo,
mi è stata posta una questione morale sull’aborto alla quale non ho dato risposta avendo il dubbio sulla cosa giusta da dire.
Coppia di fidanzati di 20 anni, lei rimane in cinta e decidono di sposarsi e portare avanti la gravidanza, entrambe le famiglie sono religiose.
Dalle varie analisi emerge che il bimbo ha varie malformazioni e che la gravidanza o terminerà prima dei 9 mesi, o se il bimbo nascerà è destinato a morte certa entro qualche settimana. La coppia era intenzionata a mandare comunque avanti la gravidanza, ma sia i medici che un sacerdote, vista il destino certo della morte, hanno consigliato l’aborto terapeutico.
E lecito cristianamente parlando?
Grazie.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. non è lecito né “cristianamente parlando” né umanamente parlando.
Mi meraviglio che un sacerdote abbia consigliato l’aborto. Dubito che ti sia stata riferita la verità tutta intera.
Ma se così fosse, non ci sarebbero attenuanti per il sacerdote, il quale sa che anche chi consiglia l’aborto è scomunicato.

2. L’atteggiamento migliore, dettato dall’affetto naturale e anche dall’istintiva ripugnanza ad uccidere un bambino benché gravemente malformato, è stato quello dei due fidanzati.
Questi giovani, e soprattutto lei, già da un pezzo avevano cominciato a dare il loro affetto a questo bambino, che non vedevano ancora con i loro occhi, ma che ormai era entrato nella loro vita e si disponevano a vivere con lui e per lui.
Lei, in particolare, lo sentiva palpitare sotto il suo cuore e lo accarezzava attraverso il suo grembo.
Come si fa ad essere così disumani da chiedere di uccidere il bambino perché tanto non sopravviverà?

3. Ma procediamo con ordine e vediamo quali siano i motivi per cui non è lecito uccidere neanche un bambino in qualche modo già segnato dalla morte.
Il primo motivo è che si tratta di una persona umana e come tale ha la medesima dignità di qualsiasi altra persona.
Nessuno ha il potere di disporre della sua vita e pertanto va rispettato e servito fino all’esito naturale della sua esistenza.

4. Pio XII nel famoso discorso alle ostetriche (29.X.1951) ha detto: “Uomo è il bambino, anche non ancora nato; allo stesso grado e per lo stesso titolo che la madre”.
Chi può affermare qualcosa di diverso?
Ha dignità di persona “allo stesso grado e per lo stesso titolo che la madre” e di qualsiasi altra persona.
E proprio perché persona “allo stesso grado e per lo stesso titolo che la madre” “ha il diritto alla vita, diritto che proviene immediatamente da Dio, non dai genitori, né da qualsiasi società e autorità umana”.
Pertanto nessuno gli può togliere un diritto che gli viene da Dio stesso.
Finché è in vita, siamo a suo servizio e a servizio di Dio.
Si comprende allora perché il Concilio Vaticano II abbia detto che “la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura” (GS 51).

5. Concludeva Pio XII: “Quindi non vi è nessun uomo, nessuna autorità umana, nessuna scienza, nessuna indicazione medica, eugenica, sociale, economica, morale, che possa esibire o dare un valido titolo giuridico per una diretta, deliberata disposizione sopra una vita umana innocente, vale a dire una disposizione che miri alla sua distruzione”.

6. Del medesimo tenore è l’insegnamento di Giovanni XXIII, il quale nell’enciclica Mater et Magistra ha affermato: “La vita umana è sacra; fin dal suo affiorare impegna direttamente l’azione creatrice di Dio.
Violando le sue leggi si offende la sua divina Maestà, si degrada se stessi e l’umanità e si svigorisce altresì la stessa comunità di cui si è membri” (Mater et Magistra 181).

7. Anche la certezza che il bambino morirà prima o subito dopo il parto non fornisce un motivo sufficiente per sopprimerlo.
Anche dei malati terminali si sa che con certezza moriranno a breve termine. Ma questo è un motivo sufficiente per ammazzarli?
Sono persone. Hanno il diritto alla vita immediatamente da Dio. Siamo a loro servizio e a servizio di Dio finché Dio dispone.

8. Se Dio ha disposto che certi bambini arrivino fino a poco prima del parto o fino a subito dopo il parto ha i suoi disegni. E, ne siamo certi, sono disegni di grazia per loro e per tutti.

9. Tra l’altro, in un’ottica cristiana, se giunge fino al parto gli si può amministrare il Battesimo. Il Battesimo non dà solo la speranza, ma la certezza del Paradiso.
Inoltre il Battesimo conferisce la grazia sacramentale e pertanto dà un diritto ad un grado più alto di gloria nel Paradiso per l’eternità.
E anche questo non è poco perchè siamo in questo mondo proprio per preparare grande il nostro futuro nell’eternità.
Con l’aborto invece si è impedito ad questo bambino di fruire di questo grado più alto di gloria.
Di questo grado più alto di gloria ne avrebbero beneficato anche i suoi genitori già nella vita presente oltre che per quella futura.

10. Giunto al parto o in prossimità del parto, e battezzatolo almeno sub conditione, gli avrebbero dato sepoltura degna di una persona. Avrebbero celebrato le esequie nella persuasione di avere un angelo in cielo che li assiste e li benedice.
Invece con l’aborto rimangono con la tristezza di aver accettato che gli venisse tolta la vita e col pensiero delle parole del Signore: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

Pertanto “cristianamente parlando” tutti dovevano pensare e agire in modo diverso da come hanno pensato e agito.
Ti saluto, ti assicuro un ricordo davanti al Signore e ti benedico.
Padre Angelo