Quesito

Buonasera Padre,
mi chiamo … e sono un ragazzo di 21 anni. Le scrivo per esporle un mio dubbio a proposito di una vicenda molto spinosa. Mia sorella infatti (un pò più giovane di me), diversi mesi fa, ha preso la dolorosa decisione di abortire: aspettava infatti un bambino dal suo fidanzato (che era ateo e se ne è un pò fregato della situazione). Lei ha preso questa decisione in modo molto sofferto: so che non è in nessun modo giustificabile un aborto, ma lei era giovane, la mia famiglia è molto all’antica (scrivo da un vecchio paesino del Sud) e ha avuto paura. Paura e vergogna di dare una delusione alla famiglia e ai conoscenti e dover affrontare il giudizio della gente. 
Ha confidato anche a me il fatto di essere incinta, mettendomi in una terribile situazione. Capendo il suo stato d’animo, per debolezza e forse anche un pò per viltà anche io ho taciuto, rimanendo sostanzialmente passivo. Non l’ho mai incitata ad abortire, non l’ho neanche accompagnata alla clinica, ma allo stesso tempo non ho fatto il possibile per fermarla (magari dicendolo, per esempio, ai genitori, anche se lei era contrarissima). Quello che vorrei chiederle caro Padre è:
1) Quali sono le mie responsabilità e se ho commesso peccato mortale.
2) Per lei è sufficiente, per l’assoluzione, un semplice sacerdote? Non credo sapesse al momento della sua scelta della scomunica. Inoltre, affinché la confessione vada a buon fine, è sufficiente provare dolore per l’aver offeso Dio? 
La ringrazio di cuore per il servizio che svolge e spero che risponda alla mia mail dandomi così un pò di conforto.
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la decisione di abortire è sempre sbagliata.
Anzi, in assoluto è sempre la più sbagliata. Si tratta infatti di uccidere una persona umana. E la si uccide perché è indifesa.

Si deve sempre cercare di salvare la vita.

Nel peggiore dei casi, se uno non si sentisse di tenere il bambino, lo dia a chi lo desidera.
Madre Teresa di Calcutta il giorno in cui ricevette il premio Nobel per la pace disse: “Se sentite che qualche donna non vuole tenere il suo bambino e desidera abortire, cercate di convincerla a portarmi quel bambino. Io lo amerò, vedendo in lui il segno dell’amore di Dio”.

2. Mi dici che la tua famiglia è molto all’antica e che sarebbe stato particolarmente duro affrontare i pregiudizi della gente.
Non è difficile comprenderlo.
Ma a conti fatti, che cosa è più duro: uccidere il bambino o il peso dei pregiudizi della gente?
L’aborto costituisce sempre un dramma per la donna, un dramma che ci si porta dietro per tutta la vita. E non sai quanto sia duro.

3. Non abortire non equivale a tenersi il bambino.

Sarebbe stato meglio che tutti voi aveste aiutato la sorella ad affidarsi ad un centro di aiuto per la vita, che avrebbe fatto il possibile per evitarle di incorrere nei pregiudizi della gente.
Avrebbe magari aiutato ad andare fuori paese per un certo tempo e trovare una famiglia per l’affidamento…
Quante coppie desiderano adottare un bambino e nel frattempo altri lo uccidono!

4. Venendo adesso alla responsabilità morale e all’incorrere nella censura.

Tua sorella sapeva benissimo che abortire è un peccato grave.
Se non sapeva niente della scomunica, non vi è incorsa ed è sufficiente che si confessi presso qualsiasi sacerdote.
Per il buon esito della sua confessione è necessario che sia pentita di quello che ha fatto (sono certo che ne è già pentita).
Inoltre poiché quando si priva una persona di qualche bene non è sufficiente il pentimento e neanche la confessione, ma si deve restituire, tua sorella dovrebbe restituire. Ma essendole impossibile restituire la vita, dovrà impegnarsi a fare qualcosa d’altro.

5. Giovanni Paolo II nell’Enciclica Evangelium vitae indica che cosa si possa fare.
Scrive: “Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto.
La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non si è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità.
Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore.
Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l’accoglienza e l’attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell’uomo” (EV 99).

6. Il Papa poi prosegue dicendo che “è urgente una grande preghiera per la vita, che attraversi il mondo intero” (EV 100).
E dice che bisogna “ritrovare l’umiltà e il coraggio di pregare e digiunare, per ottenere che la forza che viene dall’Alto faccia crollare i muri di inganni e di menzogne, che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e di leggi ostili alla vita, e apra i loro cuori a propositi e intenti ispirati alla civiltà della vita e dell’amore” (EV 100).
Tua sorella è chiamata a fare questo insieme a tanti uomini e donne di buona volontà che non hanno mai abortito e si danno da fare perché non si abortisca.

7. Adesso invece vengo a te.
Il tuo peccato di omissione e si configura come una cooperazione negativa al male compiuto da altri. Questa cooperazione negativa si attua in tre casi: quando non si dice nulla, quando non si ostacola e quando non lo si manifesta.
La tua omissione è colpevole perché non hai detto nulla quando dovevi dire qualcosa e perché non hai ostacolato, ma hai lasciato fare.
È vero che non  l’hai accompagnata in clinica, ma ha lasciato che il bambino venisse ucciso. E questo non lo potevi permettere.
Il tuo peccato è pertanto grave.
E dal momento che la scomunica tocca non solo il medico, gli infermieri e la donna che abortisce, ma anche tutti coloro che vi hanno cooperato non facendo il loro dovere, la scomunica colpisce anche te.

8. Carissimo, al termine della tua email mi dici che mi hai scritto per avere “un pò di conforto”.
Il conforto che ti do è proprio questo: quello di andare a confessarti da un sacerdote facoltizzato e poi di fare anche tu quello che Giovanni Paolo II ha detto alle donne che hanno abortito.
Solo così puoi riparare almeno in parte al male che hai permesso che si facesse.
“Non tutto è perduto” ha detto Giovanni Paolo II alle donne che hanno abortito. E questo lo dico anche a te.
Quanto è successo, sebbene tu non fossi consenziente, deve servire per un più profondo impegno a favore della vita e per un progresso nella vita cristiana.

Ti assicuro il mio sostegno con la preghiera e con il ricordo nella Santa Messa.
Ti benedico.
Padre Angelo