Quesito

Caro Padre Angelo,
le scrivo perchè ho bisogno di un parere "esperto" in materia.
Le racconto il più succintamente possibile la mia storia.
Fino a tre anni fa ero una persona molto lontana dalla Chiesa Cattolica e dalla fede in generale, e, tra le altre, convivevo serenamente con il mio compagno. Le vicende della vita, si sa, alle volte, portano, però, in direzioni che sembravano poco probabili, e così, la Grazia di Cristo mi ha visitata tramite una Santa Messa antica cui mi capitò di assistere per pura curiosità quando mi trovavo in vacanza lontana dalla mia città e, da allora, ho iniziato un percorso che mi ha portata vicino all’amore per Nostro Signore. Resami conto dello stato in cui vivevo, ho chiesto al mio compagno di rimanere astinenti e di pensare ad un matrimonio religioso. Lui mi ha assecondata e, finalmente, circa due anni fa, ci siamo sposati. 
Da quel momento, è cominciato a nascere in me il fortissimo desiderio di vedere crescere la nostra piccola famiglia con un bambino che, però, noi non avremmo mai potuto concepire, in quanto abbiamo scoperto, facendo delle analisi, che mio marito è HIV positivo: la sua speranza di vita, a detta dei medici che lo seguono, è pari a quella di una persona sieronegativa, quindi il problema non risiede tanto nella probabilità di lasciare un piccolo orfano di padre in tenera età, ma quanto in quello di trasmettere il virus al nascituro. I medici ci hanno detto che il rischio, seppure basso, esiste. Mio marito ha contratto il virus a causa di passate relazioni, non per uso di droghe, ed io sono negativa. Il passo successivo è stato quello di pensare all’adozione, ma anche lì sono cominciati subito i primi problemi. Dopo varie ricerche e informazioni, abbiamo capito che, data la nostra problematica, avremmo potuto coronare il nostro sogno solo se parecchio facoltosi, cosa che non siamo (soldi per avvocati, ricorsi, viaggi all’estero…: mi creda: so di cosa parlo). Ci era dunque rimasta la strada della fecondazione eterologa, che, però, per aspetti essenzialmente etici, rifiutavamo. Fino a quando non abbiamo scoperto che vi sono migliaia di embrioni già formati tenuti in congelatore in tutta Europa di cui non si sa nulla circa il loro destino. Se è vero che dietro alle tecniche di PMA c’è selezione eugenetica e una reificazione degli esseri viventi che mi repelle, è altrettanto vero che, con questo mezzo, avremmo potuto dare la speranza di vita ad una creatura già esistente e contemporaneamente dare  a noi la gioia di un figlio. Ne ho parlato con un sacerdote dal quale mi confesso regolarmente, il quale mi ha detto che, data la mia storia, tale tecnica era lecita, e di procedere tranquillamente. Così mi sono attivata con gli esami necessari, e, qualche mese fa, io e mio marito siamo andati in una clinica spagnola dove mi hanno impiantato un embrione. Ora sono in attesa di un bambino e dire che siamo felici è usare un eufemismo. In seguito, però, mi è capitato di leggere che la Chiesa condanna anche questa pratica e sono andata in crisi: io mi sento a posto con la mia coscienza, glielo dico sinceramente. Non ho voluto far creare embrioni appositamente per noi, come mi era stato suggerito dalla clinica perchè c’è un "tasso di successo più alto", (loro parlano in questi termini), perchè non voglio né sfruttare ragazze bisognose che vendono i loro ovuli e la loro salute, né creare ad hoc vite che poi magari resteranno congelate o andranno distrutte. Cosa ho fatto di male, dunque? Proprio non lo comprendo, per quanto mi sforzi. Per noi questa è un’adozione in nuce, nulla di diverso da un’adozione di un bimbo già formato. Anche suffragata dalle parole del sacerdote di cui le scrivevo, ho sempre fatto la Santa Comunione anche dopo essermi sottoposta al transfert. Mi aiuti, Padre, a capire. Sono in totale confusione e dissidio interiore. Mi scuso per la lunghezza di questa mia, ma, come vede, la situazione era complessa da illustrare. 
La ringrazio per la pazienza, il tempo che dedica a tutti noi e le assicuro un ricordo nella preghiera (seppur proveniente da una peccatrice). Dio la benedica per tutto il bene che fa alle anime.
Una donna.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. mi dispiace che con tanta leggerezza il sacerdote al quale ti sei rivolta ti abbia detto che potevi procedere.
È vero che tu sei stata mossa dal desiderio di salvare una vita e nello stesso tempo di accrescere la tua famiglia.
Ma il passo che hai compiuto è stato sbagliato perché in tal modo si incrementa la mentalità che procedere alla fivet eterologa, ibernare i bambini, tenerli fuori dal consorzio umano a disposizione di chi li vuole e li compra perché tanto poi qualcuno lo accoglierà sia addirittura un gesto di carità.

2. Non sto a ripetere tutte le motivazioni dell’illiceità di questa pratica. Basta cliccare sul motore di ricerca del nostro sito la parola fivet.
Mi auguro solo che tutto vada bene e prego perché il parto, e non solo il parto, sia felice per te e per il bambino che attendi.
Noi però non conosciamo tutte le conseguenze negative per il bambino a motivo del ricorso alla fivet.
Alla luce della Parola di Dio possiamo dire con certezza: “Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, solo la tua legge non ha confini” (Sal 119, 96).
Dispiacerebbe sapere che un giorno questo bambino o questo ragazzo o questo adulto dovesse dire: ma guarda che conseguenze sto pagando da un punto di vista biologico, oppure che sto facendo pagare ai miei figli, a motivo dell’irresponsabilità di chi ha attuato la mia procreazione in maniera del tutto innaturale.

3. Desidero però sottolineare gli aspetti psicologici cui va incontro un ragazzo che non sa assolutamente niente dei suoi genitori, dei suoi nonni, se abbia dei parenti, di quale nazione sia.
Deve essere brutto per una persona non avere vincoli di sangue con nessuno.
È come una persona senza storia, messa al mondo da persone irresponsabili che hanno deposto nelle mani di altri i loro gameti per la procreazione e si sono del tutto disinteressate dei figli nei confronti dei quali hanno dei precisi doveri.

4. È vero che tu supplirai col tuo affetto, che farai conoscere altri parenti, i tuoi e quelli di tuoi marito, che gli vorranno un bene dell’anima, come si dice. Ma intanto non sono del loro proprio sangue.
Senza dire che di cosa potrebbe succedere se un giorno chi è stato procreato in questa maniera volesse essere messo al corrente di chi ha attuato queste pratiche. È vero che per ora sono coperte dall’anonimato.
Ma anche questo anonimato a che cosa può portare se in caso di cure urgenti e necessarie si dovesse sapere chi sia stato il padre, chi sia stata la madre, quale sia il suo albero genealogico?
Si dovrebbe negare anche questo?
Come vedi, l’esistenza di ogni persona umana è intimamente intrecciata con quella di tante altre persone. Non se ne può fare a meno.
Tutti siamo intimamente legati a molti altri, a partire dalle relazioni più terra terra, che sono quelle fondamentali e basilari, come quelle biologiche e genetiche.

5. Ho voluto ricordare queste cose non per aggravarti di nuovi pesi, ma solo per ricordare che questi problemi sorgeranno e ne sorgeranno anche altri, ai quali al momento non possiamo neanche lontanamente pensare.
A questo dobbiamo cercare di essere preparati e di supplire per quanto si può.
La teologia cattolica insegna che la grazia sana la natura e la eleva.
Non di rado riesce a sanare bene, oltre che sul profilo morale di una persona, anche sul profilo che potremmo definire psicologico.
Mi auguro con tutto il cuore che questo possa avvenire per il bambino che attendi e per questo gli assicuro la mia preghiera.

6. Per quanto riguarda la tua persona sono contento che tu abbia ritrovato Dio. È tutto per te, come per qualsiasi altro essere umano.
Per quanto attiene alle procedure seguite per la tua maternità: certamente si tratta di vie del tutto aliene dal disegno di Dio, anche se tu l’hai fatto seguendo il tuo buon cuore e l’indicazione di un sacerdote al quale ti sei confidata.
Non sarebbe stata fuori posto tuttavia una maggiore indagine sia da parte tua sia da parte del sacerdote che tanto frettolosamente ti ha detto che andava tutto bene.
Ormai tutto questo l’avrai detto in confessione e se non vi sono altri peccati gravi puoi fare tranquillamente la santa Comunione.
Anzi, ti raccomando di farla soprattutto per il bambino che tra qualche mese nascerà.

Assicuro ancora la mia preghiera per te, per tuo marito e soprattutto per il bambino.
Vi benedico.
Padre Angelo