Quesito

Caro padre Angelo,
casualmente mi sono imbattuta in questa rubrica e, leggendo qua e là alcune lettere,  sono rimasta molto colpita dalla profondità di quanto lei scrive, dalla delicatezza e pazienza con cui risponde alle domande di noi giovani. Sono sempre stata dell’ idea che nulla accada per caso, dunque mi piacerebbe sfruttare questa occasione per sottoporle alcuni miei dubbi.
Sono una ragazza di 20 anni e da circa due anni sono fidanzata con un ragazzo, mio coetaneo, che amo immensamente. Il legame che ci unisce è davvero forte e speciale, come ce ne sono pochi. Lui ha tantissime meravigliose qualità che ho sempre cercato in un ragazzo e che non avrei mai sperato di trovare. Condividiamo gli stessi valori e desideriamo tanto, non appena ne avremo la possibilità, sposarci e avere una bella famiglia. Ci piace molto parlare del nostro futuro e immaginarlo insieme, noi due sempre uniti. Siamo entrambi credenti e praticanti e frequentiamo la stessa parrocchia. Devo ammettere che la fede del mio ragazzo è molto più forte e solida della mia. Lui è cresciuto in una famiglia molto "tradizionalista", che gli ha trasmesso nobili valori, che anche io,  almeno per la maggior parte, condivido. Anche io appartengo ad una famiglia cristiana, che ha sempre messo al primo posto Gesù Cristo e la sua Parola, ma purtroppo molto spesso vacillo e sono assalita dai dubbi. Talvolta faccio fatica ad essere convinta pienamente dell’esistenza di una vita "post- mortem", temo si tratti di un sogno, di un’ illusione… Comunque,  anche grazie al supporto e al sostegno del mio ragazzo, la mia fede si sta rafforzando, pur tra alti e bassi.
Veniamo al punto. Io e il mio ragazzo abbiamo deciso di non avere rapporti sessuali completi fino al matrimonio, più per scelta sua che mia.
Pur essendo io cristiana, non sono mai riuscita a comprendere appieno e ad essere d’accordo con gli insegnamenti della Chiesa cattolica in tema di morale sessuale. Ho sempre creduto che ogni persona, in quanto nata libera, fosse padrona del proprio corpo e avesse diritto di gestirlo a proprio piacimento. La morale sessuale cristiana mi trasmetteva l’idea di una serie di opprimenti precetti introdotti per mortificare l’ uomo e soffocare la sua naturale energia vitale. Per questo all’inizio della mia relazione vedevo la scelta del mio ragazzo di rimanere vergine fino al matrimonio come una decisione egoistica, non riuscivo a comprenderne il senso e invidiavo la libertà di tanti miei coetanei che già si comportavano come marito  e moglie, ad esempio vivendo nella stessa casa per studiare, facendo vacanze insieme ( cosa che anche io e il mio ragazzo vorremmo fare ma che i nostri genitori non permettono, siccome ritengono che sia immorale che due giovani non sposati dormano insieme in albergo).
Col passare del tempo io e il mio ragazzo abbiamo parlato a lungo (lui ha una bellissima dote, sa ascoltare e riesce a capirmi nel profondo) ed io su tante cose ho cambiato completamente idea: mi sono resa conto che la sua era nei miei confronti una forma d’amore molto alta e nobile, oltre che una dimostrazione di rispetto per me e per il mio corpo. 
Ho detto che ci siamo astenuti dall’ avere rapporti completi, ma questo non vuol dire che abbiamo rinunciato a sperimentare la sessualità in altre forme.  (…).
Perdoni la divagazione, ora ritorno in tema. Guardo come si comportano le altre coppie e mi fa soffrire il fatto che, mentre gli altri possono vivere serenamente e spensieratamente la loro passione senza porsi limiti, noi invece dobbiamo confrontarci sempre con il senso di colpa e con la paura del peccato quando viviamo la nostra intimità.
Il fatto di non poter ricevere il corpo di Cristo mi rende triste e mi fa sentire poco coerente con me stessa e con i miei principi, come se stessi vivendo con una doppia personalità. Eppure sento di non poter cambiare le cose, dal momento che non credo che riuscirei a fare a meno della passione nella mia relazione. Non trovo giusto che si arrivi al matrimonio con la paura della nudità, senza aver conosciuto nulla del corpo dell’ altro e senza sapere come dare piacere alla persona che si ama… Io e il mio ragazzo abbiamo acquisito un buon livello di autodominio, che ci consente di non andare oltre un certo limite di evitare che la situazione diventi irreparabile: siamo come due persone che si sporgono sull’orlo di un burrone per poi tirarsi indietro un centimetro prima di cadere nel baratro.
Detto questo, mi rendo conto comunque che devo lavorare tanto sulle mie convinzioni e devo cercare di togliermi dalla testa tante idee, sia perché voglio mantenere quella coerenza di cui dicevo prima, sia perché altrimenti rischio di mettermi sulla strada sbagliata.
So che avrà affrontato tante volte questo argomento, ma sarei felice se avesse, per favore, qualche parola anche per me.
In sostanza, vorrei chiederle come posso imparare ad amare in maniera più conforme agli insegnamenti di Gesù Cristo, come posso fare ad impostare diversamente il mio rapporto riuscendo ad essere pienamente gratificata anche senza quella parte passionale di cui le dicevo…
La ringrazio in anticipo per il tempo che mi dedicherà. 
Con stima


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. probabilmente non hai letto le varie risposte che ho dato in merito ai rapporti sessuali prematrimoniali e anche alle varie impurità.
Puoi cliccare sul motore di ricerca del nostro sito la voce “rapporti prematrimoniali” e troverai moltissime risposte.
Non sto a ribattere alle varie affermazioni che hai fatto.
Dovrei ripetere alla noia quello che ho detto mille altre volte.
Mi limito invece a sottolineare alcuni errori di fondo.

2. Il più grosso è quello di pensare al corpo e alla sessualità come se fossero cose tue, di cui puoi fare quello che vuoi.
Questa è in larga parte la mentalità comune. Ma è sbagliata.
Il corpo nel quale abitiamo non è nostro. Non ce lo siamo fatti noi, né ci è stato dato perché ne facciamo quello che vogliamo.
Certo, anche tu conviene che il corpo non te lo sei dato e che devi obbedire a tante sue leggi, anche se non vuoi.
Ad esempio, devi mangiare se vuoi vivere. Soprattutto devi respirare, se non vuoi morire. E così per tante altre cose.
Questa verità ce la ricorda in maniera forte il salmo 99,3 nella versione latina: “Scitote quoniam Dominus ipse est Deus; ipse fecit nos, et non ipsi nos” (Sappiate che il Signore è Dio; egli ci ha fatti e non noi).
Quella italiana è molto blanda: “egli ci ha fatti e noi siamo suoi”.
San Paolo:  “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi” (1 Cor 6,19).
Dalla tua mail mi pare che al centro ci sei tu e solo tu. Dio è in periferia. Come se da Lui non ricevessimo attimo per attimo “esistenza, energia e vita”.

3. La seconda cosa che dimentichi, ed è una dimenticanza grave, è quella dell’orientamento della vita e del motivo della legge divina: la santificazione.
Questa sembra essere del tutto estranea alle tue prospettive. Mentre la sessualità e la relativa capacità di amare ci è stata data proprio in ordine a questo.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16).
Al di fuori di questa prospettiva, la legge di Dio viene stravolta e viene letta con occhi del tutto diversi da quelli con i quali Dio ci chiede di leggerla.
La sua legge è essenzialmente una legge di libertà. Ma di una libertà interiore, che ci consente di elevarci e di stare uniti a Dio.
Non si tratta di puro arbitrio, di libertà puramente esteriore che consisterebbe nel fare del nostro corpo quello che vogliamo.

4. Il terzo errore che emana dalla tua mail è la confusione tra amore vero e passione.
La passione ce l’ha messa Dio nella nostra persona. E dobbiamo ringraziarlo perché per mezzo della passione troviamo spinta in tante cose. Diversamente saremmo freddi come dei robot.
Tuttavia la soddisfazione delle passioni in qualunque modo emergano non può essere il motivo ultimo del nostro stare insieme.
Diversamente si ama solo se stessi, la propria soddisfazione.
Ma non è in questo modo che si impara a volersi bene, ad ascoltarsi, a servirsi, a dedicarsi all’altro nella buona e nella cattiva sorte.
Penso a Madre Teresa di Calcutta che diceva: “Solo da Dio ho imparato ad amare”
Nel tuo caso, come purtroppo in quello di molti altri, non ci si pensa affatto che bisogna imparare da Dio.
Per molti amare è la stessa cosa che correre dietro ai propri istinti.
Mentre il fidanzamento è fatto apposta per imparare a dominare i propri istinti perché diversamente i nostri matrimoni e le nostre famiglie non avrebbero vita lunga.

5. L’ultimo errore è quello di inseguire quello che fanno gli altri, che ti sembrano più liberi.
Sì, sono forse più liberi esternamente perchè fanno quello che vogliono.
Ma dentro sono liberi?
Gesù la pensa diversamente.
Anzi in maniera molto forte ha voluto attirare l’attenzione verso un inganno che ci viene dal nostro avversario. Ha detto: “In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8,34).
Quell’espressione “in verità vi dico” sta per “vi giuro”.
Ripetuta due volte sta per “vi giuro solennemente”.
Il nostro avversario invece dice: “No, si apriranno i vostri occhi e diventerete come Dio”, come ha fatto con i nostri progenitori.
Si è visto come si sono aperti i loro occhi: si sono scoperti vuoti, poveri, miseri e incapaci di comunicarsi fra di loro.

6. Penso di essermi spiegato.
Al fondo di tutto e al centro di tutto non mettere te stessa e i tuoi pensamenti: mettici Dio, mettici Gesù Cristo.
Il problema di fondo non è se questo sia  lecito o non sia lecito (sebbene anche questo abbia la sua importanza, perché quando vai per strada hai pur bisogno della segnaletica e ne avverti la necessità) ma essere persuasi che il fidanzamento cristiano svela un’altra realtà e rimanda ad un altro amore.
Soprattutto svela un’altra Persona, di cui quella di cui ci siamo innamorati è solo un segno e un richiamo, e spinge a vivere in profonda comunione e intimità con Lei.

7. Ragion per cui i fidanzati cristiani che hanno capito queste cose e le vivono sentono la necessità di proteggere il loro amore e di tenerlo puro e immune da qualsiasi contraffazione.
Sono contenti della legge del Signore perché li aiuta a vincere se stessi. E nello stesso tempo li aiuta ad amarsi in maniera vera e santa.
E, proprio per questo, in maniera duratura, come ogni fidanzato desidera.

Ti ringrazio per la mail che mi ha dato l’opportunità di portare la riflessione più a monte e nella sua prospettiva ultima.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo