Gentilissimo Padre Angelo,
ho un’altra domanda da porle: quando riceviamo l’Eucaristia mangiamo Dio e dunque Dio entra e abita in noi, ma come è possibile che Dio che è infinito possa essere contenuto in un corpo mortale finito? In altri termini: non siamo noi a essere contenuti da Dio piuttosto che il contrario?
Grazie mille
Un caro saluto
Paola


Cara Paola,
1. è vero quello che dici.
Tuttavia più che il corpo, è l’anima che riceve Dio.
E l’anima viene abilitata a ricevere Dio per mezzo della grazia santificante, che è una realtà di ordine soprannaturale, attrezzata proprio per questo: a diventare abitazione di Dio.

2. In nostri sensi sono incapaci di ricevere Dio.
Sono invece capaci a ricevere le apparenze del pane e del vino che nell’Eucaristia veicolano  la presenza del Corpo e del Sangue del Signore.

3. D’altra parte questo sacramento è ordinato a comunicarci la vita divina che è una vita di ordine soprannaturale e non corporale.

4. San Tommaso ricorda che “l’effetto di questo sacramento si deve dedurre prima e principalmente da ciò che è contenuto in questo sacramento, ossia da Cristo.
Il quale, come venendo visibilmente nel mondo portò ad esso la vita, secondo le parole evangeliche: “La grazia e la verità sono state donate da Gesù Cristo” (Gv 1,17), così venendo sacramentalmente nell’uomo produce la vita della grazia, conforme alle parole del Signore: “Chi mangia me, vivrà di me” (Gv 6,57).
Cosicché S. Cirillo poteva scrivere: “Il vivificante Verbo di Dio unendosi alla propria carne la rese vivificante.
Era dunque conveniente che egli si unisse in qualche modo ai nostri corpi per mezzo della sua santa carne e del suo prezioso sangue, che noi riceviamo nel pane e nel vino attraverso una vivificante comunione” (In Luc 22,19)” (Somma teologica, III, 79,1).

5. San Tommaso ricorda che questo sacramento ristora spiritualmente e ricorda anche che la grazia che ci viene comunicata rende attiva e operante la carità:
Questo sacramento conferisce spiritualmente la grazia assieme alla virtù della carità.
Per cui il Damasceno paragona questo sacramento al carbone acceso visto da Isaia 6,6: “Come il carbone non è legno soltanto, ma legno unito al fuoco, così anche il pane della comunione non è pane soltanto, ma pane unito alla divinità” (De fide orth. 4,13).
Ora, come osserva S. Gregorio, “l’amore di Dio non rimane ozioso, opera bensì grandi cose, se c’è” (Omelie sui Vangeli, 30).
E così con questo sacramento, per quanto dipende dalla sua efficacia, l’abito della grazia e delle virtù non viene soltanto conferito, ma anche posto in attività, secondo le parole di S. Paolo: “La carità di Cristo ci sospinge” (2 Cor 5,14).
Ecco perché in forza di questo sacramento l’anima spiritualmente si ristora, in quanto rimane deliziata e quasi inebriata dalla dolcezza della bontà divina, secondo l’espressione dei Cantici: “Mangiate, amici; bevete, inebriatevi, carissimi” (Ct 5,1)” (Ib., ad 2).

4. Tuttavia anche il corpo, poiché veicola l’Eucaristia, sebbene non sia il soggetto diretto della grazia, ne riceve benefico effetto.
Scrive San Tommaso: “Sebbene il corpo non sia soggetto immediato della grazia, nondimeno l’effetto della grazia dall’anima ridonda sul corpo: perché nella vita presente in virtù di questo sacramento “offriamo le nostre membra a Dio come strumenti di giustizia”, come dice Paolo (Rm 6,13); e nella vita futura il nostro corpo parteciperà dell’incorruzione e della gloria dell’anima” (Ib., ad 3).

Mentre ti auguro tanti benefici effetti dalla recezione di questo Sacramento, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo