Quesito
Reverendo Padre,
Le scrivo perché vorrei condividere con lei miei pensieri di carattere esistenziale. Non mi basta sapere che esiste Cristo. Cerco delle risposte ad alcune mie domande specifiche. Desidero chiarire il concetto di Risurrezione, il concetto di Inferno e Paradiso (cosa si fa in Paradiso), di Vita dopo la morte. È condizione intrinseca al genere umano quella di non morire del tutto con il cessare delle funzionalità vitali?
Inoltre uso una frase molto pregnante per trasmetterle ciò che più mi preme: non basta una vita per fare tutto quello che si vorrebbe. Se non ho potuto nell’attuale vita terrena realizzare alcuni miei sogni, avrò mai un’altra occasione di fare quello che non mi è stato permesso fare?
Cordialmente,
Nicolò
Risposta del sacerdote
Caro Nicolò,
1. è stato osservato che l’uomo è l’unico animale che pensa alla morte e al post mortem.
In altre parole, l’uomo è un essere che trascende la sua dimensione materiale, pensa a questa trascendenza e la progetta.
2. Il grande pensatore greco Aristotele aveva coniato l’espressione “l’agire segue l’essere” (agere sequitur esse).
Ognuno agisce in base alla propria natura.
Ora se l’agire dell’uomo non è soltanto materiale e se non è solo frutto dell’istinto come quello degli animali, ma trascende la materia per mezzo del pensiero, della volontà e della libertà, vuol dire che il suo essere non è soltanto materiale, ma che c’è in lui qualcosa che trascende la materia.
3. In questo momento tra me e te c’è una relazione che ha il suo fondamento materiale, ed è il nero scritto su bianco.
Ma attraverso la disposizione del colore vi leggiamo delle parole, e aldilà delle parole comunichiamo il pensiero.
C’è dunque una comunicazione spirituale, che è inimmaginabile tra i semplici animali che emettono dei versi, si richiamano null’altro, ma non hanno comunicazione che trascende il tempo: non sono in grado di raccontarsi il loro passato o di progettare il loro futuro.
Sempre il medesimo pensatore greco, Aristotele, osservava che la rondine si costruisce il nido, ma lo fa sempre uguale.
Gli uomini invece si costruiscono le loro abitazioni progettandole, se vogliono, l’una diversa dall’altra.
4. Non c’è niente di più evidente, pertanto, che l’uomo sia costituito di corpo e di spirito.
Ed è altrettanto evidente che può morire solo ciò che è materiale a motivo della disgregazione delle parti.
Ma ciò che è spirituale, di sua natura è immortale.
Per questo nell’uomo è insopprimibile il concetto della vita futura.
Anche qualora pensasse che con la morte finisce tutto, continua a pensarsi come soggetto che va oltre la morte.
Sant’Agostino, ben prima della sua conversione, leggendo le opere di autori pagani e segnatamente quelle di Platone e di Cicerone, all’età di 18 anni si convinse razionalmente dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima.
5. Non c’è bisogno della fede per concludere all’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima. Ci si arriva con la ragione.
Per questo in teologia viene detto che l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima e l’esistenza della libertà umana sono preamboli della fede.
Preamboli: sono dunque precedenti. E danno solidità razionale alla nostra fede, che invece è di ordine soprannaturale.
Per cui, persa la fede, si rimane ugualmente convinti dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima.
6. Nella tua mail menzioni realtà alle quali in altro modo pensavano gli antichi pagani e cioè ad un’ultra-esistenza terrena caratterizzata da remunerazione.
A questo proposito la nostra vita di fede cristiana insegna che nella vita futura potremo fare tante cose che di qua non possiamo fare.
Mi limito ad alcune espressioni.
San Domenico, fondatore dell’Ordine dei domenicani, sul letto di morte ha detto: “non piangete, perché mi sarò più utile di là che di qua”.
San Pietro da Verona, martire domenicano, una settimana prima di morire aveva detto che avrebbe convertito più eretici di là che stando nella vita presente.
Padre Pio da Pietrelcina disse che avrebbe fatto più rumore da morto che da vivo. E cioè che avrebbe compiuto un bene molto più grande dal paradiso che stando sulla terra.
7. In maniera ancora più forte, Santa Teresa di Gesù bambino, il 17 luglio 1897, quando era già sul letto di morte (morirà il 30 settembre del medesimo anno), disse: “Sento di avviarmi al riposo. Ma soprattutto sento che la mia missione sta per cominciare: la mia missione di fare amare il Signore come io l’amo, e dare alle anime la mia piccola via.
Se Dio misericordioso esaudisce i miei desideri, il mio paradiso trascorrerà sulla terra fino alla fine del mondo.
Sì, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra”.
Il 9 giugno 1897 scriveva ad un seminarista: “Vorrei dirle, mio piccolo caro Fratello, mille cose che comprendo solo ora che sono sulla porta dell’Eternità; ma io non muoio, entro nella vita, e tutto quello che non posso dirle quaggiù, glielo farò capire dall’alto del Cielo!…” (Lettera a Maurizio Barthélemy-Bellière).
Con l’augurio di un avvenire così glorioso, per cui vale la pena vivere da buon cristiano nella vita presente, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
