Quesito

Caro Padre Angelo
Vorrei porre la sua attenzione su una questione curiosa  sulla quale  penso da diversi giorni: il cibo come simbolo nei vangeli. GESU’ fa il suo primo miracolo alle nozze di Cana. Poteva benissimo iniziare facendosi conoscere  guarendo un paralitico, oppure  con un miracolo più santo…più divino, invece trasforma l’acqua in vino ad un semplice banchetto come (mi scusi il volgare accostamento) un comune prestigiatore, perché? Forse solo per obbedienza verso la MADRE? Ma gli risponde anche: “Che ho da fare con te o donna? Non è giunta ancora la mia ora..”.
Poi se andiamo avanti, fra molti vangeli e parabole troviamo spesso NOSTRO SIGNORE che con il cibo  ha continui contatti, citarli tutti allungherei di molto questa mia riflessione, sicuramente lei li conosce meglio di me, ed è inutile che li elenchi.
Con tutti questi esempi, forse vuole simboleggiare il banchetto celeste che un giorno (se lo meritiamo) offrirà ad ognuno di noi?  Vuole forse…prenderci per la gola?
Preghi tanto per me, ne ho tanto bisogno.
Alessandro.


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. Gesù ha compiuto alcuni miracoli in riferimento ai cibi, come il cambiamento dell’acqua in vino e la moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Questi miracoli hanno un grande significato in se stessi. Mostrano il potere assoluto di Gesù sulla materia. Sono un segno della sua divinità. I prestigiatori non convertono l’acqua in vino. Possono solo fare dei trucchi illusionistici.

2. Ma veniamo al cibo in se stesso.
È una realtà, il cibo, di cui tutti gli uomini hanno costante bisogno per mantenersi in vita.
Dio all’alba della creazione ha pensato al cibo certamente e anzitutto per la conservazione della vita, ma anche perché fosse segno e richiamo permanente di un altro cibo di cui quotidianamente siamo chiamati a nutrirci.

3. Già nell’Antico Testamento viene detto che non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Dt 8,3).
Questo comando è ripetuto da Gesù quando viene tentato dal diavolo (Mt 4,4).
In realtà l’ascolto della parola di Dio comporta per la nostra vita tutti gli effetti del cibo: ristora l’anima, dà forza, previene tanti mali.

4. Il cibo quotidiano è simbolo anche di un altro cibo, di cui Gesù stesso ha detto di aver fame.
Si legge nel Vangelo di Giovanni che dopo l’incontro di Gesù con la samaritana “i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (Gv 4,31-34).
Al contrario il peccato lascia sempre un po’ di insoddisfazione. È un male e il male è la privazione di bene.
La persona umana si sente interiormente sazia solo quando in tutto compie la volontà del Padre.

5. Gesù attraverso il cibo quotidiano vuole che cerchiamo Lui, il vero Pane disceso dal cielo.
Insegna ad aver fame di questo cibo: “Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo” (Gv 6,27).
E poiché i suoi interlocutori gli dicono: “Signore, dacci sempre questo pane” (Gv 6,34), Gesù risponde: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” (Gv 6,35).
E ancora: “Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,48-51).

6. Quando ci insegna a pregare con il Padre nostro, vuole che diciamo: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
Mi piace ricordare che il testo greco non dice quotidiano, ma usa una parola coniata di bel nuovo: epiùsion. Siccome questa parola nel vocabolario greco non esisteva, San Girolamo l’ha tradotta in latino con due versioni: soprasostanziale (nel Vangelo di Matteo) e quotidiano (nel vangelo di Luca).
È evidente chi sia il pane soprasostanziale: è Lui, Gesù Cristo, che vuole essere il nostro cibo quotidiano.

7. Si noti ancora: come il cibo quando viene assimilato diventa così nostro da essere intrasferibile dalla nostra stessa carne, Gesù, usando la metafora del cibo, vuole essere nostro al punto da essere ogni giorno, ogni momento della nostra vita, una cosa sola con noi.

8. Come vedi, Gesù non ha fatto i miracoli sugli alimenti solo per indicarci la realtà del banchetto celeste. Sì, certo, c’è anche questo, ed era presente già nell’Antico Testamento: “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte,un banchetto di grasse vivande,un banchetto di vini eccellenti,di cibi succulenti, di vini raffinati” (Is 25,6).
Ma già fin d’ora ogni giorno nutrendoci del pane materiale siamo chiamati a ravvivare e a soddisfare la fame di un altro cibo: la Parola del Signore, la conformazione della nostra volontà con la sua, la partecipazione all’Eucaristia.

Ti auguro di nutrirti ogni giorno di questo altro Cibo fino ad essere sazio.
Ti assicuro molto volentieri la mia preghiera per le tue necessità e ti benedico.
Padre Angelo