Quesito
Buongiorno Padre!
Parlando con il mio padre spirituale del 6° comandamento lui mi ha detto che nel caso degli atti impuri solitari bisogna valutarne la gravità caso per caso.
È una risposta corretta?
Penso intendesse dire che a volte ci sono “attenuanti”.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. a scanso di equivoci, è necessario anzitutto tenere presente la norma e poi il giudizio sul caso concreto.
Questo vale per il caso che mi hai presentato come del resto anche per tutti gli altri casi.
2. La norma è chiara. Proprio nella seconda lettura di ieri (18ª domenica del tempo ordinario anno c) abbiamo sentito queste parole: “Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria” (Col. 3,5). La traduzione della Bibbia del 2008 su questo. è meno precisa di quella del 1974.
Quella del 1974 era più aderente al testo greco e a quello latino e scriveva: “fornicazione, impurità. passioni…”.
Come si vede, nell’attuale traduzione è sparita la fornicazione perché traduce in maniera generica con “impurità”.
E ugualmente traduce in termini generici il greco akatharsìan con immoralità, mentre andrebbe tradotto con immondezza, cioè impurità.
Ebbene, questa impurità o immondezza corrisponde proprio al peccato che hai menzionato.
3. Del medesimo tenore è il Magistero della Chiesa che nella Dichiarazione emessa dalla Congregazione per la dottrina della fede in un documento intitolato “Persona humana” (29.XII.1975) afferma: “Sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato” (PH 9).
Poi ne porta la motivazione: “La ragione principale è che, qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale, al di fuori dei rapporti coniugali normali, contraddice essenzialmente la sua finalità. A tale uso manca infatti la relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza in un contesto di vero amore l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana (GS 51).
Soltanto a questa relazione regolare dev’essere riservato ogni esercizio deliberato della sessualità” (PH 9).
4. Di questa valutazione desidero sottolineare le espressioni senza esitazione e nella linea di una costante tradizione.
Ciò significa che la Chiesa da sempre, da tutti, e in ogni luogo ha ritenuto grave questo peccato.
E che questo viene percepito immediatamente dalla coscienza morale dei fedeli.
Tutti sanno che si tratta di una cosa turpe. Nessuno se ne vanta, fatta eccezione di quelli che “hanno fatto del ventre il loro Dio e si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi” (Fil 3,19).
Di costoro San Paolo dice “con le lacrime agli occhi” che “la loro sorte finale sarà la perdizione” (Fil 3,19).
5. Queste premesse sono necessarie perché nella spiegazione ordinata di ogni problema non si parte dalle eccezioni, ma dalla norma.
Anche qui dunque bisogna partire non “dal caso per caso” perché potrebbe dare l’impressione che per alcuni sia peccato grave e per altri no, rimanendo così in un contesto di relativismo.
Sempre partendo dalla norma vanno tenuti presenti tutti gli elementi che incidono nella concretezza di un atto.
Secondo un’antica tradizione di filosofia morale questi elementi sono sette, il primo dei quali è il “quis”, “chi”.
6. Per partire da un esempio: se un bambino di ritorno dalla scuola materna ripete una bestemmia che ha sentito dai compagni, oggettivamente dice una bestemmia, ma non sa neanche che cosa sia una bestemmia. Gli manca del tutto la piena avvertenza della mente.
Allora si conclude giustamente dicendo che oggettivamente ha detto una bestemmia, ma soggettivamente non ne ha responsabilità.
Così anche nel nostro caso alcuni iniziano a compiere atti impuri senza sapere minimamente che si tratta di un peccato grave.
Questo avviene anche nel caso di squilibrio psichico: gli può insegnare finché si vuole che quella parola non va detta o quell’azione non va fatta, ma il soggetto non è padrone della propria mente.
Capita ancora anche ad un giovane o anche ad un adulto convertito, ma ormai abituato a bestemmiare o a compiere impurità, che che qualche volta gli sfugga inavvertitamente una bestemmia o un’impurità. Anche in questo caso oggettivamente si è proferita una bestemmia e si è commesso un atto impuro, ma soggettivamente non c’era l’intenzione di dirla o di compierlo. Il tutto gli è sfuggito inavvertitamente.
7. È proprio tenendo presente queste tre indicazioni che la Dichiarazione Persona humana ricorda che “la psicologia moderna offre, in materia di masturbazione, parecchi dati validi e utili per formulare un giudizio più equo sulla responsabilità morale e per orientare l’azione pastorale. Essa aiuta a vedere come
– l’immaturità dell’adolescenza, che può talvolta prolungarsi oltre questa età,
– lo squilibrio psichico o
– l’abitudine contratta possano influire sul comportamento, attenuando il carattere deliberato dell’atto, e far sì che soggettivamente non ci sia sempre colpa grave” (PH 9).
Il CCC, alle tre alle tre cause menzionate in PH, vi mette anche lo stato di angoscia e fattori sociali.
E conclude dicendo che queste circostanze “possono attenuare se non addirittura ridurre al minimo la colpevolezza morale” (CCC 2352).
Ma queste sono le eccezioni.
Concretamente e comunemente ci si trova di fronte a ragazzi o a persone normali.
Sicché quando si deve dare una valutazione per ragazzi o per persone normali non si procede “caso per caso”, ma dalla norma, attenendosi alla valutazione oggettiva.
Ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di ribadire questi principi.
Ti benedico, ti auguro ogni bene e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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