Quesito
Caro Padre Angelo,
da anni seguo con interesse la sua rubrica, dalla quale ho tratto notevoli benefici per la formazione spirituale. Dopo un lutto familiare ho sentito il bisogno di avvicinarmi ancora di più alla fede (che ho coltivato sin da ragazzo ma non sempre con sufficiente coerenza ed assiduità) e la lettura delle sue risposte e dei grandi classici della spiritualità cristiana mi hanno invogliato a correre più speditamente nel percorso di perfezionamento spirituale. La messa giornaliera, la confessione settimanale, la lettura quotidiana della Parola e della vita dei santi, la recita quasi giornaliera del Rosario e della Coroncina della Divina Misericordia, la lotta (anche se non sempre vittoriosa alla concupiscenza), piccole elemosine, sono i frutti più importanti di questo rinnovamento. La strada da fare però è ancora tanta e gli inciampi non mancano di certo.
Essendomi prefisso l’obiettivo di leggere nell’arco di alcuni anni l’intera Bibbia (con l’aiuto di alcuni commentari), dopo aver letto Il Nuovo Testamento ed i Libri storici (interessanti quando parlano dei grandi personaggi ma un po’ noiosi quando fanno le cronache di guerra) sono giunto alla Genesi. Su quanto finora letto vorrei porle due quesiti, certo che riuscirà a fare luce come sempre:
1. Sono rimasto sorpreso dalla estrema immoralità di alcuni progenitori del Salvatore e in particolare: Abramo che per salvarsi la vita offre sua moglie agli egiziani; fatto che poi si ripete con Abimelec quando andò nel Negheb; (…).
Posso comprendere che il concetto di moralità presso questi antichi progenitori non fosse quello moderno e che ci sia stata una lenta evoluzione nel corso dei millenni, però qui ci troviamo di fronte a gravi peccati, a terribili offese alla legge di Dio che loro conoscevano e praticavano. La domanda è: come può aver Dio scelto quali progenitori del Messia figure così turpi? Il Messia, che è nato dal grembo verginale di Maria Santissima, concepita senza peccato in quanto madre del Salvatore, si colloca in una linea di discendenza tutt’altro che nobile ed esemplare.
2. In Matteo 19,21 si legge la storia del giovane ricco che pur avendo sempre osservato nella sua vita i comandamenti del Signore non ha il coraggio di lasciare tutto ciò che possiede per seguire Gesù. Secondo lei questo giovane, ipotizzando che abbia continuato nel corso della sua vita a osservare la Legge come sempre fece fin da bambino, alla fine si è salvato? Gesù chiede a ciascuno di lasciare tutto ciò che possiede per seguirlo? Si tratta di una scelta radicale che comporta una vita ascetica vissuta in povertà e senza una famiglia. È questo il modello cristiano? È questa una soluzione per tutti oppure dobbiamo dire che non è per tutti nel senso che alcuni sono chiamati a ciò ed altri no? Possiamo dire che tutti devono seguire Gesù ma non tutti lo fanno percorrendo la stessa via?
Confido nella sua attenzione e la saluto cordialmente.
Preghi per me, grazie.
Michael
Risposta del sacerdote
Caro Michael,
1. molte volte ho parlato dell’immoralità di alcuni eventi presentati nell’Antico Testamento con la massima disinvoltura come se si trattasse di una cosa normale.
E ho ricordato l’affermazione di Sant’Agostino secondo il quale l’Antico Testamento è il libro della pazienza di Dio.
Dal peccato di Adamo in poi il male dilaga sempre di più nel mondo al punto da non riuscire più a distinguere il bene dal male.
È il caso di Abramo, nostro padre nella fede, che tu hai voluto menzionare.
Ed è anche il caso di Lot, suo cugino, che agli uomini di Sodoma che tentavano di sfondare la porta della sua casa per abusare dei suoi due giovani ospiti offre addirittura le due figlie.
2. È su questa umanità, che certi versi non è molto diversa dalla nostra per il comportamento morale, che Dio si curva per trarla a salvezza.
Anche la vita del nostro tempo, e pure la vita di ciascuno di noi, è il libro della pazienza di Dio.
3. Mi soffermo solo al caso di Abramo, il quale anzitutto dice a Sara: “Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente. Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: «Costei è sua moglie», e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita. Di’, dunque, che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa tua e io viva grazie a te” (Gn 12,11-13).
4. La Bibbia di Gerusalemme commenta: questo racconto celebra la bellezza dell’antenata della stirpe, l’abilità del patriarca, la protezione che Dio accorda a tutti e due. Esso porta il segno di un’epoca della morale in cui la coscienza non riprovava sempre la menzogna in cui la vita del marito valeva di più dell’onore della moglie.
L’umanità, guidata da Dio, ha preso coscienza della legge morale solo progressivamente”.
5. Alcuni interpreti della Scrittura hanno difeso il comportamento di Abramo notando che la sua non sarebbe stata propriamente una bugia perché Sara era figlia dello stesso padre di Abramo sebbene non della stessa madre (cfr. Gn 20,13).
6. La Bibbia di Gerusalemme, come si è detto, celebra la protezione di Dio su Abramo e Sara. Infatti Abramo sarà salvo e Sara, rapita dagli ufficiali del faraone sarà condotta nel suo palazzo.
Ma la casa del faraone verrà colpita da grandi calamità a motivo di Sara.
Il testo latino parla di plagis maximis, e cioè con piaghe gravissime, forse con la peste o la lebbra.
Marco Sales commenta: “Dio con un miracolo protegge così l’onore della madre del popolo eletto. Il faraone dovette apprendere da Sara stessa la verità delle cose e vedendosi percosso da Dio restituisce ad Abramo la moglie intatta”.
7. Non deve stupire che gli antenati di Gesù non fossero del tutto intemerati.
Gesù si è incarnato in una storia di peccatori. Nella professione di fede, nel Credo, recitiamo così: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo.”
8. Per il secondo quesito: del giovane ricco sappiamo che era osservante dei comandamenti, ma non accolse il consiglio di Gesù di rinunciare radicalmente alle sollecitudini della famiglia e delle ricchezze e di mettersi al seguito di Gesù con piena disponibilità: “”Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!”. Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze” (Mt 19,21-22).
Marco Sales commenta: “È lo stesso ordine che fu dato a Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni; ma questo giovane, avendo il cuore attaccato la ricchezza, non si sentiva il coraggio di seguire il consiglio di Gesù”.
Sulla sua salvezza eterna non possiamo dire nulla sebbene poi Gesù abbia detto: “In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mt 19,23-24).
Il Signore gli aveva promesso un tesoro in cielo. Quel giovane preferì il tesoro della terra, che tuttavia sarebbe stato costretto a lasciare con la morte.
Sulla sua salvezza eterna non possiamo dire nulla se non confidare nella risposta data da Gesù allo sgomento degli apostoli che “dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile»” (Mt19,25-26).
9. Gesù ha chiesto per tutti il distacco affettivo dalle ricchezze.
A qualcuno, come gli apostoli, ha chiesto anche il distacco effettivo.
Al giovane ricco di cui parla il Vangelo di Matteo non ha dato un ordine, ma un consiglio.
Ti benedico augurandoti ogni bene e sicuramente ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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