Quesito

Caro Padre Angelo,
le chiederei che cosa s’intende per eutrapelia.
Grazie Padre per la sua disponibilità.
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. l’eutrapelia (dal greco ευτραπελια, buona girata) è la virtù che dà il giusto spazio al gioco e al divertimento nella vita di una persona.
Oggi si parla di sport, e con questo termine s’intende un’attività orientata alla distrazione, al divertimento, alla gioia, alla competizione atletica, alla realizzazione di se stessi.

2. S. Tommaso tratta di questa virtù all’interno della temperanza negli atteggiamenti esteriori del corpo (Somma teologica, II-II, 168, 2).
Ti riporto per esteso quanto egli scrive: “L’uomo ha bisogno del riposo fisico per ritemprare il corpo, il quale non può lavorare di continuo a causa dei limiti delle proprie energie, così ne ha bisogno per l’anima, le cui forze sono adeguate solo per determinate attività. Perciò quando l’anima si occupa oltre misura in qualche lavoro, sente lo sforzo e la fatica: specialmente perché nelle attività dell’anima collabora anche il corpo…
Ora, i beni connaturali all’uomo sono quelli sensibili. E così quando l’anima, occupata in attività di ordine razionale, sia in campo pratico che speculativo, si eleva al disopra delle realtà sensibili, sente una certa fatica.
Soprattutto però se attende all’attività contemplativa, perché allora si eleva maggiormente sui sensi; sebbene forse la fatica del corpo in certe attività della ragione pratica sia maggiore.
Tuttavia, sia nel primo che nel secondo caso, tanto più uno si affatica nell’anima quanto più grande è l’impegno col quale attende alla sua attività razionale. Ora, come la fatica fisica si smaltisce con il riposo del corpo, così la fatica dell’anima deve smaltirsi con il riposo dell’anima. Ma il riposo dell’anima è il piacere, come si è detto nel trattato sulle passioni.
Quindi per lenire la fatica dell’anima bisogna ricorrere a un piacere, interrompendo la fatica delle occupazioni di ordine razionale”.

3. San Tommaso poi prosegue raccontando come si difese un apostolo del Signore di fronte a chi si mostrava scandalizzato per averlo sorpreso nel gioco.
Scrive: “Nelle Collationes Patrum di Cassiano si narra che alcuni si erano scandalizzati per aver trovato S. Giovanni evangelista mentre giocava con i suoi discepoli. Egli allora comandò a uno di loro, che aveva un arco, di lanciare una freccia. E avendo costui eseguito l’ordine più volte, gli domandò se poteva ripeterlo di continuo. L’arciere rispose che in tal caso l’arco si sarebbe spezzato. E allora S. Giovanni replicò che anche l’animo si sarebbe spezzato se non gli fosse mai concesso un po’ di riposo.
Ora, le parole e gli esercizi in cui si cerca soltanto la distensione dell’animo vengono detti scherzosi o giocosi. È quindi necessario ricorrere ad essi a ristoro dell’anima…”.

4. “Tuttavia, soggiunge san Tommaso, si deve badare a tre cose:
che il piacere non si cerchi mai in atti o parole turpi o dannose;
che l’anima non abbandoni mai del tutto la sua gravità;
che, come in tutte le altre azioni, il divertimento sia adatto alle persone, al tempo, al luogo e a tutte le altre debite circostanze.
Ora, tutte queste norme sono ordinate dalla ragione. Ma un abito che agisce in conformità con la ragione è una virtù. Per questo il gioco può essere oggetto di una virtù che Aristotele chiama eutrapelia (da buona girata) perché sa volgere in scherzo fatti e parole”.

5. Annoverare l’eutrapelia tra le virtù è una cosa molto bella.
Fà sentire che la teologia morale non è un insieme di precetti che cascano dall’alto, ma è una luce che deriva da Dio e che ha il compito di illuminare su ciò che è buono per la vita di ciascuno.
Certamente non è la virtù più importante. Ma nessuno può negare la sua necessità.

Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo