Quesito

Gentile padre Angelo,
dal momento che le tasse servono anche a finanziare opere pubbliche, ospedali ed altre opere di assistenza, ogni buon cristiano non commette peccato evadendo il fisco?
Sembra una questione sciocca, ma non lo è! Mettiamo da parte il “dare a Cesare ciò che è di Cesare” per un istante. Io so che le tasse (anche se a nessuno piace pagarle) servono, a volte meglio a volte peggio, a finanziare gli ospedali, l’assistenza agli anziani, ecc. Non siamo ASSOLUTAMENTE tenuti a fare il nostro dovere e a pagarle? Negare questo dovere civico non è una mancanza? Noi siamo tenuti all’elemosina e a aiutare i bisognosi, ma la nostra offertina non basta certo a sopperire alle gravi indigenze. Lo Stato ha e deve fare la sua parte e i cittadini devono contribuire. Evadere le tasse non è forse una di quelle cose da prendere in considerazione prima di una buona confessione? Non è violare il precetto “ama il tuo prossimo”?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. quanto dici è vero.
La società non potrebbe garantire ai cittadini i vari servizi di cui hanno bisogno se non ricevesse dai suoi membri i giusti contributi, tra i quali vi sono anche le tasse.

2. Bisogna riconoscere che nell’uomo c’è la tendenza a evadere i propri doveri nei confronti della società.
Già il vecchio Aristotele osservava che si è più pronti a tutelare il bene personale che quello comune.
L’esperienza attesta che l’uomo, quantunque enormemente debitore verso la comunità, molto spesso è renitente nel compiere il suo dovere nel retribuire.
A questo si aggiunge il fatto che talvolta si ha l’impressione, non sempre ingiustificata, che gli oneri imposti dalla società siano esosi e che favoriscano arricchimenti indebiti da parte di qualcuno.
A volte poi vi possono essere seri motivi per dire che dalla propria cooperazione personale al bene comune non derivino vantaggi, ma piuttosto danni.
Come vedi, motivi per scusarsi ce ne sono.
Ma rimane il fatto che nonostante gli abusi si devono garantire alla società i mezzi necessari per provvedere alle necessità di tutti, soprattutto dei più bisognosi.
Per queste ragioni si richiede una particolare inclinazione della volontà (virtù) che inclini a dare alla comunità ciò che le spetta.

3. Per un cristiano non va dimenticato quanto ha detto del Signore: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22,21).
E Cesare, ossia l’autorità, l’ha voluta Dio. La società non potrebbe reggersi e svilupparsi in maniera ordinata e feconda senza un principio coordinatore. Per questo san Paolo dice che “chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio” (Rm 13,2).

4. È giusta pertanto la tua osservazione: prima di confessarsi, è opportuno domandarsi se abbiamo amato il prossimo, inteso come singolo e come società, se gli abbiamo dato tutto quello che gli spetta.

Ti ringrazio del quesito. Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo