Quesito

Carissimo padre Angelo,
pace a Lei. Le vorrei sottoporre una questione che suscita il mio interesse: la teodicea studia la ricerca di Dio tramite la ragione e mi pare che in questa ricerca si distinguano Platone (anche se il suo Demiurgo non è proprio il Dio creatore), Aristotele con il suo motore immobile, S.Tommaso e le cinque vie, Cartesio. Da Kant in poi, come giustamente ha affermato Lei in un quesito si tende a negare la possibilità di pronunciarsi sull’esistenza di Dio. Mi chiedo questo: i filosofi citati vanno vicinissimi al nostro Dio conosciuto con la Rivelazione eppure la Chiesa in quei secoli non sentiva l’esigenza di parlare dei rapporti tra fede e ragione (se non erro Tommaso iniziò la discussione). Da quando c’è stato l’illuminismo invece, con il Concilio Vaticano I mi pare che sia un dogma di fede la conoscibilità di Dio con la sola ragione ed oggi, uno dei punti fermi del Magistero di Benedetto XVI è proprio questa conciliabilità tra fede e ragione.
A suo avviso, come mai questo avviene in un’epoca in cui i filosofi non si pongono più il problema della ricerca di Dio?
Esistono filosofi moderni e contemporanei che hanno imboccato questa strada?
La Chiesa forse sta proprio stimolando questa ricerca?
Sui rapporti tra filosofia e fede non ci vedo ancora molto chiaro: per arrivare a Dio la ragione deve essere illuminata o no dalla luce interiore della fede? Se questa luce non è necessaria si può arrivare a dire che Dio esiste, ma quale Dio se noi Cristiani sappiamo che l’unico Dio è quello Trinitario, che non può prescindere dalla Rivelazione?
Se invece questa luce è necessaria, allora si può affermare che tanti filosofi non imboccano la strada della ricerca perchè la considerano persa in partenza?
Per concludere, la filosofia aiuta a scoprire la Rivelazione oppure, una volta che c’è l’adesione di fede, la grazia aiuta a rendere “credibile” la Rivelazione?
Secondo Lei i confini sono ben chiari?
La ringrazio per la sua disponibilità, le chiedo di ricordarmi nella Santa Messa perchè il Signore mi dia la capacità e l’amore per lo studio.
Antonio


Risposta del sacerdote

Caro Antonio,
1. oggi buona parte della filosofia non si pone il problema dell’esistenza di Dio perché esclude in partenza la possibilità di conoscere il reale.
Per la nostra intelligenza riconoscere questa possibilità è la condizione preliminare per porsi il problema di Dio e della sua esistenza.
Il cosiddetto pensiero debole non può giungere a queste altezze e le scarta a priori.
Ma un pensiero così debole non ha nulla da dire e fatalmente porta al nichilismo.

2. Il Magistero della Chiesa è intervenuto con i dogmi riguardanti la possibilità di conoscere l’esistenza di Dio proprio quando è stata messa in discussione la capacità della nostra intelligenza di conoscere il reale. Kant non ha forse insegnato questo?
Il pensiero di Kant esercitò un grande fascino nel secolo XIX, anche presso molti pastori e sacerdoti.

3. Certamente vi sono filosofi fermamente convinti non solo della conciliabilità tra fede e ragione, ma anche e soprattutto della fecondità del reciproco rapporto, che giova sia alla fede, che diventa più credibile, sia della ragione, che porta alle soglie del mistero. Ma in genere i maîtres a penser sono di altro sentire.

4. Non è necessaria la fede per giungere alla conclusione dell’esistenza di Dio e di alcune sue perfezioni.
È necessaria la fede, e cioè la mozione interiore da parte di Dio, per aderire alla Rivelazione da lui data. I contenuti della Rivelazione sono di ordine soprannaturale e nessuno può giungervi con le sole risorse della ragione.
Ad esempio: credere alla divinità di Cristo è un dato di ordine soprannaturale. Per aderire a questo è necessario che Dio illumini la mente, muova il cuore e che l’uomo non resista all’impulso della grazia.
Per questo Gesù ha detto: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (Gv 6,44).

5. Certamente la filosofia può aiutare a rendere razionalmente più solida la nostra fede. La fede, proprio per l’apporto della filosofia, non è un salto nel buio. Per dirla con il gergo di san Pietro, con i supporti filosofici i credenti sono in grado di rendere ragione della speranza che è in loro.
Un esempio: Sant’Agostino riconosceva che la verità riguardante la SS. Trinità è inaccessibile alla sola ragione. Noi crediamo a questo solo perché Dio ce l’ha rivelato. Ma dopo che ce l’ha rivelato, attraverso l’analisi della ragione, giungiamo alla conclusione che Dio non può che essere Trinità di persone.

6. I confini tra fede e ragione sono chiari se per fede s’intende il mondo soprannaturale e per ragione il mondo naturale.
Vi sono alcune verità, come quella sulla SS. Trinità o la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, che superano del tutto la capacità umana di conoscenza. Ad esse si aderisce solo se Dio illumina interiormente e muove ad acconsentirvi.
Altre verità invece appartengono all’indagine della ragione. Questo è il campo della filosofia e della teodicea.

Ti ringrazio del quesito, che probabilmente interessa solo una porzione dei nostri visitatori.
Ma anche attraverso queste poche battute essi si possono rendere conto della portata di determinati problemi.
Ti assicuro volentieri il ricordo nella celebrazione della S. Messa e ti benedico.
Padre Angelo