Quesito

Caro Padre Angelo,
Da un pò di tempo sto cercando di approfondire la preghiera del rosario e ho scoperto che esistono diversi metodi di meditare i Misteri.
Tanto per fare esempi c’è chi suggerisce di pensare al mistero contemplato mentre si recita la "decina" corrispondente e chi invece suggerisce di riflettere sul mistero solo dopo la lettura del passo biblico, oppure pregare il Padre Nostro e le ave Maria fermandosi a meditare sul significato di ogni parola.
Sono un pò in confusione anche perchè se faccio attenzione alle parole dell’ave Maria non riesco a concentrarmi sul mistero e viceversa.
Può darmi un suggerimento?
La Madonna nelle Sue varie apparizioni ha mai dato consigli in proposito?
Il Signore La benedica.
Grazie!
Paolo G.


Risposta del sacerdote

Caro Paolo,
1. la Tradizione vuole che la Madonna abbia consegnato la preghiera del Rosario a San Domenico.
Ma non mi risulta che la Madonna abbia dato suggerimenti su come vada recitata questa preghiera.
Tuttavia in proposito si sono espressi molte volte i Sommi Pontefici.

2. Ultimamente anche Giovanni Paolo II, nella bella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, ha ricordato che il Rosario consta di due elementi: uno materiale e l’altro spirituale.
– L’elemento materiale consiste nell’enunciare i misteri e nel proferire il  Padre nostro, le varie Ave Maria e il Gloria al Padre. Sotto questo aspetto è una preghiera semplicissima e proprio per questo accessibile a tutti.
Questo elemento materiale è come il letto di un fiume, che serve a contenere l’acqua che scorre.
Qui l’acqua che scorre è costituita dalla contemplazione del mistero.
– L’elemento spirituale consiste nella contemplazione del mistero.
Va sottolineato che questo è l’elemento specifico del Rosario. Se mancasse, si avrebbe la recita di tanti Pater e Ave, preghiere senza dubbio eccellenti, ma non si avrebbe il Rosario. Non sarebbe più il Vangelo trasmesso alla nostra vita.
Ancor più, se si recitassero le varie preghiere, ma non si enunciasse il mistero e non si facesse la relativa contemplazione, ci si troverebbe di fronte ad una preghiera anche abbastanza lunga e certamente meritoria, ma non avremmo ancora il Rosario.

3. Giovanni Paolo II ha scritto: “Il Rosario… è una preghiera spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: «Senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: ‘‘Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità’ (Mt 6, 7)” (Rosarium Virginis Mariae, 12).

4. Nella contemplazione dei misteri si devono fare essenzialmente tre cose:
– la ripresentazione dell’evento di salvezza (mistero)
La ripresentazione o ricostruzione della scena è il primo atto da compiere. Il Rosario non sostituisce il Vangelo, ma parte dal Vangelo, lo presuppone.
E, senza dubbio, non vi è migliore maniera di ripresentare alla nostra mente l’evento di salvezza che immergersi nei sentimenti di Gesù, che è il protagonista di ogni evento, e di rivivere quello che Egli stesso ha vissuto in quel frangente.
Accanto a questa immersione, se ne può fare un’altra: quella di vedere il mistero con gli occhi di Maria.
In fondo la recita materiale del Pater e delle Ave Maria è ordinata a farci sostare nella contemplazione della vita di Gesù.

– il ringraziamento per l’evento compiuto da nostro Signore
La contemplazione degli eventi di salvezza compiuti da Gesù non termina in se stessa, ma spinge a ringraziare per l’evento compiuto da nostro Signore.
Il Signore non ha bisogno del nostro grazie, ma ne abbiamo bisogno noi.
Il grazie rinnova lo stupore e il senso di gratuità del dono. Attraverso questa preghiera ci si raffina il cuore, si capisce che tutto è dono e niente è dovuto.
Forse diamo per scontati tutti gli eventi dell’incarnazione, della redenzione e della gloria. È invece molto bello soffermarsi a dire grazie per il sì di Gesù, per la sua nascita, per la sua preghiera nel Getsemani, per la sua flagellazione, per la sua passione e morte, per la sua risurrezione e ascensione, per l’effusione della Spirito Santo, per la glorificazione di Maria e di tutti i Santi.

– la supplica a Dio in virtù dell’evento compiuto
Nella contemplazione dei misteri infine siamo chiamati a pregare per i meriti acquistatici da Gesù, soprattutto per quelli procuratici dall’evento da Lui compiuto: affinché tanta fatica non sia vana.
Questo soprattutto per i misteri gaudiosi, dolorosi e della luce.
Se si tratta dei misteri della gloria, si chiederà di darla a noi e alle persone care per i meriti della sua incarnazione, vita e  passione.

5. Il metodo che ti hanno proposto (meditare sulle singole parole del Pater o dell’Ave) è molto difficile. Perché non si riesce più ad andare avanti. Pater e Ave sono preghiere troppo ricche. Dicono che san Francesco d’Assisi, appena proferite le parole Padre e nostro non riusciva più ad andare avanti. Era già tutto preso.
Può capitare tuttavia che qualche volta ci si soffermi a meditare durante la decina su una sola parola del Pater o dell’Ave Maria. Ma anche questo è Rosario, dal momento che il Pater e l’Ave Maria, come del resto anche il Rosario, sono il Vangelo espresso in preghiera.
La riflessione sul mistero va fatta durante lo scorrere della decina.
È stata proposta una breve pausa di silenzio dopo l’enunciazione del mistero. Può essere utile per risvegliare il raccoglimento, ma non è essenziale. La cosa più importante è la contemplazione e quella pausa potrebbe costituire un’interruzione inutile.

Sono contento che tu preghi con il Rosario.
Qualcuno vuole introdurre novità su novità, perché teme che si tratti di una recita noiosa.
Ma è una preghiera noiosa e ripetitiva solo per chi non fa la contemplazione. Se questa viene fatta, ci si accorge che il miglior modo di recitarlo è quello che corrisponde alla forma tradizionale.

Ti ringrazio del quesito, ti saluto, ti prometto un ricordo nella preghiera del Santo Rosario e ti benedico.
Padre Angelo