Quesito

Caro Padre Angelo,
Ho un dubbio sul precetto di santificare le Feste.
Con la bella stagione, mi capita spesso di partire per il fine settimana in montagna, mancando così alla Santa Messa.
Viene considerato un peccato grave tale la mancanza?
Grazie della sua attenzione.
Valentina


Risposta del sacerdote

Cara Valentina,
1. L’obbligo di partecipare alla Messa nei giorni di festa è sempre stato considerato grave.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dopo aver ribadito diverse volte l’obbligo di partecipare alla Messa la domenica e nelle altre feste di precetto, afferma che “i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti o ne siano dispensati dal loro parroco)” (CCC 2181) e che coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave (ib.).
Nell’Antico Testamento la santificazione del sabato viene stabilita dal Decalogo (il terzo comandamento: Ricordati di santificare le feste).
Per la violazione del sabato era prevista addirittura la pena di morte (Es 31,14; 35,2). Ci si può stupire di una pena così grave, ma si trattava di una disobbedienza a Dio.
 Si legge nel libro dei Numeri che “mentre gli Israeliti erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato. Quelli che l’avevano trovato a raccogliere legna, lo condussero a Mosè, ad Aronne e a tutta la comunità. Lo misero sotto sorveglianza, perché non era stato ancora stabilito che cosa gli si dovesse fare. Il Signore disse a Mosè: «Quell’uomo deve essere messo a morte; tutta la comunità lo lapiderà fuori dell’accampamento». Tutta la comunità lo condusse fuori dell’accampamento e lo lapidò; quegli morì secondo il comando che il Signore aveva dato a Mosè” (Nm 15,32-36).
Anche all’interno del cristianesimo la santificazione della domenica e delle feste comandate è sempre stata sentita come un’esigenza di alimentazione della propria vita cristiana, come una partecipazione alla vita della comunità cristiana e un testimonianza della propria fede nel Signore risorto.
S. Ignazio di Antiochia (siamo nel secondo secolo) scrive: : “Chi non fa la sua comparsa nell’assemblea è posseduto da superbia e ha già giudicato se stesso”.
Il Concilio di Elvira (agli inizi del quarto secolo) dice: “Chi abita in città e non viene alla Chiesa per tre domeniche, deve essere escluso per un certo tempo, in modo che appaia che è stato ripreso” (can. 21).
Così pure Concilio di Sardica e il Concilio di Agde del 506.
Giovanni Paolo II, in una bella lettera sul significato della domenica, dice che “questi decreti di Concili particolari sono sfociati in una consuetudine universale di carattere obbligante, come cosa del tutto ovvia… Una tale legge è stata normalmente intesa come implicante un obbligo grave: è quanto insegna anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, e ben se ne comprende il motivo, se si considera la rilevanza che la domenica ha per la vita cristiana” (Dies Domini, 47).

2. Capisco che in te, con l’arrivo della buona stagione, la mancata santificazione della festa non nasce da disprezzo o da pigrizia.
Ma certamente è un sintomo che Dio non è al primo posto, che non è amato con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Si tratta pertanto di riordinare la gerarchia dei valori.
Pier Giorgio Frassati,  come te, era molto appassionato per la montagna. Scriveva: “Ogni giorno che passa mi innamoro perdutamente della montagna; il suo fascino mi attira”; “vorrei passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la Grandezza del Creatore”. Ma se le gite in montagna non gli garantivano la possibilità di partecipare alla Messa, rinunciava alle gite.
La Comunione col Signore era diventata un’esigenza della sua vita. Non ne poteva fare a meno.
E così mi auguro che questo possa avvenire anche in te.

3. Ma mi pare anche così bello coniugare la scampagnata in montagna con la partecipazione all’Eucaristia. È bello incontrare anche in altri posti gente che ha la nostra stessa fede, che si incontra col Signore risorto, che ascolta la sua Parola e si nutre della sua presenza e della sua grazia.
Ho notato che nella tua missiva, anziché, parlare di “domenica”, parli di “fine settimana”.
Non si tratta solo di una sfumatura. Il fine settimana è il giorno del riposo, del ricupero delle energie, del tempo libero, ecc… Tutte cose sacrosante.
La domenica è il giorno del Signore, il giorno a Lui dedicato (consacrato) e da lui benedetto (Gen 2,3).
Mi pare che tutto questo tocchi l’orientamento di fondo della nostra vita.
Anche la gita in montagna con l’eucaristia assume contorni e significato diversi, e tutto diventa più bello, più gustoso, più benedetto dal Signore.

Prima di concludere voglio anche ricordare che se fosse successo che hai tralasciato la santificazione della festa per i motivi riferiti, prima di fare la Santa Comunione devi confessarti. Si tratta di un peccato grave.

Ti auguro di saper conciliare bene le due cose: Santa Messa e montagna.
Il tempo che riservi al Signore, come amava ripetere Giovanni Paolo II, viene sempre restituito e carico di benedizioni.
Anch’io ti benedico, ti assicuro la mia preghiera e ti saluto.
Padre Angelo