Caro Padre Angelo,
sono Alessio, mi chiedevo cosa succede durante la metabolizzazione delle specie eucaristiche, che cosa succede quindi quando abbiamo consumato il Corpo di Cristo?
La ringrazio per la risposta che potrà darmi in quanto mi interessava sapere come entriamo in comunione con Cristo diventando suo Corpo Mistico attraverso il Sacramento dell’Eucaristia.


Caro Alessio,
1. la presenza del corpo di Cristo è legata agli accidenti del pane, e cioè al suo colore, sapore e quantità.
Quando essi svaniscono cessa anche la presenza del Signore.

2. Durante il processo di metabolizzazione gli accidenti del “pane” non ci sono più, ma ci sono quegli elementi che lo costituivano e che ormai sono mescolati con saliva e acidi.
Questi elementi – che non sono più Corpo del Signore – vengono metabolizzati come tutti gli altri cibi.

3. Tuttavia c’è un’altra realtà da tenere presente.
È la più importante ed è l’unione con l’anima di Gesù.
Gesù non si unisce mai a noi col suo corpo se non per effettuare un’unione più stretta col nostro spirito, e cioè con i nostri pensieri, con la nostra volontà, con i nostri sentimenti.
Scrive San Tommaso: “È proprio dell’amicizia che l’amico riveli i suoi segreti all’amico… Non solo, ma che gli comunichi anche i suoi beni, che conversi con l’amico, che si compiaccia delle sue parole, delle sue azioni, che trovi in lui consolazione nei suoi dolori” (Contra gentes, IV,21-22).
L’unione dell’anima di Gionata con quella di Davide (1 Sm 18,1) non è che una pallida immagine dell’unione che avviene tra Gesù Cristo e chi si nutre di lui.
Essi possono ripetere le parole del Cantico: “Il mio diletto è per me e io per lui” (Ct 2,16).

4. Nessuna presenza, nessuna unione è tanto dolce, soave, discreta quanto quella di Gesù Cristo.
Altre presenze per quanto gradite in certi momenti diventano pesanti.
La presenza di Gesù invece è sempre umile, piacevole…
Esclama S. Tommaso, e con lui la liturgia della Chiesa: “Soave è il tuo spirito, o Signore” (Primi Vespri Corpus Domini).

5. In questa unione avviene una singolare effusione di grazia perché tutto ciò che ha prodotto la passione di Cristo viene prodotto anche da questo sacramento a beneficio della nostra vita.
Infatti questo sacramento altro non è che l’applicazione al singolo uomo della passione del Signore (S. Tommaso, Somma teologica, III, 79, 1).

6. Gli effetti comunicati sono quelli rappresentati dai simboli: pane e vino.
Infatti “tutti gli effetti che il cibo e la bevanda materiali producono nella vita del corpo, cioè sostentamento, sviluppo, riparazione e gusto, li produce anche questo sacramento nella vita spirituale” (Ib.).
Inoltre “per la potenza di questo sacramento, l’anima è spiritualmente ristorata dal fatto che è spiritualmente gaia e, in un certo modo, inebriata dalla dolcezza della bontà divina, secondo quanto è detto nel Cantico (5,1): Mangiate, miei amici; io vi inebrierò miei prediletti” (Somma teologica, III, 79,1, ad 2).

7. Commenta Garrigou-Lagrange: “In primo luogo l’Eucaristia sostiene. Chi nell’ordine naturale non si nutre o si nutre male, deperisce; lo stesso avviene a colui che rifiuta il pane eucaristico che ci offre il Signore come il miglior nutrimento per l’anima nostra. E perché privarci senza ragione di questo pane soprasostanziale (Mt 6,11) che è il pane quotidiano dell’anima nostra?
Come il pane materiale ristora l’organismo, riparando le perdite subite per il lavoro e la fatica, così l’Eucaristia ripara il deperimento di forza, conseguenza della nostra negligenza. Come dice il Concilio di Trento, essa ci libera dai peccati veniali, ci rende il fervore che queste colpe ci avevano fatto perdere, e ci preserva dal peccato mortale.
Il nutrimento ordinario accresce inoltre la vita del corpo nel fanciullo che deve diventare uomo. Ora dal punto di vista spirituale dobbiamo sempre crescere nell’amore di Dio e del prossimo sino alla morte… Per l’effettuazione di questo accrescimento, il pane eucaristico ci porta sempre nuove grazie… la fede diviene ogni giorno più illuminata e più viva; la speranza più ferma, la carità più pura e più ardente. Poco per volta, dalla rassegnazione nella sofferenza, giungono alla stima e all’amore della Croce. Per mezzo della Comunione, crescono insieme colla carità tutte le virtù…
Finalmente, come il pane materiale è gradevole al gusto, così il pane eucaristico è dolce all’anima fedele, che vi attinge un ristoro e spesso un benessere spirituale più o meno sentito” (R. Garrigou-Lagrange,Le tre età della vita interiore, II, pp. 180-181).

Con l’augurio che tutto questo avvenga in maniera sempre crescente anche in te, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo