Caro Padre Angelo,
durante un battesimo amministrato nella veglia pasquale ci è stato detto che “con il battesimo si diventa re, sacerdoti e profeti”; il celebrante ha parlato di “sacerdozio regale”, ha detto che anche noi laici godiamo di una forma di sacerdozio, che possiamo, ad esempio, benedire la nostra casa.
In che senso? Come posso espletare questa funzione sacerdotale? Può spiegarmi meglio?
La ringrazio.
Preghi per me, Padre.
Giovanni F.


Caro Giovanni,
1. è vero.
Tutti col battesimo veniamo innestati in Cristo come tralci alla vite e diventiamo partecipi della sua triplice prerogativa di essere re, sacerdoti e profeti.

2. Il Catechismo della Chiesa Cattolica  scrive:
“783 Gesù Cristo è colui che il Padre ha unto con lo Spirito Santo e ha costituito «Sacerdote, Profeta e Re».
L’intero Popolo di Dio partecipa a queste tre funzioni di Cristo (…)”.

784 Entrando nel Popolo di Dio mediante la fede e il Battesimo, si è resi partecipi della vocazione unica di questo Popolo, la vocazione sacerdotale: «Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo “un regno e dei sacerdoti per Dio, suo Padre”. Infatti, per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo».

785 «Il Popolo santo di Dio partecipa pure alla funzione profetica di Cristo». Ciò soprattutto per il senso soprannaturale della fede che è di tutto il Popolo, laici e gerarchia, quando «aderisce indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi» e ne approfondisce la comprensione e diventa testimone di Cristo in mezzo a questo mondo.

786 Il Popolo di Dio partecipa infine alla funzione regale di Cristo. Cristo esercita la sua regalità attirando a sé tutti gli uomini mediante la sua Morte e la sua Risurrezione (Gv 12,32). Cristo, Re e Signore dell’universo, si è fatto il servo di tutti, non essendo «venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (Mt 20,28). Per il cristiano «regnare» è «servire» Cristo, soprattutto «nei poveri e nei sofferenti», nei quali la Chiesa riconosce «l’immagine del suo Fondatore, povero e sofferente». Il Popolo di Dio realizza la sua «dignità regale» vivendo conformemente a questa vocazione di servire con Cristo”.

3. Successivamente il Catechismo porta una citazione di San Leone Magno, papa, per dire come si realizza questa nostra dignità sacerdotale e regale.
“Tutti quelli che sono rinati in Cristo conseguono dignità regale per il segno della croce.
Con l’unzione dello Spirito Santo sono consacrati sacerdoti.
Non c’è quindi solo quel servizio specifico proprio del nostro ministero, perché tutti i cristiani, rivestiti di un carisma spirituale e usando della loro ragione, si riconoscono membra di questa stirpe regale e partecipi della funzione sacerdotale.
Non è forse funzione regale il fatto che un’anima governi il suo corpo in sottomissione a Dio?
Non è forse funzione sacerdotale consacrare al Signore una coscienza pura e offrirgli sull’altare del proprio cuore i sacrifici immacolati del nostro culto? (San Leone Magno, Sermones, 4, 1).

4. Potrei aggiungere, riprendendo le parole del Catechismo, che diventiamo profeti (che letteralmente significa parlare al posto di qualcuno) aderendo al Vangelo e alla dottrina della Chiesa e portandone la luce nella nostra vita personale e in questo mondo.

5. Il sacerdote che hai sentito ha specificato che i laici esercitano il loro sacerdozio anche benedicendo le case.
Certo lo possono fare, così, come possono benedire i loro figli, anche senza tracciare il segno della croce perché questa è prerogativa dei diaconi e dei sacerdoti.
Tuttavia c’è una differenza tra la benedizione del laico e la benedizione dei ministri di Dio.
Ecco che cosa scrive San Tommaso:
“Benedire significa dire bene. E si può dire bene in triplice modo.
In un primo modo enunciando, per esempio quando si loda il bene altrui.
In un secondo modo comandando, e benedire così con autorità è proprio di Dio, per il cui comando il bene raggiunge le creature, e anche dei ministri di Dio che invocano il nome del Signore sul popolo: “Invocheranno il mio nome sui figli d’Israele e io li benedirò” (Nm 6,27)(Commento alla lettera ai Romani, cap. 12, lezione 3).
In un terzo modo si benedice desiderando: “Quelli che passavano non dissero: la benedizione del Signore sia su di voi” (Sal 128,8)” (Ib.).
E aggiunge: “Benedire nel primo e nel terzo modo compete a tutti.
Benedire nel secondo modo, imperando, compete solo a Dio e ai suoi ministri” (Cfr. Pietro da Bergamo, Tabula aurea, v. benedictio 2).

6. I laici dunque benedicono desiderando, invocando.
Si tratta di una preghiera.
Anzi, della preghiera dei figli di Dio per adozione rivolta al loro Padre celeste.
Posiamo dire: come può Dio non ascoltarla dal momento che se chiede di pregare è perché ci vuole esaudire?

7. Ma la benedizione dei sacerdoti è imperativa.
In quel momento, quando si alza per benedire, la sua mano si confonde con quella di Dio.
E se, ad esempio, la alza per cacciare i demoni questi se ne devono andare.

Volentieri ti ricordo nella preghiera e ti porto con me nella Santa Messa che tra breve celebrerò.
Intanto ti auguro ogni bene e ti benedico.
E ti benedico nel secondo modo di cui parla San Tommaso.
Non è una cosa da poco!
Padre Angelo