Quesito

Buona sera padre Angelo! Come sta?
La presente e-mail per chiederLe delle Sue considerazioni riguardo alla seguente frase: “Dio sa trarre il bene dal male.”
Cordialità.
A presto
Maurizio


Risposta del sacerdote

Caro Maurizio,
l’espressione da me fatta “Dio sa trarre il bene dal male” esprime con altre parole quello che San Paolo dice in Rm 8,28: “Sappiamo, poi, che per quelli che amano Dio tutte le cose concorrono al bene

1. Sant’Agostino afferma: «Dio è buono fino al punto di non permettere che accada alcun male, ed è potente fino al punto di poter trarre un bene da qualsiasi male» (Enchiridion 42).
Va subito precisato che non sempre il male compiuto giova a chi lo compie, ma giova agli altri, nel senso che li stimola ad esercitarsi nelle virtù e a stare uniti a Dio.
In questo senso Dio permette nel cosmo molti mali per il bene dell’universo e non per il bene della realtà che si corrompe: così come la corruzione di un animale si trasforma nel bene dell’universo, in quanto per la sua corruzione si generano altri esseri.

2. Va poi notato che san Paolo dice tutto concorre al bene di “coloro che amano Dio”.
Per questo qualsiasi cosa accada è rivolta a trasformarsi nel loro bene, in modo che sia reso vero ciò che è detto in Pr 11,29: «Chi è stolto servirà il sapiente», in quanto anche il male dei peccatori si trasforma nel bene dei giusti.
Ugualmente nel Salmo 33,16 si legge «gli occhi del Signore sui giusti», in quanto si cura di loro tanto da non permettere alcun male contro di loro se non per convertirlo nel loro bene.

3. E così vediamo che i santi, quando hanno patito qualche tribolazione o sofferenza, sono stati capaci di trarre del bene per se stessi e per tutti: nelle loro debolezze hanno esercitato l’umiltà, nelle tribolazioni la pazienza, nel subire contraddizione la sapienza, nell’odio la benevolenza.
In questo senso San Paolo poteva dire: “noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza” (Rm 5,3-4) e anche “sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione” (2 Cor 7,4).

4. Anche le cadute personali possono contribuire al bene di chi è caduto perché viene stimolato a stare più guardingo, più umile, più impegnato nel chiedere a Dio la grazia della perseveranza nel bene ben sapendo che questa forza non viene da noi, ma è dono del Signore.

5. Il discorso si potrebbe allargare senza fine e dire che anche le vicende del mondo, sebbene siano nelle mani del libero arbitrio degli uomini, tuttavia non sfuggono al governo della divina Provvidenza che sa trarre del bene anche dal male.
Così le persecuzioni stimolano la Chiesa a radicarsi maggiormente in Dio, le eresie ad approfondire le verità di fede, i tumulti dei popoli a rimescolare le carte per giungere – magari a prezzo di sangue – a nuove conquiste civili.
Mi pare che Sant’Agostino, nella sua monumentale opera De Civitate Dei (la città di Dio) sia un campione nel vedere i beni che Dio sa trarre dalle vicende umane, anche da quelle catastrofiche.
Qui, potremmo dire, è racchiuso il segreto dell’ottimismo dei cristiani.

Ti ringrazio, ti affido al Signore e ti benedico.
Padre Angelo